Landscape with Milky Way and silhouette of a hiker man

Non ho mai nascosto chi sono. Non ho nulla da celare e ciò che faccio e pratico sono attività pulite e legali. Ne vado fiera perché i miei percorsi nella varie branche dell’esoterismo e della spiritualità mi hanno sicuramente reso una persona migliore. Spesso mi chiedono come riesco a far convivere le varie cose… beh, semplicemente perché non credo che il nocciolo, il cuore, sia diverso. Lo è solo il contenitore. E quel contenitore io lo abito e vivo.

Essere insieme Massone e Gran Sacerdotessa wicca,  voce della Dea e del Dio che si cercano e si ritrovano nel ritmo eterno delle stagioni non è una contraddizione: è una soglia. È sostare tra due fuochi che, a guardarli bene, ardono della stessa fiamma antica. Cambiano i linguaggi, cambiano le vesti, ma il cuore pulsa identico.

La Luce che sorge a Oriente

Ogni iniziazione autentica comincia con il buio e con la costrizione: Benda e corde sono strumenti comuni….

Nel paganesimo, il sole che ritorna al solstizio d’inverno è promessa: la luce non muore, si raccoglie. Nei riti solari, l’aurora è sempre un parto. La Massoneria custodisce la stessa nostalgia dell’alba: l’Oriente non è un punto cardinale, è un archetipo. È il luogo interiore dove la Coscienza si desta.

Le celebrazioni di Solstizio d’Inverno e Solstizio d’Estate — le porte degli Dèi, i due San Giovanni — non sono semplici date nel calendario: sono respiri cosmici. Il ciclo della luce, dell’anima, tutto ciò che  muore e ritorna. Ogni tradizione iniziatica custodisce una storia di caduta e risurrezione. Nel mondo antico, Osiride viene smembrato e ricomposto; Dioniso conosce lo strazio e la rinascita; Adone scende nell’ombra per tornare alla primavera. Nei Misteri Eleusini, l’iniziato attraversava simbolicamente la stessa notte.

Nella Massoneria, il racconto di Hiram Abif, l’architetto del Tempio di Salomone, ricalca quella medesima struttura: una morte simbolica, una parola perduta, una rinascita alla Conoscenza ed alla Luce.

Io, Gran Sacerdotessa, riconosco in quel dramma il battito eterno della Dea e del Dio che si alternano. Io, massone, so che quel passaggio è un lavoro interiore, una levigatura dell’essere.

L’Universo come Tempio vivente

Per il pagano, la divinità è immanente: il bosco è sacro, la fonte è sacra, il cielo è un mantello abitato. Il cosmo non è creato “una volta per tutte”: è un atto continuo di presenza, azione e preghiera.

Il massone parla del Grande Architetto dell’Universo. Non come di un sovrano lontano, ma come di un principio ordinatore, una geometria viva. L’Universo è un Tempio costruito secondo proporzioni armoniche, e il Tempio massonico è il suo specchio in miniatura.

“Come sopra, così sotto”: l’antica massima ermetica non è un ornamento filosofico, è una chiave. I santuari pagani erano orientati secondo equinozi e solstizi; la Loggia è orientata verso Oriente. In entrambi i casi, l’essere umano si colloca dentro un ordine cosmico, non al di sopra di esso. Non lo domina, ne è parte attiva.

I quattro elementi: un cammino di purificazione

Il percorso iniziatico non è mai solo mentale. È un attraversamento degli elementi spesso non solo simbolico.

Terra – Nella grotta si ritorna al grembo della Madre. Nel Gabinetto di Riflessione, con il monito V.I.T.R.I.O.L., si scende nelle proprie profondità. È la discesa nella materia, nell’ombra fertile.

Aria – Il respiro che purifica, il vento che separa il superfluo dall’essenziale. La pula dal grano. Nei viaggi iniziatici si affrontano prove che insegnano leggerezza e discernimento.

Acqua – Il lavacro, la fluidità, l’adattamento. L’acqua scioglie, prepara, rende permeabili al cambiamento.

Fuoco – La trasmutazione. Il fuoco non consola: trasforma. È l’ardore della volontà, la luce della comprensione che brucia le scorie dell’ego.

Come Gran Sacerdotessa, invoco gli elementi come presenze vive, Guardiani concreti , attivi . Come massone, li riconosco come stazioni pedagogiche di un itinerario etico e filosofico. Due prospettive, una stessa alchimia.

Devozione e Metodo

Qui si gioca una distinzione sottile.

Il paganesimo è relazione diretta, è offerta, è canto rivolto a volti divini. È un dialogo intimo con potenze che hanno nome, mito, carattere. La Massoneria, invece, non è religione nel senso stretto. È metodo, (disciplina la chiamava Luca).  Utilizza simboli, miti, strumenti — molti dei quali affondano le radici nei culti antichi — per edificare un essere umano più consapevole, più giusto, più armonico.

Io non vedo due mondi separati.

Vedo un fiume sotterraneo che attraversa la storia dell’Occidente: dai templi di pietra ai templi interiori, dai boschi sacri alle Logge silenziose. Cambiano i simboli esteriori, ma l’essere umano continua a cercare la stessa cosa: conoscersi, trasformarsi, partecipare consapevolmente al ritmo del Cosmo.

Essere Massone e Gran Sacerdotessa è per me custodire entrambi gli altari. È onorare la Natura come corpo del divino e, insieme, lavorare la pietra grezza del mio carattere. Non sono due sentieri divergenti. Sono due mani che modellano la stessa luce.

Ci sono notti in cui cammino nel bosco e sento che ogni foglia conosce il mio nome.

Il vento mi sfiora le tempie come una benedizione. La terra sotto i miei piedi è viva, gravida di presenze. In quei momenti non sono un ruolo, non sono un titolo: sono Sacerdotessa. Poi ci sono sere diverse. Un Tempio silenzioso. Colonne immobili. Il pavimento a scacchi che ricorda l’equilibrio fragile tra ombra e luce. Qui indosso un grembiule, i guanti bianchi a ricordami quanto i miei gesti debbano essere “puri”. Sono Maestro massone. Lavoro la pietra grezza del mio pessimo ed umano carattere. Medito sul mito di Hiram Abif e riconosco in quella morte simbolica lo stesso archetipo che avevo contemplato nei racconti di Osiride o di Dioniso.

Molti mi chiedono: Come si conciliano queste due strade?

Io sorrido perché in realtà non le concilio affatto… Le vivo, le attraverso. Perché ho imparato che il divino è immanente: è nel bosco, nella quercia, la luna, il sangue mestruale, il seme che germoglia. Nella wicca ho imparato  la relazione, la devozione, il contatto diretto con le forze naturali. Nei sabba, quando celebro il Solstizio d’Inverno o il Solstizio d’Estate, sento la luce che muore e rinasce dentro me.

In Loggia ho imparato un’altra disciplina: il silenzio, il metodo, la costruzione interiore. Lì il divino non ha volto né nome, ma si manifesta come ordine, proporzione, armonia. Il Grande Architetto dell’Universo non è una divinità da pregare, ma un principio da contemplare e incarnare.

Nel cerchio magico, invoco. Nel Tempio,  rifletto.

Nel cerchio, danza. Nel Tempio, misura.

Nel cerchio, mi abbandona al mistero. Nel Tempio, lo studio e lo lavoro (o almeno ci provo).

La Sacerdotessa mi ricorda che l’uomo è natura, che la spiritualità è corpo, ciclicità, sangue e luna.

Il Massone mi ricorda che l’uomo è architetto di sé stesso, che la libertà è disciplina, che la luce va conquistata. Non vivo due vite parallele. Vivo un unico cammino, visto da due altari diversi

E nel punto esatto in cui questi due movimenti si incontrano — devozione e metodo, natura e geometria, luna e squadra — lì nasce la mia personale verità. Non devo scegliere… Perché la Dea ama anche le proporzioni sacre e il Tempio, in fondo, è sempre stato costruito sotto il cielo.

Nel bosco, contemplo l’ordine naturale. Nel Tempio, contemplo l’ordine cosmico. Natura e Architettura non sono opposte. Sono due modi di leggere lo stesso disegno. Vedo la trama comune.

Nel Cerchio, la morte è ciclica: è inverno, è luna nera, è seme che attende.

Nel Tempio, la morte è iniziatica: è l’abbandono dell’ignoranza, è trasformazione morale.

In entrambi i casi, non si tratta di credere a una storia. Si tratta di esperirla, di viverla e gustarla sino in fondo.

La Wicca mi insegna ad ascoltare, ad abbandonarmi al Mistero. La Massone mi insegna a lavorare su me stessa con disciplina e rigore.

Uno è estasi e misticismo, l’altro è Edificazione e Squadratura della Pietra Grezza

Uno è luna. L’altro è squadra e compasso.

Un unico fiume, una  continuità.

Nel bosco sento il battito della Terra, in Loggia, ascolto il silenzio tra le colonne.

Due spazi ma un solo lavoro.

E al centro, io con le mie miserie umane. Non divisa ma completa.

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