Viviamo in un mondo che teme la morte più di quanto la comprenda. Perché non c’è volontà nel comprenderla, nel guardarla dritto negli occhi… La nascondiamo dietro porte chiuse, dietro il linguaggio della medicina, dietro il rumore delle nostre giornate. Facciamo di tutto per nasconderla riempiendoci di cose da fare e mettendoci una benda sugli occhi. Eppure la Morte continua a camminare accanto a noi, fedele compagna dell’esistenza, presente fin dal nostro primo respiro. Atropo è la nostra ombra e condivide con noi ogni momento, silenziosa e discreta.
Per una Sacerdotessa wiccan, una strega, la morte non è un incidente del cammino. È parte del Mistero. È una delle grandi porte del Sacro. Fin da quando l’essere umano ha acceso il primo fuoco sotto il cielo stellato, vi sono state donne e uomini incaricati di custodire le soglie. Custodi delle nascite. Custodi delle guarigioni. Custodi dei passaggi. Custodi dei morti. I Sacerdoti/Sacerdotesse appartengono a questa antica stirpe.
Come Sacerdotessa non combatte la morte. Non la sconfiggo. Sono colei che sa riconoscerne la Sacralità e cerco di passare questa Sacralità a chi la sta vivendo, sia come morente che come famigliare/amico del morente stesso.
Quando una vita si avvicina al tramonto, entro in uno spazio che pochi hanno il coraggio di abitare. Un luogo in cui le parole diventano leggere, in cui le maschere cadono, in cui ciò che conta davvero emerge con una chiarezza quasi dolorosa. In quel luogo non servono grandi insegnamenti e neppure grandi proclamazioni…
Serve presenza.
Serve silenzio.
Serve dignità.
Serve qualcuno che ricordi che quel momento non è soltanto una fine. È una cerimonia cosmica chiamata ciclicità…
Ogni morte è una porta che si apre.
Ogni morte è un ritorno.
Ogni morte è un atto sacro.
La funzione dei Custodi della Soglia non consiste nell’imporre credenze o nel dare risposte assolute. Consiste nel creare uno spazio nel quale il Mistero possa manifestarsi. Come si prepara un altare per una divinità, così si prepara uno spazio per chi sta attraversando l’ultima Soglia. Una candela accesa. Una preghiera sussurrata. Un canto sommesso. Un incenso il cui fumo sale pigro e si disperde nell’aria. Una mano che accoglie e dal tocco rassicurante. Un silenzio custodito con amore. Piccoli gesti che trasformano una stanza qualunque in un tempio. Perché questo è ciò che come sacerdotessa so fare. Rendere sacro ciò che il mondo considera ordinario. Ricordare la presenza degli Dei dove gli altri vedono soltanto assenza. Vedere un passaggio dove altri vedono una conclusione. Nel corso della mia vita ho compreso che l’Ars Moriendi, l’Arte del Morire, non riguarda soltanto l’ultimo giorno dell’esistenza. Riguarda il modo in cui impariamo a stare davanti alle trasformazioni. Ogni volta che lasciamo andare una parte di noi, stiamo esercitando quest’arte. Ogni volta che salutiamo una stagione della vita che non tornerà, stiamo attraversando una piccola morte. Ogni volta che scegliamo il cambiamento invece dell’immobilità, stiamo imparando a morire. Forse è per questo che la strega, chi fa il Sacro comprende così bene le soglie. Perché la loro vita è costruita attorno ai cicli. Alle lune che crescono e svaniscono. Alle stagioni che nascono e si dissolvono. Ai semi che devono marcire nella terra prima di poter germogliare. La morte non è separata dalla vita. Ne è il respiro nascosto. La sua controparte necessaria. Il suo volto notturno.
Quando accompagno qualcuno verso la fine del cammino, non penso a me stessa come a una guaritrice. Non penso a me stessa come a una guida. Mi sento piuttosto una custode della Soglia e del Fuoco. Una presenza che veglia. Una sacerdotessa che mantiene acceso il lume mentre l’anima si prepara al viaggio. Perché ci sono momenti in cui l’atto più sacro non è fare.
È essere…
Essere lì…
Con il cuore aperto…
Con rispetto…
Con amore…
Con la consapevolezza che stiamo assistendo a uno dei più grandi misteri dell’esistenza.
La morte ci insegna l’umiltà.
Ci ricorda che ogni cosa è temporanea.
Che il tempo è prezioso.
Che le parole non dette pesano più di quelle pronunciate.
Che l’amore è l’unica eredità che attraversa ogni confine.
Forse l’Arte del Morire è davvero l’Arte del Vivere.
Forse imparare a guardare serenamente l’ultima soglia significa imparare ad abitare pienamente ogni giorno che ci viene donato. E forse il compito della strega-sacerdotessa è proprio questo: ricordare agli esseri umani che anche nell’ultimo respiro esiste bellezza.
Che anche nell’addio esiste sacralità.
Che perfino nel momento della separazione gli Dei continuano a camminare accanto a noi. In silenzio.
Come hanno sempre fatto.
Close-up of support hands