I tanti usi del Tarassaco

(di Nicola Alpi)

L’etimo della parola “Tarassaco”, rimanda al greco antico tarakè, “scompiglio” e àkos, “rimedio”, quindi, rimedio contro lo scompiglio: che in questo periodo ha un suo perché! Noto rimedio depurativo, anche nella medicina è utilizzato per lavorare sul fegato considerato organo energetico, radice del cuore, forza che anima. In senso lato, quindi, il tarassaco svolge la propria azione depurativa anche come calmante dei disordini emotivi generati dalle tossine (ricordiamo il legame tra fegato ed energia vitale e nel negativo tra fegato e ira) oltre che agire su un più generale riequilibrio del sistema epatobiliare. Nella Teoria delle segnature medievale il colore del fiore di tarassaco, giallo come la bile, lo designava come un rimedio epatico per eccellenza – cosa del resto confermata in seguito dagli studi fitoterapici moderni – mentre nel ‘500 ne vennero scoperti l’effetto diuretico e la capacità di accelerare la guarigione delle ferite. Il lattice della pianta era anche impiegato come repellente per insetti e per il trattamento delle verruche. Conosciuta fin dall’antichità per le sue virtù (localizzate principalmente nelle radici e nelle foglie), la pianta del tarassaco è una vera e propria alleata delle api, contribuendo a fornire loro polline e nettare contribuendo alla prima produzione annuale del miele millefiori; appartenente alla famiglia delle asteracee, è una pianta composita liguliflore, con una sessantina di specie che crescono nelle regioni fredde e temperate, particolarmente dell’emisfero boreale: sono erbe perenni con foglie in rosetta, capolini solitari all’apice di uno scapo, il cui aspetto caratteristico quando sono in frutto giustifica il nome di soffione, la più comune tra le molte del genere presenti in Italia, nota anche con i nomi di dente di leone e -meno poeticamente- dente di porco, di cane, o piscialetto.

Un toccasana per la salute

Il Tarassaco depura il nostro organismo dalle scorie e tossine favorendo la diuresi (da cui, forse, l’origine del nome “piscialetto”), le sostanze amare contenute nel Tarassaco stimolano la produzione biliare e la fluidificano, contiene zuccheri e carotenoidi, dei pigmenti vegetali che agiscono da antiossidanti. Tra le sue componenti anche alcoli triterpenici (tarasserolo), steroli e principi amari come la tarassicina e fitosteroli, dei composti che contrastano il colesterolo, oltre a sali minerali come sodio, potassio e fosforo e vitamine. Per la sua capacità di stimolare l’attività pancreatica è considerato utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (in primis infarto e ictus). Inoltre, la presenza di Vitamina A, B, C, D, calcio, potassio, e flavonoidi contribuiscono al potenziamento delle nostre risposte immunitarie, del sistema linfatico (infatti, stimola la sintesi dell’ossido nitrico, una sostanza coinvolta nei processi di regolazione e difesa del sistema immunitario e linfatico) e ad una generale azione antiinfiammatoria. Il tarassaco agisce inoltre sulla muscolatura dell’apparato digerente, stimolando secrezioni quali saliva e succhi gastrici e intestinali. Ecco perché questa pianta è considerata digestiva, oltre ad avere un effetto lassativo naturale, che ti aiuta a combattere la stitichezza. La sua assunzione è consigliata anche nei casi di ipertensione, così pure nei casi di ritenzione idrica e cellulite; inoltre, per la sua eccellente azione drenante, il tarassaco è anche di aiuto nel trattamento di lievi infezioni delle vie urinarie. Le foglie del tarassaco contengono beta-carotene, vitamina C e ferro e calcio in quantità notevole e dalle sue radici, tostate e macinate, si ricava un surrogato del caffé, gustoso e totalmente privo di caffeina.

La pianta

Pianta molto comune su tutto il territorio italiano, cresce dal piano fino a 1700 m ed è possibile incontrarla dappertutto, dai cigli delle strade ai prati incolti di montagna, agli orti di casa. Il tarassaco è una pianta erbacea, di tipo perenne, la sua altezza varia da 3 a 9 cm. Le foglie sono tutte in rosetta basale, di colore verde e dentate con una nervatura centrale e picciolo ben definito.  Le foglie sono semplici, lunghe, lobate e lanceolate con un margine dentato (da qui preso il suo nome dente di leone); fusto cavo, senza peli, termina con il fiore e, se spezzato, produce un succo lattiginoso amaro. La radice a fittone da cui si sviluppa la pianta è grossa e carnosa e sarebbe meglio raccoglierla dopo le piogge (che rendono più morbido il terreno ed evitano che il fittoni si spezzi mentre tentate di raccoglierlo). I fiori sono di colore giallo (un’infiorescenza dorata-gialla) sono portati su steli eretti, le squame involucrali di colore verde sono ripiegate all’esterno. Fiorisce da Marzo a Novembre, ma si possono trovare stazioni fiorite anche negli altri periodi. Arcinoti sono i suoi semi, portati dal vento sostenuti da un ciuffo di peli bianchi, che, agendo da paracadute, ne agevola la dispersione. Ovviamente esiste una spiegazione per i tanti nomi del tarassaco, ad esempio viene detta “dente di leone” per colpa della forma dentata delle foglie o “soffione” per la pallina lanosa che porta via col vento i semini. Nel linguaggio dei fiori, il soffione simboleggia la forza.

Del tarassaco si usa tutto!

Le foglie tenere sono consumate come un’ottima insalata dal gusto leggermente amaro; i boccioli dei fiori, ancora ben chiusi, sono squisiti sottaceto e gustati come i capperi. Per sfruttare appieno le sue virtù diuretiche, si consiglia di utilizzare le foglie di Tarassaco cucinandole a vapore o bollendole, ma in quest’ultimo caso conviene -se possibile- riutilizzare l’acqua di cottura in quanto molte delle sostanze benefiche sono idrosolubili. E’ meglio raccogliere le piantine in montagna o comunque lontano dai luoghi inquinati, privilegiando quelle piccole rispetto a quelle già cresciute; in questo caso, è possibile mangiarle anche a crudo nell’insalata. Senza aver studiato medicina o essersi profusa in complesse letture, mia nonna, portando il bagaglio dei saperi popolari, diceva che in autunno e in primavera, ossia nei passaggi di stagione, è facile che il nostro corpo perda il suo equilibrio e l’armonia dei suoi organi: ecco, il tarassaco è una tipica pianta da utilizzare in questi periodi. Ricordo che da bambino la accompagnavo a raccoglierlo nei prati, lei utilizzava le radici per fare dei decotti purificanti, cuocendole in acqua sulla stufa a legna, (mi sembra di sentirne ancora l’odore). Raccontava anche che, soffiando sul ciuffo piumoso per disperdere le punte nel vento, si dovrebbe esprimere un desiderio. Se si riesce a soffiare via l’intero ciuffo in un colpo solo, allora il desiderio si avvererà o comunque avremo un periodo positivo davanti a noi, quindi diventava il gioco preferito di noi bambini in quel periodo.

tarassaco-fiori-cover

Il tarassaco ha un sapore leggermente speziato, che lo rende un ingrediente interessante anche in cucina. Come dicevo, le sue foglie si possono usare, per esempio, per insaporire verdure crude o cotte o anche per dare un gusto particolare a frittate, torte salate, zuppe e vellutate o ripieni per ravioli o tortelli. Volendo mangiare il tarassaco da solo, la scelta ideale è una bella insalata preparata con le sue foglie: rendetela più ricca aggiungendo un uovo sodo, del parmigiano o altre verdure come carote o pomodori. Le foglie si possono anche bollire e poi consumare con un filo di olio extravergine d’oliva e del succo di limone. Una scelta più golosa è quella di pastellare le foglie e poi friggerle fino a farle diventare croccanti. Per preparare un decotto disintossicante a base di tarassaco, versa in un recipiente 200 ml circa di acqua e un cucchiaio di radici di tarassaco. Porta a ebollizione e lascia bollire per 5 minuti, poi spegni il fuoco e mantieni la radice in infusione per altri 10 minuti (mescolando di tanto in tanto). Infine, filtra bene il decotto e bevilo ogni mattina e ogni sera prima di andare a dormire (conservalo in frigorifero per non più di 2-3 giorni).

Ma veniamo ora a tre ricette meno conosciute e assolutamente ottime: il “miele” di tarassaco e due amari (uno basato sulle sue radici ed uno sui suoi fiori).

SCIROPPO DI TARASSACO (O FINTO MIELE)

da utilizzare contro tosse secca e mal di gola:

Ingredienti:

  • 160 fiori di tarassaco;
  • 1,25lt. di acqua;
  • 800/1000gr. di zucchero;

Preparazione:

Raccogliere 160 fiori di tarassaco e lavarli bene sotto acqua corrente, disporli su un panno, distanziati fra loro e lasciarli asciugare bene per qualche ora. Procedere tagliando il gambo e le foglioline verdi sotto al fiore, in quanto il verde conferirebbe l’amaro allo sciroppo. In 1,250 L. d’acqua fredda mettere circa 160 fiori puliti dal verde e portare a bollore. Far cuocere per 10/15 min., togliere dal fuoco e lasciar riposare per una notte intera coprendo la pentola con un coperchio. Il mattino seguente filtrare il liquido aiutandosi con un colino a maglie strette e un cucchiaio per stizzare i fiori, cercando di recuperare tutto il liquido possibile ed ottenere circa 1 lt di prodotto. Per un litro filtrato, aggiungere circa 800/1000 grammi di zucchero ed il succo di un limone intero, dopodiché rimettere sul fuoco a fiamma bassa senza coperchio, mescolando il composto ogni tanto; il composto sarà pronto quando otterrete la consistenza del miele. Raggiunta la consistenza voluta, travasare lo sciroppo ancora caldo in vasetti di vetro e lasciarli raffreddare capovolti, per ottenere il sottovuoto. Si può utilizzare il miele di tarassaco, prendendo 3 cucchiaini al giorno (mattino, pomeriggio, sera), in caso di tosse secca e mal di gola, consigliato prenderlo prima di coricarsi, oppure utilizzarlo come dolcificante al posto dello zucchero.

AMARO DI RADICI DI TARASSACO

Ingredienti:

  • 370 cc di alcool per alimenti;
  • 3 radici fresche di tarassaco,
  • 30 cm di gambo e foglie di tarassaco;
  • 10 foglie di menta;
  • 3 foglie di alloro;
  • 3 chiodi di garofano;
  • 3 cm di cannella;
  • 8 bacche di ginepro;
  • 10 cm di rosmarino;
  • 570 cc di acqua;
  • 100 g di zucchero da caramellare;

Preparazione:

Prendere delle piante di tarassaco, sciacquarle della eventuale polvere, pulirne per bene le radici dalla terra con uno spazzolino e con un coltellino come si fa per le carote; separare le radici e prendere 3-4 foglie per pianta e 30 cm di stelo spezzettandolo. Mettere il tutto in un vaso ermetico insieme a menta, alloro, chiodi di garofano, cannella, ginepro e rosmarino. Lasciare in infusione per 20 giorni. Separare la parte alcoolica e metterla in un altro vaso ermetico o bottiglione da 2 litri. Aggiungere l’acqua al residuo di radici, foglie, ecc. e tenetevela per alcune ore agitando di tanto in tanto. Filtrate questa acqua e se avete un torchietto pressate le erbe. Aggiungere il liquido ottenuto all’acqua. Aggiungerne una metà all’alcol aromatizzato. Preparare lo zucchero caramellato. Quando si è intiepidito, prima che sia duro, aggiungervi l’altra metà dell’acqua che avevate filtrato e fate sciogliere bene il caramello. Unite l’acqua e il caramello sciolti all’alcool pronto nel vaso ermetico. Agitare e tenere in riposo al buio per 15 giorni, agitando di tanto in tanto. Può essere necessaria una seconda filtrazione. Imbottigliare.

AMARO DI FIORI DI TARASSACO

Ingredienti:

  • 370 cc di alcool per alimenti;
  • 50 fiori di tarassaco;
  • 1 limone non trattato tagliato a fettine sottili (affettatrice, ma anche con un coltello tagliente);
  • 1 arancia (buccia tagliata sottilmente, parte gialla);
  • 2 chiodi di garofano;
  • 1 bustina di zafferano;
  • 270 g di zucchero di canna;
  • 470 cc di acqua;

Preparazione:

Mettere a macerare per 10 giorni in un vaso ermetico contenente l’alcool i fiori di tarassaco, il limone tagliato sottilmente, la buccia dell’arancia e i chiodi di garofano. Lasciare il tutto in infusione per 20 giorni, trascorsi i quali filtrate l’alcool e mettetelo in un vaso a parte. Aggiungete l’acqua alla parte solida privata dell’alcool (fiori, limone, ecc), tenetevela alcune ore agitando di tanto in tanto. Filtrate e aggiungete all’acqua filtrata lo zafferano. Agitare fino a soluzione completa. Spremere con un torchietto o passapatate la parte erbacea rimasta e aggiungere il succo ottenuto all’acqua. Aggiungere il tutto all’alcol assieme allo zucchero di canna. Agitare fino allo scioglimento dello zucchero Far riposare al buio per 15-20 giorni. Può essere necessario rifiltrare il prodotto. Imbottigliare.


ALCUNE CONTROINDICAZIONI – Prima di utilizzare piante, accertatevi di aver riconosciuto adeguatamente l’erba e consultate il vostro erborista di fiducia! Anche il tarassaco può avere alcune controindicazioni! Infatti, stante l’elevata presenza di Potassio, soprattutto nelle radici, conviene non assumere il Tarassaco in caso di assunzione di questo minerale da altre forme. Inoltre, la presenza di sostanze amare potrebbe causare acidità gastrica, pertanto consiglio di usare con cautela il Tarassaco in caso di reflusso gastroesofageo (o, peggio, ulcera peptica) o in caso di utilizzo di aspirina e paracetamolo perché potrebbe aumentare gli effetti gastrolesivi riconosciuti a tali medicinali. In caso di calcolosi o di occlusione alle vie biliari si consiglia un uso sotto controllo medico.