di Luca Ariesignis Siliprandi

Comune a tantissime culture e religioni, con la parola “pellegrinaggio” normalmente si intende “pratica devota consistente nel recarsi collettivamente o individualmente a un luogo sacro per compiervi speciali atti di devozione, spec. a scopo votivo o penitenziale”.

Confesso di parlarne perché, banalmente, torno da un viaggio, anzi, da un pellegrinaggio, in Sardegna; circa una settimana dedicata ad un immaginario percorso devozionale ai culti delle acque -e non solo-.

Oltre alle seguenti immagini di pozzi&fonti sacre, santuari e altari datati fra i 7 e i 3 mila anni fa, non vi tedierò con dettagli personali su queste ‘strane vacanze’ quanto, piuttosto, vorrei ricordare i motivi per cui il pellegrinaggio fosse pratica comune nel paganesimo antico e del perché, mi auguro, potrebbe/dovrebbe tornare ad esserlo in quello attuale.

Le ferie, le vacanze, sono imminenti più o meno per tutti e mi piacerebbe tanto se questo mio piccolo contributo potesse invogliarvi a trovare una mezza giornata per raggiungere una delle migliaia di luoghi sacri che costellano la nostra penisola e che potrete individuare quasi sicuramente a qualche chilometro da dove villeggerete.

Alcuni motivi per farlo

in ordine sparso e senza fare classifiche:

  1. Perché alcuni luoghi parlano. Se solo tenderete l’orecchio, li sentirete e sarà incredibilmente arricchente;
  2. Perché alcuni luoghi vi e ci aspettano per ricreare legami che sembrano scomparsi ma che, specie negli ultimi decenni, pare, via a via in modo più impellente, chiedono di essere rinnovati. Non importa chi siate, quale o quanto cammino abbiate sotto i piedi: ognuno di noi può farlo;
  3. Perché portare una offerta, fosse anche solo una silenziosa presenza, sui luoghi di culto dei nostri antenati -ideali o non-, portando con noi il ricordo per le innumerevoli generazioni che lo fecero, è un segno di rispetto. Chi più e chi meno, tutti arriviamo da questo;
  4. Perché spesso, “questi luoghi”, sono stati scelti ed individuati non a caso e, se ci finirete… beh, non sarà un caso. Fatene tesoro, se potete. Spesso sono luoghi ‘sacri’ anche solo per la materia di cui sono composti;
  5. Perché i luoghi insegnano, ‘ché non tutto si impari dai libri lo sappiamo (epperò leggeteli, eh!), ed ecco, questo è un modo per averne esperienza: fatela;
  6. Perché spesso si sa cosa si vorrebbe vedere o sentire ed invece, loro, i luoghi ti dicono quel che vogliono e, magari, ti chiamano o ti diranno altro;
  7. Perché alle volte, andare, è essere strumenti di qualcosa che ci oltrepassa e, nel farlo, spesso ci porta a qualcosa di nuovo per noi;
  8. Perché quando, eventualmente, sentirete ‘qualcosa di strano’, attraverso il luogo starete vivendo i misteri e le sensazioni che hanno vissuto migliaia di persone prima di voi e, al contempo con voi, eppure, saranno solo vostre e parleranno solo a voi;
  9. Perché i luoghi sacri, perlomeno alcuni, attivano parti di noi, energie e memorie, che si accenderanno. Dentro di noi, abbiamo lampadine dimenticate che aspettano solo di essere accese;
  10. Perché possiamo essere ‘testimonianza’ del Sacro di un luogo ed essere a nostra volta energia che accende la ‘sua’ lampadina. Ci sono ‘cose’ che ci chiedono di essere ricordate e, noi, possiamo farlo;
  11. Perché i luoghi sacri ci aiutano a riposizionarci o, meglio, ci aiutano a capire dove siamo e, magari, dove vogliamo veramente andare;
  12. Perché? Perché, no?

La terra ama. La terra risponde.

Vi basterà qualche rapida ricerca su internet per scoprire posti del genere vicino a voi… magari, com’è successo anche a me, vi toccherà scavalcare siepi in mezzo alla campagna con il navigatore gps che non vi darà l’assistenza sperata… ma li troverete, li troveremo, li ritroveremo. Ancora.

Buone vacanze.

Di Luca

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