E’ una giornata brumosa… La nebbia avvolge ogni cosa ed il mondo sembra scomparire prima della fine del giardino.

E’ un giorno in cui pare che il tempo non scorra e mentre rileggo per l’ennesima volta le dispense del corso di Doula della morte, che io preferisco chiamare, in modo più poetico, Custode della Soglia, penso ai molteplici ruoli ed aspetti che chi sceglie il Sacerdozio, deve affrontare.

Perché essere Sacerdotesse o Sacerdoti wiccan, siano essi Progressive o meno, significa anche occuparsi di rendere Sacro ogni momento importante, ogni passaggio. La morte è uno di questi.

Non è solo dolore: è una soglia. È magia bruta. È trasformazione senza chiedere il permesso.

Nella stregoneria — quella viva, che pulsa sotto la pelle, che senti nella pancia — il lutto non è mai una fine… È un attraversamento sacro, un’iniziazione che nessuno sceglie, ma che tutti, prima o poi, siamo chiamati a vivere. Come Sacerdotessa e Strega questo “sentiero” va conosciuto, esperito e l’esperienza donata agli altri. La Grande Iniziazione, come qualcuno la chiamava è di fatto una porta e varcarla cambia tutto.

Nel mondo profano ci insegnano a vedere la morte come un fallimento, un’assenza, un crollo. Ma per le streghe (leggi Sacerdot*, esoteristi in generale) la morte è un movimento, un passaggio di stato, una trasformazione. Quando amiamo, le nostre energie si intrecciano con quelle dell’altro: diventano trama. Quando l’altro lascia il corpo, quella trama non si strappa: si trasforma. E la strega, con il suo ascolto sottile, percepisce il filo che continua a vibrare. Il lutto, allora, diventa una porta iniziatica: ci costringe a cambiare pelle, a guardare il mondo da un’angolazione che non avevamo mai considerato, a riconoscerci in una vulnerabilità che è, paradossalmente, un immenso atto di forza. Come Sacerdotessa so che ogni attraversamento sacro richiede un tempo non lineare. È il tempo dell’anima: circolare, discontinuo, fatto di ritorni improvvisi, avanzate fragili, cadute e risalite. Il lutto non si “supera”: Si attraversa. Come una foresta di notte: a tratti ti ci perdi, a tratti ti siedi, a tratti senti che la tua voce non ti appartiene più. E poi, un giorno qualsiasi, una luce filtra tra i rami. Ed il bosco, questa foresta, ti trasforma e trasforma il dolore. E non sarà più un dolore che strappa le carni ma un ricordo dolce che scalda il cuore e fa comparire un timido sorriso. Nelle tradizioni magiche, il lutto è un periodo in cui il velo tra i mondi si fa più sottile. Non perché i morti tornino in massa, ma perché il nostro cuore ferito è talmente aperto (sbragato si direbbe a Parma) da riuscire a sentire sfumature che, in tempi ordinari, ignoriamo.

Un profumo.

Un animale che ti osserva più a lungo.

Un oggetto che cade senza motivo.

Una frase che ti arriva in mente con precisione chirurgica.

Una canzone vecchia trasmessa alla radio

Sono forme di dialogo fra chi è nell’Oltre e chi rimane qui. E se il profano non li coglie, questi segni vanno interpretati e raccontati da chi, scegliendo il Sacerdozio, decide di dedicarsi alla comunità tutta mettendosi al servizio.

Non ho prove.

Non do garanzie.

Ma ti posso mostrare le tracce luminose per chi ha gli occhi stanchi ma non spenti.

Perchè una Custode della Soglia vede anche dove gi altri non vedono nulla….

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