Ricordi e rozäda

Vieni avanti piccolo… siedi qui, vicino a me… ti racconterò una storia: La storia di Nonna, donna fiera, indipendente ed ostinata che viveva senza un’uomo. Come la sua Dea non aveva bisogno di qualcuno che cacciasse per lei, che la portasse in giro ed aveva ninfe, satiri e fate che giocavano e ridevano con lei.
Ti racconterò di come la gente la temeva e le facevano scherzi crudeli… di come le appioppavano etichette fasulle perchè era diversa e faceva paura. Di come dovette fuggire da una terra che amava per poter sopravvivere.
Non era una donna cattiva, solo indifferente alle cose che piacevano ai più e cantare fuori dal coro non è mai gradito… Lei piaceva camminare nel vecchio castagneto vicino casa. Ascoltare il canto degli uccelli e sognare appoggiata al tronco del vecchio nonno castagno. Spesso le tenevano compagnia le lepri, curiose si avvicinavano fino quasi a toccarla. Lei rimaneva immobile, inseguendo i suoi pensieri e godendo della magnificenza che la circondava.
Amava uscire nelle notti di luna piena, quando la Madre era al massimo del suo splendore. In quelle occasioni si toglieva le scarpe, misere costrizioni che impedivano di sentire la terra, ed iniziava a muoversi inseguendo una melodia che era solo nella sua testa. Piano piano alzava le braccia invocando l’amore dell’astro luminoso ed iniziava a cantare. Dapprima piano poi, mentre la voce acquisiva sicurezza, la voce saliva di tono e di volume. Cantava i nomi della Madre. Salmodiava i suoi nomi e ancora e ancora e nel frattempo ruotava su se stessa in un girotondo solitario… e si sentiva libera, leggera. Poi si sedeva nel prato, con il respiro un poco corto, le guance arrossate e i capelli scompigliati. E rideva. Oh quanto rideva… rideva della stupidità e delle ottusità di coloro che vivevano attorno a lei. Rideva di gioia perchè era l’unica viva nella comunità di morti. Rideva perchè aveva gambe e braccia e il suo nonno le aveva insegnato che con le braccia e gambe potevi conquistare il mondo!
Riconosceva nel creato il Principio Femminile e quello Maschile e rispettava e venerava entrambi. I suoi dei avevano nomi antichi che erano giunti sino a lei attraverso le opere di uomini saggi e istruiti. Attraverso le mani degli scultori ed i pennelli dei pittori. Erano giunti stremati i suoi dei. Gli dei vanno nutriti con energia e preghiere e nei secoli la gente si era dimenticata di quei dei così simili a loro, per adorare un dio patriarcale, senza rispetto per le donne e così distante nel suo paradiso lontano… eppure nel bosco lei sentiva ancora le urla di Pan, il suono della sua siringa, lo scalpitio dei suoi zoccoli. Battevano il terreno e riportavano alla Vita.
Lui che nei secoli era stato identificato con l’Uomo Selvatico, l’Uomo Verde, il dio cornuto, il signore della caccia,… Lui così brutto da venire abbandonato dalla sua stessa madre eppure così vivo e vitale. Essenza stessa della voglia di vivere e di godere di tutto ciò che madre terra offre. Lui era il suo dio e lei si augurava che gli dei le donassero un uomo che fosse un dio che danzava proprio come Pan. Che danzasse con lei la danza eterna della vita.
Vieni più vicino piccolo mio. Avvicinati a me. Guarda con me il fuoco… Se guardi con attenzione vedi le mie amiche Salamandre che danzano nel fuoco. Fissa le fiamme e lascia la mente vagare… Lascia scorrere i pensieri. In questo momento non hai bisogno di pensare al quotidiano. Ascolta questa vecchia nonna. Lasciami riprendere il filo dei pensieri e fammi riposare un poco. Solo un momento, per raccontarti storie nuove… Per raccontarti della bella Dea dell’arco, la Regina della notte, la Signora del Buon Gioco che conduce le donne selvagge come me a correre nella notte e a danzare nuda nei boschi attorno ad un falò…
Vieni piccolo mio… veglia con me durante questa lunga e magica notte. Abbiamo preparato i nostri tortelli. Le tue piccole mani ad abbracciare un ripieno morbido e profumato. Le mie a stendere la sfoglia che come le mie braccia, accolgono con amore. Li abbiamo cotti con lentezza, piano piano che l’irruenza dell’acqua non abbia a romperli. Sono delicati i tortelli d’erbette, esattamente come te, mio prezioso nipote. Li abbiamo conditi con tanto burro come dicevano i vecchi dalle mie parti “affoghè in tal buter e sughè col formaj”. Ho continuato per una vita a tenere vive le tradizioni e stasera ti insegno la parte più nascosta, più intima di questa magica notte.

Fra qualche ora Nonna si alzerà, allontanandosi dal fuoco morente. Andrò in cucina e prenderò gli strofinacci, una pentola , il “prieu” (l’imbuto) ed una bottiglia. Me ne andrò nei campi mentre i primi uccelli iniziano a gorgheggiare, invitando il mondo a svegliarsi.

Lì, mentre il mondo ancora dorme, mi legherò i teli alle caviglie, un tempo eleganti ed ora, a forza di camminare nella vita, gonfie ma ancora capaci di sostenermi. Inizierò a camminare fra l’erba lunga e umida di rugiada. Prima passi incerti, un poco lenti ma poi, mano a mano che aumenta la luce, sempre più sicuri e rapidi. E quando gli stracci saranno bagnati, tornerò alla pentola e li strizzerò. Una volta, due, dieci… finché la pentola non sarà piena. Allora e solo allora, quando la rugiada sarà stata raccolta per benedire e purificare la nostra casa, noi e i nostri famigli, allora staccherò gli stracci dalle caviglie e solleverò la gonna e mi siederò nell’erba bagnata di rugiada. Mi stenderò fra steli umidi e sorriderò al nuovo giorno.

Un giorno sacro e prezioso come quelli che lo hanno preceduto e quelli che lo seguiranno… E mentre il Par dei nudi (il sole) inizia a salire lento nel cielo penso a te che dormi vicino alle braci morenti, morbido e profumato come solo i bambini sanno essere.

Tu il futuro, io il passato, ma oggi insieme andremo a raccogliere l’iperico che già hai imparato a riconoscere ed insieme lo metteremo a macerare con l’olio, per farlo diventare di fuoco… Ed insieme raccoglieremo le 24 noci con il mallo per il nocino.

Perchè si fa così… mio padre lo faceva prima di me ed i miei nonni prima di mio padre… e chissà.. un giorno tu lo farai per la tua famiglia ed io rivivrò attraverso i tuoi gesti.