Non vergognatevi di cercare il vostro potere personale

Parlare di (e del) potere è sempre difficile perché questa parola evoca spesso gli aspetti più degenerati del suo utilizzo e delle persone che, purtroppo, lo intendono come mezzo per appagare il proprio ego e le proprie voglie a qualsiasi costo.

Forse è per questo che negli ambienti legati alla spiritualità, tanto quanto ‘è normalmente accettata l’idea di perfezionamento o potenziamento tanto quanto, invece, l’idea di cercare “il Potere” o anche solo parlare di potere tout court fa spesso storcere il naso.

Eppure, la parola potere dovrebbe portare con sé significati tutt’altro che negativi, cito da un comune vocabolario: ‘facoltà di fare, secondo la propria volontà’ oppure, più in dettaglio, ‘avere la possibilità, la capacità morale o materiale, o anche gli strumenti per compiere una data azione’ .

Su questo argomento, parto da un bell’articolo di Mat Auryn che mi ha suggerito un paio di riflessioni che desidero condividere. Come fa notare Auryn, se usciamo dall’immagine materialistica e mondana che l’idea di potere porta con sé, queste due idee, ovvero perfezionarsi e potere, vanno a braccetto: perché nulla si perfeziona se non ha in qualche modo acquisito in sé il potere di farlo. In effetti, nel training magico di qualsiasi tradizione si lavora con “l’energia”… e cosa sarebbe questa energia se non un qualche aspetto di questo potere?

“You cannot bend or shape reality without power. As witches, we seek power and that power allows us to shape ourselves and shape our world” […] As such, we do not shy away from concepts of Power, but seek to reclaim it […] We seek Power to change ourselves and our world.

Traduco (e perdonatemi se non sono un gran traduttore) – Non puoi piegare o dare forma alla realtà senza potere. Come streghe, cerchiamo il potere e questo ci permette di dare forma a noi stessi e al nostro mondo. In quanto tale, non dovremmo provare vergogna allontanandoci dal concetto di potere, bensì cercarlo e rivendicarlo. Bingo! Al dunque, Auryn, cita uno degli ultimi versi dell’Incarico della Dea (che ritroviamo pressoché in ogni BOS):

[…] E perciò che in voi siano bellezza e forza, potere e compassione onore ed umiltà, gioia e rispetto. E voi che pensate di cercarmi, sappiate che il ricercare e l’anelare non vi servirà, se non conoscete il mistero: che se quello che cercate non lo trovate dentro di voi, allora non lo troverete mai fuori da voi. Perché vedete, io sono con voi sin dall’inizio; e io sono ciò che è conquistato alla fine del desiderio […]

Infatti, una delle chiavi di volta relativa alle qualità che sono richieste dalla Dèa, tratta proprio dei differenti aspetti del proprio potere personale e dei suoi usi, che sono da ri-scoprire in noi. E’ quindi una enorme semplificazione pensare che il potere, sia negativo di per sua stessa natura così com’è altrettanto sbagliato ritenere banale l’adagio comune secondo cui il potere sia un bene o un male a seconda di chi lo utilizza (dei suoi scopi e delle sue intenzioni). Il potere è potere. L’energia è energia. Punto. Il potere non si presta a speculazioni morali. L’unica valutazione possibile è sulla base di quali principi etici io, tu, noi, decidiamo di usarlo e agirlo. Non il potere dunque, ma noi e solo noi possiamo essere in un qualche modo giudicati per il rapporto che decidiamo di intrattenere con lui.

Un altro aspetto da considerare è che, se è vero che fino ad ora abbiamo parlato di potere personale, è altrettanto vero che questo non può ne è da considerarsi slegato al concetto di potere nel senso più ampio… ossia: in che modo il potere degli Dèi (macrocosmo) si riflette e si lega al nostro (microcosmo)? Su quest’ultima domanda ho solo ipotesi molto personali e, lo confesso, ancora piuttosto confuse, però ho la sensazione che le divinità con cui lavoriamo lascino un’impronta o, anzi, formino una sorta di alveo entro cui scorre e si forma il nostro potere personale e che, più è forte il nostro legame con loro, tanto più questo sia vero… ma su quest’ultimo punto, mi riservo ti scrivere in un articolo ad hoc.

Se controllate le citazioni, gli aforismi e proverbi che parlano di potere, noterete come la stragrande maggioranza ne parli negativamente, eppure sono profondamente convinto che non sia il potere a corrompere l’uomo, anzi: accade esattamente l’inverso!  Credo sia importante conoscerlo e conoscerci meglio in relazione a lui… capirlo, usarlo (con saggezza e alle volte con fermezza)… ma mai disprezzarlo di per sé.

Così come usualmente quando si disprezza il potere altrui stiamo in realtà disprezzando la persona che a nostro parere ne abusa o lo utilizza in modo sbagliato (ombra, sempre di ombra si parla e di come la si proietti  all’esterno piuttosto che prenderne coscienza), così, disprezzare il nostro potere personale significa non riconoscere una parte essenziale di noi o, e sarebbe molto triste, che non ci riteniamo degni di averlo e utilizzarlo. Per questo penso che sia utile abbandonare quella timidezza e quella sorta di vergogna con cui, alle volte, parliamo del nostro potere personale, anzi, dovremmo abbracciarlo… e coccolarcelo…

… e accrescerlo, e sorvegliarci con occhio attento quando lo usiamo, non sia mai che il problema, appunto, si possa essere noi: non lui.