In stregoneria, ogni fase lunare ha un potere specifico, un’energia unica che può essere canalizzata e con cui si può “lavorare”. Tra tutte, la Luna Nera è forse la più fraintesa, sicuramente la più “romanzata” e vivida nella fantasia delle streghine da Tik Tok.

Non visibile nel cielo, la Luna Nera è il momento in cui la luna entra nel suo completo occultamento. È la fine di un ciclo, il respiro trattenuto prima della rinascita. È lo spazio liminale tra ciò che è stato e ciò che sarà. La Morte a cui segue una rinascita. La pausa fra una espirazione e la successiva inspirazione. Molti la temono, perché è associata all’ombra, al vuoto, al silenzio. Ma il vuoto non è mai vuoto: è grembo, è attesa, è potenziale puro. Ed è proprio in questo spazio sospeso che in Stregoneria si operano i riti di scioglimento, protezione, interruzione e liberazione.
È la luna delle soglie.
È la luna del “no” e credetemi, alcune volte dire “no” è necessario….


Viviamo in un mondo in cui si tende a confondere la luce con la bontà e l’ombra con la malvagità. Ma ritengo che entrambe le forze siano sacre. Per proteggere davvero ciò che si ama bisogna essere disposti, talvolta, a porre confini chiari. A fermare ciò che fa male. A interrompere ciò che devasta. A diventare io stessa “il colpo di Ritorno” riportando l’equilibrio. E se qualcuno perde il contatto con la propria anima. La sua mente è oscurata, i suoi gesti disordinati, la sua presenza disturbante. Le sue parole, cariche di energia distorta, si insinuano nei cuori di chi lo circonda, gettando semi di paura, confusione, dolore. Se ogni volta che comunica vomita odio e rabbia, allora quella persona va fermata. E’ una persona che ha bisogno di aiuto, sicuramente. Una persona in crisi. Un pericolo attivo. Ma va fermata, senza indugi. E lo si fa….
La Strega lo fa, la Sacerdotessa lo fa, la Sorella lo fa…
Non perché si senta superiore, ma perché ha responsabilità verso la propria comunità.
Perché le sue Sorelle più giovani e con meno esperienza, le persone che guida, la Congrega che ama, meritano protezione.
E così, sotto la Luna Nera, agisce.
Non c’è vendetta nel suo gesto, è importante chiarirlo. Non lavoro con odio, non desidero ferire.
Ma so che ho una responsabilità verso chi si è affidato a me. Ritengo che la passività è complicità e uso il potere della Luna Nera per bloccare, contenere, disarmare. Limitare l’azione distruttiva di chi parla con odio e fermarne la deriva.
Non si tratta di annientare, ma di neutralizzare il pericolo.
Prima di farlo, però, prego le Madri Oscure ed invoco la Giustizia Divina.
Chiedo che l’azione che sto per compiere sia vista, ascoltata, compresa.
Chiedo d’essere sostenuta dalle Madri perché il mio intento è puro, come il mio cuore.
Quest’atto di stregoneria non è manipolazione, non è controllo… È servizio.
Agisco per custodire e proteggere. So che la magia è potente quando è radicata nell’etica, nella responsabilità, nel rispetto della libertà altrui.
Ma so anche che la libertà non è lasciar fare a chi danneggia.
Ai miei discenti raccomando sempre: “Non attaccate mai per primi ma siate voi il colpo di ritorno di chi vi danneggia”. Questo è… Riportare l’equilibrio creando spazi sacri di sicurezza e armonia, anche — e soprattutto — quando ciò richiede forza, chiarezza, decisione.
Bloccare una persona piena di rabbia e odio, che ha perso la lucidità non è un gesto crudele, È un atto d’amore radicale.
Amore per la vita.
Amore per la comunità, per le persone che si amano, per la Congrega, per i Fratelli e Sorelle iniziatiche che hanno gradi più bassi e quindi vanno protetti da chi ha un po’ più di esperienza. Amore per FdR che i miei discenti interpretano come “Figli di Rhea”… Sì, siete tutti figli miei e in quanto tali è mio dovere proteggervi…. Come una Madre, come Sekhmet,
E allora, nella notte silenziosa della Luna Nera, mentre tutto tace e tutto ascolta, la Strega pronuncia le sue parole, compone la mistura d’incenso, incide e veste la sua candela e compie il suo gesto sacro.
Non lo fa con leggerezza e non lo fa per sé.
Lo fa per proteggere ciò che ama, e per onorare il ruolo che le è stato affidato: Sacerdotessa guardiana del Confine.

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