La retorica di Farfallina96 e le fallacie logiche

Per fallacie logiche si intendono gli errori nascosti in un ragionamento che comportano la violazione delle regole di un confronto argomentativo corretto e, trovandone costantemente sui social, vorrei proporvi un elenco scherzoso -ma non troppo- di alcune fra queste tipologie di ‘retorica dell’idiota’.

Per farlo, partirò da quanto scrive Farfallina96. (non se ne abbia a male chi ha eventualmente questo nick, da me scelto casualmente e senza alcun riferimento). 

Farfallina96 è l’utente medio di pagine facebook che frequento anch’io. Ha letto un libro ma insegna, o “tu chi sei per dirlo” o, “fai come senti”; oppure, di libri ne ha letti 10, ma non li ha capiti o, ancora, “sono 30 anni che faccio questo cammino” (di anni ne ha 36) ma nessuno l’ha mai vista, incontrata o sentita in nessun corso, incontro, festival o altro. Ammiro la resilienza con cui tante donne e uomini che stimo per competenza e pazienza (anche se a volte scappa a tutti) da anni rispondono a Farfallina96 su argomenti quali la magia, la Wicca o, più in generale il paganesimo.  Il punto, però, è che se si tenta di argomentare con Farfallina96, si fallirà in partenza se non svelando fin da subito la fallacia logica che spesso sta alla base di quanto scrive e risponde…

Quel che mi importa qui, è appunto farvi un elenco ragionato (e con esempio) delle fallacie logiche con cui usualmente tocca fare i conti. Vedrete che, questi errori di ragionamento, li ritroverete nei più disparati ambiti della vita…. perché c’è sempre una Farfallina96, in ogni dove.

Iniziamo con le più comuni fallacie linguistiche e induttive…

  • Equivocazione: “La Wicca è una religione della Natura, la Natura è vita” (ok, quindi la Wicca è vita? La vita è Natura o la Wicca è la natura o cosa?), un po’ come dire “Io dormo e tu lavori, quindi entrambi facciamo qualcosa” (ma anche no!). Frase vera a seconda del fatto che il ‘dormire’ sia inteso come attività o meno e, soprattutto, su cosa consideriamo sia il ‘fare qualcosa’ (o, nel caso, precedente, su cosa si intenda per Natura). Si genera, così, quel che in linguaggio tecnico è detto amphibolía, o ‘incertezza sul discorso’ -e le sue conclusioni-…
  • Vaghezza: ossia, come nel caso precedente, l’indeterminatezza si presenta non più a causa di significati molteplici di una parola, ma nell’assenza di criteri rigorosi per il suo uso corretto… esempio: “I Wiccan sentono di amare la Dèa ed il Dio, io così sento, quindi sono Wicca”. Ma cosa significa esattamente ‘amare la Dèa e il Dio’? Cosa si intende per ‘Wicca’ e, soprattutto, perché si sceglie di utilizzare questo termine piuttosto di altri? Oppure, in altra formulazione, sarebbe come dire: “I buongustai amano la trippa, io amo la trippa, quindi sono buongustaia”. Beh, per generalizzare la logica di questa frase, non trovate ci si dovrebbe preliminarmente accordare su un sacco di cose? (Ad esempio, chi è buongustaio? Chi lo decide? E perché parliamo proprio di trippa e non, che so io, di carbonara?)
  • Composizione (fallacia compositionis et divisionis): “La Wicca è New Age perché composta da persone che usano erbe e cristalli”. Qui la fallacia sta nel definire erroneamente la qualità complessiva di un oggetto (la Wicca) sulla base della qualità delle sue componenti (i suoi praticanti), sarebbe un poco come dire: “La squadra X è vincente perché è composta da giocatori che militano in nazionale”.
    Esiste anche l’errore opposto, quello per divisione, ovvero quando si danno al tutto determinate caratteristiche e le stesse caratteristiche vengono attribuite alle parti che lo compongono, tipo “La mia casa è quadrata quindi i mattoni sono quadrati” o “Marco lavora nella istituto superiore per la sanità quindi sa tutto di salute” (e magari, Marco, fa le buste paga).

Ora, sommate le tre fallacie precedenti e potrete ritrovarle contemporaneamente in questo genere di discorsi, ahimè frequentissimi: “La Wicca onora la dualità di maschile e femminile, e io la onoro, quindi, sono Wicca… dite che è una religione iniziatica, ma se io sono Wicca, significa per forza che ho ricevuto un qualche tipo di iniziazione, voi cosa ne sapete? Certo, parlando voi di una tradizione siete tutti rigidi”. E via così.

Proseguiamo ora con alcune fra le più frequenti fallacie induttive, ossia quando si presenta ciò che è vero in alcuni casi come se fosse vero in ogni caso.

  • Generalizzazione indebita (statistica e non), ossia trarre conclusione su un’intera classe di oggetti a partire dalle informazioni su uno solo o su alcuni dei suoi componenti: “Quell’uomo ha stuprato, quindi tutti gli uomini sono stupratori”, medesima fallacia si presenta con una campionatura insufficiente…
  • Falsa causa (post hoc e petitio principii): quando si fa apparire per causa di un evento qualcosa che non lo è, oppure quando si attribuisce una causa a un evento senza aver considerato le alternative, esempio: “… ogni volta che vedo una piuma bianca prendo 30/30 agli esami universitari” che segue più o meno la medesima logica di chi si è salvato dal terremoto perché poco prima era andato in chiesa… Quante se ne sentono di questo tipo! Della stessa famiglia abbiamo anche l’argomentazione ‘circolare’ (petitio principii) che tra le premesse di fa figurare la tesi che si vuole sostenere, es: “Dio esiste, dunque è stato Dio a creare il mondo”.
  • Non sequitur, ossia assumere illecitamente come causa/effetto qualcosa che non lo è: “Ho spesso l’ansia, quindi devo comprare incenso e bruciarne il più possibile”… L’argomento è fallace poiché non è logicamente vero e necessario che l’ansia si combatta bruciando incenso. Sarebbe un po’ come dire -ed è fallacia logica che si sente spesso in bocca ai politici- “E’ aumentata l’insicurezza nelle strade, urge acquistare nuove pistole di ordinanza per le forze dell’ordine”… forse, invece, sarebbe meglio aumentare il numero di pattuglie… che le pistole in dotazione vanno già bene? (dico per dire).

Ed eccoci infine alle fallacie di pertinenza, a mio avviso le più odiose in assoluto e purtroppo le più diffuse:

  • Argumentum ad hominem, ossia quando non si ragiona dei contenuti ma su chi li sostiene. Va molto di moda ed è odiosissimo. Ne esistono di vari tipi:
    • Abuso: si ha in quei casi in cui le premesse dell’argomentazione attaccano l’età, carattere, genere, etnia, status sociale ed economico es.: “Ma cosa parli tu, X, di Natura che abiti in centro a Milano” (magari X è biologa) …un po’ come dire che un orfano non possa parlare a proposito di famiglia o che io non possa giudicare un piatto di pesce perché abito a 150km dal mare, o che se vieni da un’agiata famiglia svedese non puoi parlare né di ambiente né di redistribuzione della ricchezza;
    • Tu quoque (anche tu [lo fai/lo sei]): ossia tentare di confutare una tesi attaccando il proponente su un suo presunto errore o incoerenza es. “Sostieni che meditare quotidianamente serva, eppure ammetti che tu stesso ora non lo fai, quindi non è vero che serve”… che equivale a dire “Il medico dice di non fumare perché aumenta le probabilità di cancro ai polmoni… da che pulpito, fuma due pacchetti al giorno!”, o che se ti capita fra le mani una bottiglietta d’acqua in plastica, qualunque cosa tu dica sul riciclo dei materiali deve essere per forza una porcheria;
    • Accusa d’interesse: quando si tenta di respingere una certa tesi sostenendo che il proponente è motivato dal desiderio di avvantaggiare uno status/averne benefici o di evitare danni: “Ah, certo, è ovvio che essendo tu un iniziato sostieni che la Wicca sia una religione iniziatica”, un po’ come dire “Ah, certo, è ovvio che siccome sei un editore, sostieni che la lettura apra la mente”. Certo, non si può escludere che vi sia un interesse, ma questo non confuta la tesi, è solo un artificio retorico che sposta l’attenzione sulla persona piuttosto che sulla tesi. Oppure che se vengo da un paese che sostiene le energie rinnovabili da circa un decennio prima del resto d’Europa non posso parlarne o lo faccio per mio tornaconto;
    • Colpa per associazione (ad hominem indiretto): consiste nel rifiutare una tesi attaccando la presunta o reale vicinanza del proponente ad altri o mettendo in discussione la reputazione di coloro con cui il proponente si trova d’accordo, es. “Sostieni che la Wicca sia una religione iniziatica, eppure sappiamo che frequenti e hai stima di altre persone che non seguono questo percorso nel tuo stesso modo!”, un po’ come dire “Sostieni che un regime alimentare vegetariano sia giusto ed opportuno, eppure ti ho visto al ristorante con tanti amici che hanno preso una bistecca!”. Trovate un esempio su G.T. a piacere, vi bastano pochi secondi;
      Ad hominem circostanziale: ossia il tentativo di confutare una tesi portando un attacco alle circostanze di una persona (religione, valori etici, etc.) in modo selettivo es. “Parli di dualità rispetto a Femminile e Maschile quando tu sei a favore del movimento LGBT”, un po’ come dire “Parli del valore nutritivo della pasta quando tu sei celiaco”. L’argomento è subdolamente fallace perché le circostanze o le preferenze di una persona non hanno un nesso logico con la verità di un’affermazione.
  • Argumentum ab auctoritate (appello all’autorità). Riposto da Wikipedia che la spiega benissimo “Questa fallacia ha luogo ogni qual volta noi rifiutiamo una tesi o l’accettiamo solo per il prestigio o il rispetto che attribuiamo a chi la propone. Questo tipo di fallacie è presente soprattutto nei testimonial che appaiono nelle diverse forme di pubblicità di prodotti o servizi commerciali. Tuttavia l’appello all’autorità risulta più pertinente (quindi ragionevole) quanto più l’autorità risulta attendibile rispetto ai contenuti della conclusione [Nota mia: si veda dopo per l’argumentum ad verecundiam]”, nel nostro mondo è un classico: “L’ha detto pinko pallino, quindi…”, quindi cosa? Non è sufficiente citare una autorità o presunta tale a meno che non se ne riportino i dati a sostegno della tesi che questa ha fornito.
    • Ad judicium, caso particolare in cui l’autorità deriva dal numero di persone che sostiene una particolare tesi es. di epoca galileana “Caro Galileo Galilei, lei è un folle! Tutti sanno e dicono che è il sole a girare attorno alla terra”;
  • Argumentum ad verecundiam (appello alla modestia). Similmente all’appello all’autorità, questa fallacia consiste nel fondare le proprie argomentazioni su fonti note e magari ‘di moda’, ma che non godono di autorevolezza riconosciuta nello specifico campo/questione. Nella Wicca l’esempio classico è quando sono citati come fonti di autorità i testi di Scott Cunningham in merito alla Wicca pur non essendolo lui stato. Sarebbe un poco come sostenere che non esiste una crisi ambientale perché lo dice un noto centro-avanti o perché Rino Gaetano cantava “Ma il cielo è sempre più bluuuuuuu….”;.
  • Argumentum ad ignorantiam, cioè quando si sostiene la propria tesi con la mancanza di prove circa il suo contrario “La scienza non è ancora riuscita a provare che non esistano gli unicorni”. In effetti, larghissima parte  degli assunti dell’occultismo e delle religioni non POSSONO per loro stessa natura essere confutate perché la scienza, semplicemente, non ha alcun modo di provarle o meno. Tuttavia, sostenere che su Alfa Centauri vivano unicorni rosa perché non possiamo dimostrare il contrario, ecco, rende impossibile ogni tipo di confronto e argomentazione logica. Questo è un must nella new age, un suggerimento: evitate di confrontarvi con chi vi allinea con il cristallo vibrazionale che modificherà il vostro DNA riadeguandolo all’evoluzione degli spiriti Angelici Babilonesi: prima o poi vi porterà su questa fallacia logica e non avrete più modo di controbattere.
  • Plurium interrogationum, ossia porre una domanda complessa chiedendo una risposta semplice, es “Si dice che la Wicca sia una religione misterica ed iniziatica, tuttavia si dice anche che solo il Divino sia il vero iniziatore, quindi una iniziazione serve: sì o no? Non è che ci sia tanto da girarci attorno, una risposta semplice… non chiedo tanto di complicato!”);

Abbiamo poi fallacie o figure retoriche che fanno appello alle emozioni o ai sentimenti:

  • Captatio benevolentiae, ovvero cercare di carpire il favore del pubblico per dare forza alla propria tesi…le pagine fb ne sono spesso trabordanti es. “Come voi, amo profondamente la Wicca, e so che qui tanti sono esperti dell’argomento, per cui sono certa sarete d’accordo con me su X”… e, quindi, se non sei d’accordo su X, indirettamente, già sei accusato di 1) non amare profondamente la Wicca o di non essere tale 2) di non essere nel novero degli esperti… e finisce che devi addirittura difenderti. E’ un classico con cui si aprono i comizi o anche solo i concerti in piazza: “Amo la vostra città…”, quante volte l’avete sentito dire?;
  • Fallacia della brutta china, anche questa piuttosto diffusa, “Se ammettiamo l’ipotesi X, sapete tutti che andrà finire male… perché succederà questo e quest’altro”, ovvero si fa appello alle presunte conseguenze negative della tesi da rigettare.Nel nostro ambiente potreste trovarla così “Sì, X è vera, ma non si devono spiegare certe pratiche a tutti perché poi…”;
  • Ad baculum (al bastone): ossia l’uso della minaccia, tipo mafia (Se non paghi non ti assicuro nulla). Nel nostro ambiente la si ritrova classicamente sulla bocca di chi si fa scudo di una appartenenza o gruppo -spesso bellicoso- per imporre una tesi minacciando di ricorrere ad una qualche forma di pressione sull’interlocutore, es. trovarsi inondati da risposte flame dei gregari del gruppo in questione;
  • Ad misericordiam: fare appello alla pietà o alla compassione…. “Ciao a tutte le Streghette, sono nuova qui, anche se percorro questo cammino da dieci anni e mi è stato insegnato tutto da mia madre e da mia nonna -streghe anche loro-, non mi ritengo una esperta ma siete d’accordo con me che io possa usare dell’ametista per curare una rara forma di infezione fungina al mio povero vecchio cane di 35 anni?”. Come esempio, rende l’idea?;
  • Ad populum. Si fa appello a opinioni che si sanno largamente condivise per avere sostegno oratorio es. “Se il 99% di chi scrive di Wicca non ha letto che qualche libro, non pensate ci siano buone ragione per ritenere che questo non sia essenziale per questa religione?”, che sarebbe come dire, “Se il 99% delle persone che esprime una opinione lo fa senza informarsi in dettaglio di ciò su cui sta parlando, non pensate ci siano buone ragioni per ritenere che informarsi non sia essenziale per avere una opinione?“.

Già. Secondo voi?