C’è una frase che ho sentito, e continuo a sentire, spesso. Una frase che viene proferita dal Giudice Interno che ognuno di noi, porta dentro di sé, e che nei periodi di maggiore stress o caos quotidiano, si fa sentire con voce più perentoria e severa… Suona più o meno così: “Non ho l’altare giusto”, “Non ho le candele del colore corretto”, “Non ho tempo”, “ Non sto facendo le cose per bene.”…. e SBAM… ecco che ci facciamo prendere dai sensi di colpa e ci sentiamo piccoli e demotivati. Questa voce è forse il più grande ostacolo alla pratica magica moderna. Non è la mancanza di tempo, non è la mancanza di strumenti, non è nemmeno la mancanza di conoscenza. È la convinzione errata che un rituale “valga” soltanto se è lungo, elaborato, eseguito in condizioni perfette e carico di fronzoli! Questo articolo nasce per smontare quella convinzione dalle fondamenta.
Perché la Wicca non è mai stata una religione per pochi privilegiati con molto tempo libero e un giardino dove ballare nudi al chiaro di luna — anche se quella scena ha il suo fascino indiscutibile. La Wicca, e la Progressive Witchcraft che ha dato vita alla Tradizione del Tempio di Callaighe, è intento, azione, contatto non recite teatrali con scenografie da urlo.
Bisogna partire da un punto, a mio avviso, fondamentale: la differenza tra forma e sostanza. La differenza tra la forma di un rituale e la sua sostanza. E’ questo il punto cruciale di tutta la pratica. Mi spiego meglio… La forma è tutto ciò che vediamo dall’esterno: le candele accese, l’Altare allestito con una bella tovaglia del colore giusto per il rituale che si andrà a fare, le vesti rituali, le invocazioni recitate ad alta voce, gli strumenti consacrati disposti correttamente sull’Altare e le Marche ai giusti punti cardinali. La forma è bella, è potente, è uno strumento straordinario per portare la mente in uno stato di concentrazione sacra. Aiuta tantissimo a predisporsi ad “operare”, ad “entrare nel rito”. La sostanza, invece, è ciò che accade dentro di te: l’intenzione che porti, la qualità della tua presenza, la connessione con il Divino e con le forze della natura, la sincerità di ciò che chiedi o offri. La sostanza è l’anima del rituale.
Quando la vita moderna ci costringe a semplificare, a dover scegliere se ascoltare il cuore o il corpo esausto ciò che possiamo sacrificare è la forma. La sostanza è invece non negoziabile — ed è anche, per fortuna, la parte che non richiede nessuno strumento speciale.
Pensare al rituale adattato come a una versione “inferiore” di quello completo è un grave errore di prospettiva. Mi piace più considerarlo come una traduzione: ho la stessa intenzione, lo stesso significato, lo stesso momento sacro, e li esprimo in un “linguaggio” compatibile con la vita reale che ultimamente, almeno la mia, è diventata frenetica, piena di imprevisti da gestire al volo e con agenda sempre più piena e con pochissimi “slot” vuoti da autodedicarmi.
Vi faccio un esempio: volete celebrare Primiera, l’equinozio di primavera? Ma di giorno lavori, la sera è “blindata” con impegni famigliari oppure hai un coinquilino impiccione e poca o nessuna privacy… Cosa puoi fare? Puoi svegliarti dieci minuti prima del solito. Puoi aprire la finestra e sentirti nell’aria il cambiamento della stagione. Puoi tenere tra le mani un seme — anche un seme di basilico che hai in cucina — e formulare mentalmente un’intenzione per ciò che vuoi far crescere nella tua vita nei prossimi mesi. Puoi ringraziare gli Dèi in silenzio, con le parole che nascono spontanee nel vostro cuore e che senti tue. Poi puoi andare a lavorare. Quella è Primiera. Non è una versione ridotta, non una celebrazione miserevole, è Primiera tradotta nel linguaggio della tua mattinata in un giorno feriale…
Questa era un’esempio pratico per il prossimo Sabba ma ci sono diverse “strategie” che si possono mettere in atto per aiutarvi nella vostra pratica. Non hai bisogno di un’Altare fisso. Puoi averne uno portatile. Una piccola scatola di legno o una borsa di tela può contenere tutto ciò che ti serve: una candela piccola, un cristallo, qualche erba secca, un simbolo del Divino o del vostro Nume Tutelare. Puoi allestirlo in tre minuti sul davanzale di una finestra e riporlo altrettanto velocemente. Usa il tempo di transizione come spazio sacro. Il momento tra la sveglia e l’alzarsi dal letto, il tragitto in autobus, i cinque minuti prima di addormentarsi sono tutti potenziali spazi rituali. Non richiedono strumenti — richiedono solo una scelta consapevole di portare attenzione e intenzione in quel momento. Lavora con gli elementi che hai già in casa. L’acqua del rubinetto, consacrata con l’intenzione, è acqua rituale. Una candela da tè da trenta centesimi, caricata con la tua intenzione, è una candela magica. Il sale da cucina è da millenni uno strumento di purificazione. La Wicca delle origini non aveva accesso a cristalli rari importati dal Brasile o a erbe esotiche ordinate online. Sostituisci i gesti fisici con quelli mentali quando necessario. Non puoi tracciare il cerchio ad alta voce con l’athame perché ci sono altre persone in casa? Traccialo mentalmente, con la stessa concentrazione e chiarezza. La mente è il primo e più potente strumento magico che possiedi. Le mani fanno il resto… Cucinare può diventare un atto magico se prepari un pasto con consapevolezza e intenzione. Fare il tè la mattina può essere un piccolo rituale se scegli le erbe in base alle loro proprietà e dedichi un momento di gratitudine prima di bere. Fare il bagno può essere una cerimonia di purificazione. La vita quotidiana e la pratica spirituale non devono essere in compartimenti separati.
Un piccolo gesto fatto ogni giorno anche solo un momento di connessione silenziosa con la luna, accendere una tealight ed un bastoncino d’incenso agli Dèi costruisce nel tempo una pratica molto più solida e viva di un grande rituale elaboratissimo fatto una volta all’anno. Esattamente come nella vita profana, le relazioni vanno alimentate e curate con frequenza. Un messaggio anche solo per dire “ehi, sono qui, come stai?” è molto più accudente di una lettera scritta una volta all’anno (ammesso ci sia ancora qualcuno che scriva lettere).
La Wicca è sopravvissuta e fiorita nel mondo contemporaneo proprio perché non è una religione fossilizzata in forme immutabili. È una via spirituale viva, radicata nella natura e nel ciclo delle stagioni, che ha sempre trovato il modo di parlare alle persone nel contesto in cui vivono. E’ inclusiva ed accogliente, disponibile all’ascolto ed a “adattarsi” e trovare un modo… i
Adattare i tuoi rituali alla vita moderna non è un tradimento della Tradizione, anzi… è la tradizione del Tempio di Callaighe stessa in azione. È il segno che la pratica è reale, incarnata, perfettamente inserita nella società contemporanea.
E quella è la magia più potente di tutte.