Non fermarsi

(di Luca Ariesignis Siliprandi)

Come non fermarsi durante la quarantena? Sì, lo so: la situazione è uno strazio e con questo abbiamo già detto quasi tutto, potremmo chiudere l’articolo anche qui.

Per di più, oltre all’ovvio disagio per questa sorta di reclusione forzata, nel nostro caso si aggiungono ulteriori motivi di sofferenza… dall’impossibilità di partecipare al rifiorire primaverile stando all’aria aperta, al non poter abbracciare le proprie sorelle o fratelli di Congrega e molto altro ancora. Farne un elenco sarebbe davvero inutile.

Potremmo, invece, parlare di tutti gli aspetti positivi, come l’aver più tempo per leggere, studiare e praticare ma, anche in questo caso, mi pare una grande perdita di tempo e, soprattutto, trovo sia così pedante, così noioso e buonista chi dice “guarda agli aspetti positivi” mentre sprofondiamo nella merda (si, esatto, ho detto merda), che davvero preferisco evitare.

Sì certo, qualcosa di positivo c’è come in ogni situazione, ma questo non modifica il quadro generale delle cose. Così com’è saggio focalizzarsi su quanto di buono e bello possiamo trarne, parimenti trovo sciocco far finta di niente rispetto a tutta l’altra parte della medaglia che, per di più, è di dimensioni assolutamente preponderanti.

Mi viene in mente uno spot (QUI IL VIDEO) che fece tempo addietro Repubblica per promuovere gli abbonamenti, che aveva a soggetto un guru della New-Age fra le cui massime, parlando di una malattia, spiccava “se non lo sai, non ce l’hai”. Beh, sapete cosa? Non funziona così.

Voler vedere sempre e per forza qualcosa di positivo è un meccanismo di rimozione

Credo che il voler vedere sempre e per forza qualcosa di positivo sia un meccanismo di rimozione, uno strumento di volontario ottundimento della propria capacità critica e del proprio stato di coscienza in favore di un ‘evitamento’ della realtà. Che la merda è merda anche se la copri di glitter (si, ho ridetto merda). I vari #celafaremo #siamotuttisullastessabarca #torneremopiùforti sono slogan carini, un po’ come i disegni dei bimbi, che sono tanto tanto dolci ammamma, però insomma, non li appenderei in un museo. Trastullarsi con queste frasette ad effetto, che hanno la stessa utilità di una pacca sulla spalla quando ti sei rotto i legamenti del crociato e ti caricano in barella, è infantile… un po’ come il bacetto sul dito e ti passa la bua. Direi che questa fase dovremmo essercela lasciata alle spalle da tempo, no?

Ora, visto che mancherò volontariamente al ruolo di consolatore de noaltri e che nemmeno intendo tediarvi con elenchi su quanto sia brutto e su quanto sia bello vivere questo particolare momento storico, desidero invece concentrarmi sul “qui e ora” proponendovi una serie di cose che possiamo fare nonostante tutto questo bailamme.

Non dobbiamo abdicare alla nostra responsabilità personale e alla nostra autodeterminazione

La prima cosa da fare è tornare a sé facendosi carico in modo pieno e consapevole delle proprie responsabilità e del proprio potere personale, potere che include e abbraccia la nostra capacità di autodeterminazione. Permettetemi un parola su “autodeterminazione”, perché con i tempi che corrono a qualcuno fa piacere interpretarla con “faccio quello che voglio e punto” (ad es. rifiutando ogni regola esterna, imposta o meno, giusta o meno, ma che pure c’è), per autodeterminazione intendo qui il senso stretto del termine, ossia ‘atto con cui l’uomo si determina secondo la propria legge: espressione della ‘libertà’ positiva dell’uomo, e quindi della responsabilità e imputabilità di ogni suo volere e azione’. Nella pratica, significa darsi piena responsabilità di ciò che facciamo o no, nei limiti di quanto ci concede il vivere sociale e le leggi che lo regolano, senza trovare nella situazione attuale scuse per assolversi rispetto all’inedia e alla pigrizia. Perché diciamocelo, per il coccolarsi nel non fare e regredire ad uno stato semi-infantile, l’occasione è ghiotta. Per di più, la mancanza o il ridursi di contatti sociali qualitativamente significativi, smonta quell’effetto di traino che può avere un gruppo e che spesso ci aiuta e ci spinge a fare, a progredire, nonostante la poca voglia. Se è così, forse vale la pena riflettere sul fatto che la motivazione, dovrebbe essere in noi… e non in quanto fanno o meno gli altri. Risolti questi punti, si può passare alle faccende concrete.

Fòrmati

Sì, non si è mai finito di imparare. Complice la pandemia, oggi la rete pullula di video-corsi gratuiti, alcuni dei quali davvero ben fatti… oltre ai nostri piccoli contributi che troverete a fine articoli, segnaliamo (in ordine sparso):

E queste sono solo alcune delle tante iniziative gratuite. Forse, proprio per sovra-abbondanza dell’offerta, si rinuncia ad usufruirne scusandosi con il famoso “oggi no, lo farò dopo”. Che peccato. Cogliete l’occasione che, ‘Gratis’, è ricoverato in terapia intensiva e, domani, anche ‘regalino’ potrebbe essere morto: qui non avete scuse economiche che reggano. Ci sono poi tanti corsi a pagamento di indubbio valore e spessore, per correttezza e non fare distinguo fra persone che magari conosciamo, non ne faremo una lista qui, eppure ne abbiamo trovati diversi che davvero meriterebbero. Non parliamo poi dei libri… due parole, invece, le spenderemo sulle meditazioni.

Medita

Davvero devo fare un pistolotto su quanto sia importante l’uso di pratiche meditative per il nostro percorso? No eh!? Giusto? Ve lo evito. Mi permetto però un suggerimento: non fate come me. Ossia, non rimandate a ‘quando sentirete che è il momento giusto’. In questo sono speciale, sarei in grado di rimandare argomentando compitamente fino al Ragnarok e ritorno. Se non riuscite a fissarvi un momento quotidiano con un suo preciso orario, datevi perlomeno degli obiettivi settimanali.

Fai e costruisci cose

Che siate o meno appassionati di bricolage, artisti in erba o provetti, questo può essere il periodo giusto per dedicarvi a piccoli lavori di artigianato. Può essere arrivato il momento per rivedere il vostro piccolo altare permanente, o di imparare a fare le candele… o che ne so, di provare a modellare una qualche pasta artistica, o intagliare il legno. Potrebbe. Associare intento magico al lavoro manuale è cosa potentissima, assolutamente da sperimentare.

Pratica

Fosse anche solo tracciando il cerchio, anche solo scrivendo una invocazione e facendo una piccola offerta. Specie nel nostro cammino, la pratica è la madre di ogni sapere. Vi manca una candela? Fa niente: datevi la possibilità di sperimentare e provare in modi differenti rispetto a quello tradizionale. In Inghilterra stanno fiorendo numerosi rituali pubblici on-line, personalmente non vi ho mai partecipato e non mi attirano, ma persone di cui ho estrema fiducia e ne hanno fatto esperienza, mi dicono che, seppur in modo differente, riescono comunque a far circolare energia… qui in Italia, vi segnalo che per Beltane la Casa della Dèa né sta organizzando uno.

(P.S. Beltane/Calendimaggio li potete festeggiare anche al chiuso della vostra casetta, non è che per forza serva un bosco, un falò e si debba correre nudi… anche se, lo ammetto, è più piacevole)

Fermati

A discapito del titolo di questo mio contributo, a costo di sembrare contraddittorio, alle volte fermarsi è una attività che può produrre molto frutto, lasciare tempo al tempo affinché le cose accadano: anche questa è magia.

Da quanto tempo non ti fermavi? Da quanto tempo corri creando e tentando cose nuove mettendo in questo tutta la tua energia? Personalmente, ho la sensazione che, se dovessimo trattare questa situazione come un presagio, l’indicazione sia appunto questa: fermati. Fermati e respira. Volgi lo slancio primaverile al centro, all’asse del tuo albero… chissà, magari assieme a gemme e fiori, forse è il momento di dedicarsi un poco pure al tronco.


Ecco infine i contributi formativi di cui vi parlavamo, li trovate sempre aggiornati e con nuovi video sul mio canale YouTube. Anyway, includo qui quelli già pronti all’uso in una sequenza che credo ideale: