Gli Spazi sacri (III)

Il Quadrilatero ed il recinto Sacro

Terminiamo il discorso sugli Spazi Sacri (I e II)…

Come Egizi e Greci, anche in ambito italico gli Etruschi adottarono la divisione ortogonale dello spazio a partire dal VI secolo e, successivamente, anche per i Romani, il quadrato fu il modello[1] dello spazio sacro per antonomasia. Templi e luoghi di culto avevano questo forma e/o questo modulo costruttivo di base[2]. Modello archetipo del definire e delimitare[3], è il recinto sacro (Tempio), fondamento che unisce i quattro punti cardinali nella simmetria dei suoi lati opposti. Alla base del simbolo è l’idea di stabilità; mentre, il movimento scorrevole è spontaneamente rappresentabile con un andamento circolare e rotondo (circonferenza), l’arresto e la stabilità sono generalmente associati a figure con linee spezzate.

Il Quadrato, che gode di simmetria sia assiale e sia centrale, è quindi una figura anti-dinamica, ancorata sui suoi lati, rappresenta solidificazione e stabilizzazione. Richiamando quanto già detto riguardo all’asse cosmico, il quadrato è frutto del movimento dallo Zenit al Centro: coagula.

Nel mito moderno del dinamismo, immobilità e solidificazione appaiono ai più come disvalori perdendo con ciò il senso esoterico della questione: la ciclicità e la costante mutabilità sono attività di ciò che è destinato a morire. Anche le divinità che presiedono alla ciclicità, nel loro essere contemporaneamente ogni fase del ciclo, sono in realtà un unicum che genera il movimento senza tuttavia parteciparne. Perfino le forze del mutamento più estreme della generazione e della distruzione sono immutabili; per questo la forma a base quadrata è così frequente e trasversale rispetto alle divinità ospitate nei templi. La simbologia del Quadrato e quella del numero quattro sono spesso associate[4]: la vita umana e i mesi lunari sono ritmati sul numero quattro.

Il Cerchio simbolo dell’animazione, è d’altra parte la forma abituale dei santuari presso i popoli nomadi, mentre il Quadrato è la forma dei templi presso i popoli stanziali ma ciò non dipende da una diversa interpretazione del simbolo quanto, invece, da quanto importante fosse il dinamismo piuttosto che la stabilità per una determinata cultura e tradizione. E’ in virtù di questo dialogo fra quadrato e cerchio che troviamo spesso l’uno inscritto nell’altro, come ad esempio nel caso di un tempio a base quadra posto alla sommità di una collina circolare. Inscrivendo il quadrato nel cerchio, edifichiamo un altare che ha per fondamenta l’ombelico del mundus.

Cerchio e quadrato rappresentano i due aspetti fondamentali del divino: essere unità in sé e al contempo manifestazione di se stessi.

Come già detto, il matrimonio del Cielo e della Terra è la prima fra le nozze divine; gli Dèi la ripetono e gli uomini stessi la imitano ritualmente e non. Il quadrato è la perfezione della sfera portata su un piano –in senso geometrico e in senso di piano terrestre-.

Sembra che il quadrato sia un simbolo meno antico del cerchio, forse ne è una derivazione ma, ad ogni modo, se da una parte cerchio e quadrato esprimono entrambi l’idea di un “totale”, il quadrato esprime con maggiore immediatezza l’idea di limite ed è il cielo che guarda la terra così come, il cerchio, è la terra che guarda al cielo.

Allo stesso tempo, come forme pure, il cerchio esprime “ciò che è in alto”, il celeste, per converso il quadrato si riferisce a “ciò che è in basso”, la manifestazione, il terrestre, non perché opposto al celeste ma in quanto creato.

Rileggendo questo ultimo paragrafo siamo certi vi sembrerà che abbiamo sostenuto due letture opposte dei medesimi simboli; in realtà, non vi è contraddizione se si comprende che il loro significato dipende da chi guarda chi: il cerchio è per il quadrato ciò che il cielo è per la terra, ciò che è l’eternità per il tempo. Questo rapporto è anche l’immagine della nostra condizione, l’umanità è collegata alla divinità, come il tempo [quadrato] all’eternità [cerchio], il visibile all’invisibile, il terrestre al celeste. Nella sua fissità, il quadrato rimanda alla terra e, visto da una prospettiva più alta è la regolarizzazione di ciò che sarebbe rimasto informe e caotico;  laddove il cerchio è perfetto, il Quadrato è giustizia: è legge, norma.
In questo suo essere solidità e norma, il quadrato non è da pensarsi proiettato esclusivamente orizzontalmente sul piano elementale ma anche lungo l’asse cosmico, ed il cubo che ne risulta rappresenta ‘la pietra’, ossia la fisicità (della realtà a noi usualmente nota) come risultato del movimento di forze ascendenti e discendenti fra i diversi piani cosmici.

Questa è la ‘pietra cubica’ che diverrà poi altare ed ara sacrificale.

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Figura 1- Un esempio classico di antico altare su cui erano bruciate le offerte

Il quaternario, identifica numericamente lo stesso concetto che si applica al quadrato/cubo come espressione di immutabilità ed al simbolismo della croce che già abbiamo incontrato. Ai viandanti versati per la matematica, lasciamo quest’ultima nota: le intersezioni fra una croce (qui intesa nel suo senso di incrocio fra gli assi cardinali Nord-Sud ed Est-Ovest) ed un quadrato inscritti nel medesimo cerchio, individuano il rapporto aureo[5].


Figura 2 – Rapporto aureo fra croce e quadrato inscritti nel medesimo cerchio, a destra è visibile la pianta di un tipico altare egizio che, classicamente, oltre a cerchio e quadrato, includeva il simbolo della croce.

La sezione aurea, già tanto cara ai pitagorici, e facilmente rinvenibile nelle architetture sacre antiche e ribadisce un rapporto tra il tutto e la parte ripetibile all’infinito –a spirale–; per questo e per il suo ritrovarsi in molti contesti naturali, la sezione aurea da secoli è sempre stata intesa come l’espressione del rapporto fra il macrocosmo ed il microcosmo, fra l’uomo ed il divino.
Ritroviamo la sezione aurea anche in un altro simbolo che unisce macrocosmo e microcosmo: il pentagramma. Com’è risaputo, il pentagramma, notissima stella a cinque punte, è l’insieme delle diagonali di un pentagono, figura importantissima in cui i Pitagorici videro l’unione del principio maschile e femminile (rispettivamente nella somma del 2 col 3), tanto da considerare il 5 come numero dell’amore. Per noi e per i popoli antichi è di grande suggestione che il moto apparente del pianeta Venere, archetipo della forza che induce all’unione, nel suo percorso tra la Terra e il Sole disegni una stella a cinque punte.

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Figura 3 – Movimento tolemaico (ovvero moto apparente dalla Terra) del Pianeta Venere, disegno simile ma con due soli epicicli è tracciato da Marte

Il pentacolo, ovvero la stella a cinque punte inscritta in un cerchio, ribadisce essenzialmente questa tensione all’unione fra macrocosmo e microcosmo ma anche fra forze opposte e complementari che, se nel pentagramma sono azione da compiersi, nel quadrato trovano la base d’appoggio su cui tale attività è da realizzarsi.

[1] Ciò è vero con la sola eccezione dei tholos, di forma circolare, comunque piuttosto rari.
[2] Vitruvio nel suo III libro, in merito alla simmetria e alle proporzioni di un edificio architettonico, scriveva: «la composizione del tempio si basa sulla simmetria … che ha origine dalla proporzione … E la proporzione è la commisurabilità di ogni membro dell’opera e di tutti i membri nel complesso dell’opera grazie ad una determinata unità di misura o modulo … un tempio non potrebbe presentare un sistema costruttivo senza simmetria, cioè senza calcolo esatto delle sue membra, come per un uomo ben formato … se si ponesse supino un uomo, con mani e piedi distesi, e si mettesse il centro di un compasso nell’ombelico, descrivendo una circonferenza si toccherebbero tangenzialmente le dita delle mani e dei piedi. Oltre allo schema del circolo, nel corpo può rinvenirsi anche la figura del quadrato…».
[3] Già presso i Babilonesi, il quadrato veniva usato per indicare il totale di un conto ed esprimeva l’idea di riunire entro un limite. Il quadrato era caro al Dio Enki, successivamente noto come Ea, ‘Signore della Terra’.
[4] Quattro è il numero attraverso cui si esprime la tetraktys pitagorica, base della loro dottrina. Nella Tetractys pitagorica il quadrato è sempre dovunque considerato il numero della manifestazione universale del Quadrato Perfetto; la formula Pitagorica 1+2+3+4=10 è la circolatura del quadrante e l’inverso 10=1+2+3+4 esprime numericamente la divisione quaternaria del cerchio, cioè il problema ermetico della quadratura del cerchio concepibile come massima perfezione umana.
[5] Detto anche numero aureo o costante di Fidia o proporzione divina, nell’ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. In formule, se a è la lunghezza maggiore e b quella minore, b:a=a+(a+b) ed è pari a 1,6180339887…

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