Ci sono momenti, in cui la Morte sembra far capolino da ogni dove. Questi giorni per me sono esattamente così…. Viaggio con le Parche al mio fianco che, tagliando qua e là, spezzano fili che in qualche modo si sono intrecciati con quelli della mia vita. La vita, quel soffio effimero che ci attraversa, è un mistero che da sempre affascina e inquieta. Nel mio percorso trentennale sul sentiero esoterico, ho spesso riflettuto sulla natura transitoria dell’esistenza, alcune volte trovando conforto e saggezza nei simboli e nei testi antichi che illuminano questo tema, altre volte rimanendo sbigottita ed incredula perdendo anche la capacità di “osservare dall’alto” un evento, in fondo, estremamente naturale.

La Morte ci tocca sempre in maniera profonda, esaltandosi nel vuoto che rimane ma alcune volte tocca in modo più “pesante” togliendoci persone che hanno un Valore Speciale per noi o per le persone a cui vogliamo bene. E quando quella persona che va oltre e ci abbandona qui, sull’altro lato del Velo, è una Guida, un Maestro, un Fratello con cui abbiamo camminato tanto assieme, beh… in quel caso la faccenda si complica ed il Vuoto diventa ancora più vasto… un abisso.

Il dolore sembra avvolgere ogni pensiero, perché perdere un Maestro significa perdere una Guida, un amico e un faro di luce sul nostro cammino interiore. Ma l’insegnamento di un vero Maestro non muore mai. Esso vive nei cuori e nelle menti di coloro che hanno avuto il privilegio di ascoltare le sue parole, di essere ispirati dal suo esempio e di crescere grazie alla sua saggezza. Ogni sua lezione, ogni gesto d’amore, ogni parola di conforto diventa parte di chi,  quelle parole, quelle lezioni, le ha ricevute e fatte sue. Ci dovrebbe consolare l’idea che il Maestro ha semplicemente attraversato quella soglia che tutti noi un giorno varcheremo.

Si pensa a Lui/Lei e pare di risentire la sua voce mentre parla di simboli che ricordano la caducità dell’esistenza e, se abbiamo “ascoltato bene”, la voce ci riscalderà ancora il cuore e sarà come essere ancora con il proprio Maestro mentre le immagini dei simboli arriveranno alla nostra mente rendendo tutto più semplice da accettare.

Mentre rifletto sulla caducità della Vita mi rendo conto che farlo non è il piagnisteo pessimistico che potrebbe sembrare ma bensì uno stimolo a vivere la vita con intensità, passione e saggezza.

Se tutto termina e si dissolve, allora ogni  momento diventa unico, irripetibile, prezioso. Parimenti ogni “intoppo” della vita profana diventa meno importante, meno degno di nota e soprattutto si comprende che non vale la pena sprecare energia preziosa.

Il “memento mori”, esortazione a ricordare la nostra mortalità, non è un invito alla tristezza, ma una chiamata a vivere con consapevolezza ed anche a ricordarci che l’arroganza e l’orgoglio non ci salveranno da essa.

Nei testi dell’Antico Egitto, come il “Libro dei Morti”, la vita terrena è vista come un passaggio temporaneo, un sogno fugace.

L’Ouroboros, il serpente che si morde la coda, emblema dell’eterno ritorno e della rigenerazione infinita, ci ricorda che la fine è solo un nuovo inizio, e che nella morte risiede il seme della rinascita.

La Cabala, con il suo Albero della Vita, illustra il viaggio dell’anima attraverso le Sephirot, ognuna rappresentante una tappa transitoria verso l’illuminazione. Questo percorso ci insegna che solo attraverso il cambiamento possiamo evolvere e avvicinarci al divino.

Culture e popoli diversi ci hanno dato simboli, strumenti e mappe per comprendere e, soprattutto, riflettere.

Accettiamo quindi l’impermanenza. Liberiamoci dagli attaccamenti. Apprezziamo la bellezza del momento riconoscendo che nella fine risiede sempre un nuovo inizio.

E andiamo avanti. Un passo dopo l’altro verso l’unione con il Divino… Eterni uomini di desiderio, come direbbe Louis Claude de Saint Martin… Esseri in cerca di una realtà superiore, un richiamo interiore verso l’unità con il divino perduta, secondo LCSM a causa della caduta dell’uomo.

Oppure, come vi direi io, quando è terminata l’Età dell’Oro in cui gli Dèi camminavano sulla Terra assieme agli uomini e da allora lì cerchiamo incessantemente, esseri nostalgici per una perfezione perduta.  

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