Vi racconto una fiaba

Questo articolo è solo per Noi.

Vedete la foto sopra? Una lanterna e una brocca. Nulla di che, direte voi. Eppure, se qui oggi trovate oltre un centinaio di articoli, se noi ci apprestiamo ad un epocale allargamento del nostro ‘gruppo’ e della nostra congrega, beh, sappiate che tutto ebbe inizio lì: da una brocca ed una lanterna. Questa foto fu scattata quattro anni fa, nelle campagne pisane, in occasione di un seminario avanzato di due giorni con Janet Farrar e Gavin Bone in cui sperimentammo in modo più approfondito le tecniche di trance profetica. Fu l’inizio di “tutto”. Io e Rhea (che già era Grande Sacerdotessa) praticavamo assieme da non troppo tempo ed io, nonostante un cammino personale già ventennale, avevo ancora tanti dubbi su come sarebbe proseguito.  Ma andiamo con ordine, che le fiabe non si iniziano così, però spero non me ne vorrete se non comincerò con “In un paese lontano lontano…”.

Una cara amica e Alta Sacerdotessa, Raffaella Boaretto, l’ha condivisa oggi su Facebook e, per qualche strana ragione, ho immediatamente riconosciuto di cosa si trattasse. Noi ci conoscemmo lì. Lei abitava in Veneto. Scambiammo giusto quattro chiacchiere e mai avremmo pensato, sia io e sia lei, che nel giro di qualche anno sarebbe diventata una cara amica nonché che si sarebbe trasferita nel parmense… questa è un’altra storia, ma conferma una convinzione che sta alla base di questo racconto: gli Dèi, anche se alle volte ci mettono alla prova, provvedono affinché le cose “succedano”.

Bene, dicevamo, eravamo a Pisa io e Rhea, ad un seminario con Janet e Gavin dove toccai con mano l’esistenza di “tecniche” (il termine non rende giustizia alla cosa) che consentono di  rendere ‘ripetibile’ ed in un qualche modo ‘sistematico’ uno degli aspetti più sfuggenti di qualsiasi religione: il contatto diretto, il dialogo non mediato, con il divino. Fu una folgorazione. Letteralmente.

Io e Rhea eravamo in camper, e non un camper qualsiasi: questo si chiama “Bimba” ed ha segnato momenti importantissimi per noi. Sulla strada del ritorno, ricordo chiaramente, come fosse oggi, che mi ero levato le scarpe, tenevo i piedi sul cruscotto… Rhea guidava. Sorridevamo. Ad un certo punto, appena fuori da una galleria, tutti i pensieri che mi giravano per la testa si agglutinarono, si cristallizzarono, in un solo ed unico moto interiore: volevo fare quello, e volevo farlo in modo tale che il divino potesse esprimersi e parlare non solo a me, o a noi, ma a chiunque sentisse l’esigenza di quel contatto che da anni è stato il ‘rapimento’ e l’estasi degli angoli più personali della mia vita. Rompendo il silenzio dissi più o meno qualcosa del genere: “abbiamo per le mani uno strumento formidabile per ritrovare e ricontattare le divinità, anche quelle più antiche, ormai magari dimenticate… dobbiamo farlo conoscere anche ad altri, dobbiamo fare questo, dobbiamo creare una congrega”. Più o meno, sì, più o meno. Ricordo invece con precisione le parole di Rhea: “Sì, sarà difficile, faticosissimo”.

Da lì a quattro mesi fondammo F.d.R., la congrega che da quattro anni scrive qui. E’ stata una faticaccia. Avanti e indietro fra Torino e Parma, per trovarsi, ritualizzare e contattare gli Dèi chiedendo Loro di aiutarci, di indicarci come volevano essere venerati… e fu una esperienza incredibile: i rituali di ogni festività così come ricevuti avevano senso, si incastravano. Ogni volta, “qualcuno” arrivava ad aggiungere la sua voce. E’ stata una delle esperienze spirituali più belle ed intense della mia vita (grazie, grazie e ancora grazie Rhea per averlo fatto assieme a me).

In tutto questo, anche gli altri iniziati della Tradizione, che alle volte capita di bisticciare ma sono stati parte essenziale di quanto fatto fino a qui e sono certo lo saranno sempre.

Questo oggi andava raccontato. Non so perché, ma colgo i segni e li accetto. Sappiate per certo che non si tratta di auto-celebrazione. Non ci interessa e, peraltro, non credo ci sia nulla da celebrare se non la bellezza del constatare che i sacrifici richiesti (sì, abbiamo faticato tanto) ci portano ora a riguardare il nostro percorso commossi dalla provvidenza con cui gli Dèi, saggiamente, hanno saputo condurre due teste calde come me e Rhea. Che per come siamo, avremmo potuto mandare tutto all’aria mille e mille volte. E invece no.

E colgo i segni, anche in ragione dell’avvicinarsi del solstizio d’estate, del periodo della maturità in cui sappiamo avremo un ottimo raccolto. Giulia, Sara, Annalisa, Antonella, Nicola, Elisa M., Elisa C., Dhevan e Leyla,  che a vario titolo inizieranno un nuovo capitolo del loro percorso. Partendo da una brocca vuota, che riempiranno… e da una lanterna: che accenderemo assieme.

Con incredibile affetto, abbraccio chi ci ha accompagnato fino a qui e che camminerà oltre, ancora, con noi.

Blessed Be.