Quando la primavera scende dai boschi

Primavera. La sentite arrivare? Come? Beh, a me succede così, in un giorno qualsiasi fra febbraio e marzo, esco di casa e ne sento il profumo. Non in senso figurato, no no, giuro, lo sento fisicamente nonostante il mio pessimo olfatto… Ancora non si vede che qualche coraggiosissimo e sparuto fiore eppure, nell’aria, sento questo profumo di fresco, di primavera che arriva. Più mi avvicino alle campagne, più mi avvicino alle colline i cui boschi declinano verso i campi coltivati e più il profumo è forte.

Ho impiegato anni a capire se fosse solo immaginazione o se, davvero, questo profumo arrivasse dalle aree non coltivate della mia zona… ed ho sviluppato un ipotesi che vi invito a verificare: si tratta del fiore dell’Elleboro (si veda foto).

In Italia, contiamo circa una decina di varietà spontanee ma, nella mia zona (Appennino parmense), così come in molte parti del nord Italia, direi che la più frequente è la varietà viridis, seguita dal niger e dal foetidus (che, come dice il nome, è ancora più maleodorante delle già citate varietà). Non si tratta di un fiore particolarmente profumato, anzi. Quando lo è, la sua fragranza non rientra certo fra le più gradevoli…. eppure, se vi avvicinerete ad un’area boschiva con macchie di questa pianta in fiore, il suo aroma, misto a quello del sottobosco, è per me magico: questo è il profumo di cui vi parlo.

Se avvicinerete il naso al fiore, quel che sentirete sarà più simile ad un odore pungente (tipo pipì di gatto)…. eppure, già a qualche metro di distanza apparirà via a via più tenue, poi delicato… poi, ecco, è lui, quel che chiamo “la primavera che scende dai boschi”.

Vi invito a farci a caso, può essere una piccola “scoperta” per voi così come la è stata per me… o magari no, poco importa. Ho un’amica che mi raccontava di come, per lei, primavera fosse suo nonno che l’accompagnava nella campagna e le desse da mangiare qualche fiore di viola mammola ….“ma non tutte, altrimenti non ricrescono” (ciao Mela—); un amico, invece, mi ha detto di sentire la primavera al fiorire del nocciolo, quando i suoi amenti penzolano come morbide spighe che guardano il suolo (ciao Gando—)

Quel che credo bello e speciale è che ognuno cerchi di procurarsi più esperienze possibili sul sentire i passaggi stagionali, non solo su un calendario, ma nell’immediatezza del contatto diretto con il proprio territorio. Certo, un ricordo d’infanzia avrà sempre i più tenui colori, ma non esiste un’età “giusta” per tentare, per cercare, per trovare il profumo che ha la primavera per VOI.

Allora potrebbe capitarvi che i sensi, che un ricordo, vi suggeriscano anche un “sapere” in voi stessi, un “sentire” del corpo tutto che non è profumo, né immagine…