Ero sola nel buio. Un buio conosciuto, quello da cui “partono” tutte le mie meditazioni/viaggi… Non un buio ostile, ma famigliare, antico e vivo, respirante e fecondo, anzi “gravido” di ciò che arriverà come simbolo, immagine, voce del Divino.. Non vedevo nulla oltre le mie mani, eppure avevo quella sensazione famigliare, sentivo che qualcosa mi stava aspettando. L’aria era fredda e percepivo chiaramente sotto i piedi le pietre.
Improvvisamente la vidi: Una porta d’oro, luminescente, che rischiarava con i suoi bagliori. Era immensa, scolpita di simboli che mutavano mentre li osservavo: lune crescenti, spighe, serpenti intrecciati, fiamme, cervi, melograni aperti come cuori sanguinanti. Simboli ovunque… alcuni conosciuti, altri meno… La superficie della porta pulsava piano, come un cuore. Iniziai a camminare dirigendomi verso la porta
Avevo un po’ di timore. Non tanto della porta ma di ciò che c’era dietro… Quando posai la mano sull’oro, sentii un calore attraversarmi il petto. La porta emise un suono profondo, simile al respiro di un tempio addormentato, e lentamente si spalancò.
Allora la luce arrivò. Non uscì semplicemente dalla porta. Non cadde dall’alto. Semplicemente “esplose” investendomi come acqua, attraversandomi le ossa, i pensieri, il nome stesso. Dovetti chiudere gli occhi, ma anche dietro le palpebre la luce continuava a fiorire. Fuochi d’artificio di un bianco fulgido ed abbagliante e nella luce… arrivarono Loro. Io appena oltre la Soglia e Loro che “apparivano” spuntando come stelle luminose.
Diana si avvicinò per prima, avvolta nel chiarore argenteo della luna. I suoi piedi nudi sfioravano il terreno senza fare rumore. Portava un arco d’argento e negli occhi aveva foreste intere. Portava con sé bramiti di cervo, ullulato di lupi e grida di Rex in lontananza. Alle sue spalle giunse Vesta, con una fiamma tra le mani. La Fiamma non bruciava: respirava, esisteva, concreta come Essere. Il Fuoco era Vesta e Vesta era il Fuoco e non riuscivo a capire dove terminasse una ed iniziasse l’altra. Ogni suo passo scaldava l’aria e il mio cuore, che cominciò a battere lento e profondo, come se ricordasse, riconoscesse finalmente la via di casa.
Venere arrivò circondata dal profumo del mirto e del mare. I suoi capelli sembravano mossi da un vento invisibile, e il suo sorriso conteneva insieme desiderio e compassione. Dove passava, il buio si trasformava in giardino. E nei mille fiori danzava Flora, sollevando l’orlo delle vesti.
Apparve Minerva, armata e luminosa. La civetta sulla sua spalla mi fissava come se potesse vedere ogni pensiero nascosto dentro di me. Eppure non c’era giudizio nei suoi occhi, soltanto verità.
Emerse Cerere, con mani colme di spighe mature e terra scura. Il profumo dei campi d’estate mi avvolse, e sentii la memoria delle stagioni scorrere nel sangue mentre mille papaveri rossi spuntavano al suo passaggio. Poi la luce si fece più profonda, quasi cremisi, e vidi Proserpina. Portava un melograno aperto tra le dita ed il succo le colava lungo le braccia. I suoi occhi erano notte e primavera insieme. Quando mi guardò, compresi che anche le discese hanno un senso sacro ed era felice di riprendere possesso del suo Mundus che è nell’angolo nord-ovest dell’Occultum.
Lo spazio oltre la Soglia della porta d’oro era pieno di Dee ed altre stavano ancora giungendo. Come se i Cancelli si fossero aperti e loro finalmente potessero nuovamente manifestarsi.
Feronia con rami selvatici intrecciati ai capelli;
Angizia, seguita dal sussurro dei serpenti e delle erbe curative;
Nortia, silenziosa, con in mano il chiodo del tempo che mi ha donato…
Si disposero davanti a me in un cerchio sacro.
E compresi allora che non erano venute per essere adorate, erano venute per essere ricordate. Erano venute per riavere Voce, ricordandomi il giuramento fatto tanti anni fa.
La luce continuava a scorrere, come un’alba infinita, e io restavo immobile al centro di quel mistero, con le lacrime sul volto e il cuore spalancato. Felice, tremendamente felice.
Poi tutte insieme parlarono. Non con parole, ma con una voce fatta di vento, fuoco, acqua e memoria.
E dissero:
“Ricorda chi sei.”