Una splendida Vita

(di Luca Ariesignis Siliprandi)

Spesso si insiste su quanto sia difficile il nostro percorso. Spesso si è soli, sì, è così. E’ vero: è impegnativo, quasi in modo feroce. Alle volte lo si maledice. Dico sul serio. Chi me l’ha fatto fare, mi sono domandato a volte. Già, chi ce l’ha fatto fare? Che poi lamentarsi e piangersi addosso ha sempre quel suo “non so che” di Sturm Und Drang, di scapigliato e maledetto che fa tanto figo, no?

Oggi, invece, complici le fioriture, complici rondini e rondoni che cantano fendendo il cielo con voli come rasoi, ecco: vorrei fare altro.

Vorrei parlare e ripercorrere con voi la meraviglia di questo procedere nel bosco, di questo sentire la magia, di questo innamoramento folle e trascinante per la vita in noi e attorno a noi.

Ricordate ancora il primo istante in cui avete sentito il fremito pulsante della natura attorno a voi? Magari è cosa che avete sentito per la prima volta giusto ieri… beh, credetemi: lo ricorderete per sempre. Sarà un istante che conserverete con un amore che, se non vi è ancora capitato, non potete nemmeno immaginare.

Ricordate ancora la prima volta in cui avete sentito la forza stordente ed inebriante della magia, del “potere che sale” nel cerchio? Forse vi è capitato giusto la settimana scorsa durante il solstizio, o forse tanti anni fa. Poco importa. Quello che importa, invece, è questa splendida vita di scoperte.

Sentirsi parte del cosmo e della natura è il fondamento della nostra religione

Ed è una sensazione di una bellezza commovente. Per questo diffido di chi non piange davanti ad alcuni paesaggi, o sentendo la meraviglia della vita che scorre in sé così come delle persone accanto. Sentite quanta poesia passa nelle vene delle vita di chi abbiamo accanto? Magari è di fianco a te, ora, mentre stai leggendo in metro, o su un autobus. Magari hai a lato un/a stronzo/a, ma la vita, la sua musica, supera di volume e intensità la miseria di una persona cattiva. Lo senti? Back to the basics: tornare all’essenziale, all’ABC. Perché noi siamo questo, in fondo. Voci di un coro che canta la gioia di questo concerto di vite, e la nostra in questo.

Quando offriamo agli Dèi, che altro dovremmo fare se non questo? Che vino e dolci, in buona sostanza, già appartengono a loro. E allora cantiamo, cantiamo questa splendida vita di armonie e dissonanze.

Senza dissonanze, non esiste tensione, non esiste tonica, non vi è appoggio

Chi ha avuto la fortuna di studiare un poco di teoria musicale, ha senz’altro colto la metafora. La potete cogliere tutti: se non esistessero ‘opposizioni’ non vi sarebbe alcuno stato di requie. Luce, Oscurità, Gioia, Dolore, Vita, Morte. Tutto è necessario, tutto è perfetto. Anche quando stiamo male come dei cani bastonati. Anche quando siamo stroncati, e magari vediamo sulla nostra spalla una mano che ci sta accompagnando verso la porta di uscita.

E sì, cavoli, noi cantiamo la vita, ma anche la Morte, che sarà uno dei momenti più interessanti e curiosi di questo viaggio. E noi sappiamo che rinasceremo, ci riconosceremo e ci ameremo ancora. Perché è questa la musica.

Non la sentite? E’ tipo Bach suonato da Rostropovich… solo un poco più rock, no, che dico: molto più rock.

In questo grande concerto, suoniamo il nostro spartito accompagnati dal divino, che fa da Maestr* d’Orchestra

Può darsi che nella sinfonia, la nostra sia una parte piccola, piccolissima. Eppure è essenziale. Sì, lo siamo. Siamo essenziali al respiro del mondo oggi, adesso. E questa consapevolezza significa riconoscere la felicità di ogni nostro respiro. Non sto dicendo che la vita sia sempre “bella”, sto solo dicendo che, a suo modo, è sempre “necessaria”. In questa necessità, in questa ‘urgenza di accadimento’ sta quel famoso ‘qui ed ora’ su cui si concentrano tante discipline e religioni. Che la felicità, altrimenti, rischia di essere qualcosa che ci è accaduto mentre eravamo distratti.

Un giorno pensi che sarai felice quando ti laureerai, poi ti laurei. Il giorno dopo, che sarai felice quando avrai un lavoro, poi lo hai. Eccetera, eccetera, eccetera.

Ma noi siamo qui, adesso, a suonare il nostro fucking spartito diretti da un respiro e da una risata universale, la più bella mai vista. Anzi, l’unica.

E non si tratta, ripeto, di dire semplicemente “è tutto bello, è tutto perfetto”, ma di viverlo. Questo, credetemi, non c’entra nulla con certe idee new-age o coltivare da sé ravanelli, non è love-love-love. Lo sapete, sì?

Godete di voi, godete della Vita: è la più grande delle offerte che mai potrete mettere sul vostro altare

Godete, cribbio! Godete! Perché Lei è ciò che si incontra alla fine del desiderio! Ognuno ha la sua via per farlo, ci mancherebbe, ma anche se il cammino è difficile -feroce, dicevo- è cosa incredibilmente bella.

La consapevolezza di tutto questo è gioia. Non si sa se venga prima l’una o l’altra. Di certo, non vi è meta più alta. Nella gioia, noi pagani adoriamo la bellezza, l’amore, la fiducia… ed in questo siamo partecipi dell’enorme, colossale, svolgersi della storia e dello sviluppo di ciò che E’.

Noi non crediamo: aderiamo.

Ed aderirvi, significa una splendida Vita.