Stamattina ho letto questo post del fratello Andrea Morello, che ho molto apprezzato in quanto sono molto legata ad una Madonna Nera in particolare, quella di Oropa. Un legame che dura da 52 anni quando sono arrivata in Italia in un piccolo paesino vicinissima al suo Santuario.
La vita mi ha portato lontano e fatto fare giri incredibili ma appena possibile, tornavo a trovarla… a “nutrirmi” di quella “sensazione” che mi prendeva lo stomaco ogni volta che varco le mure del santuario.
Molto gradito quindi il post che, per altro, ha dato origine ad altre “considerazioni”
“Quando nascono le Madonne Nere?
Tra l’XI e il XIII secolo (Europa Occidentale).
La maggior parte delle Madonne Nere europee (circa 400–500 esemplari) appare tra il 1000 e il 1250 in Francia, Spagna, Italia, Svizzera, Germania spesso in luoghi sacri già legati a culti precedenti: sorgenti, grotte, monti, boschi, necropoli, antichi templi della Grande Dea. La Chiesa non ha mai fornito un’interpretazione ufficiale del loro colore ma gli studi più seri (E. Begg, M. Eliade, J. Hani, M. Pastoureau) mostrano una convergenza: le Madonne Nere non sono semplici statue annerite dal tempo. Molte furono concepite nere fin dall’inizio. Sono note quattro origini storiche, tutte vere contemporaneamente:
A. Nere per intenzione simbolica
Molte furono scolpite o dipinte nere in origine. I documenti medievali parlano di:
“Virgo Nigra”, “Mater Tenebrarum”, “Nera come la Terra Feconda”,
B. Nere perché collegate alla Terra, al grembo, alla materia primordiale
Il nero esprime il mistero, la notte feconda, la materia prima alchemica (nigredo), il caos generativo, il grembo che precede la luce
È esattamente lo stesso simbolismo egizio: Osiride nero, Iside nera, Anubi nero.
C. Nere per continuità con il culto della Grande Dea
Molte Madonne Nere sorgono sopra luoghi in cui erano venerati: Iside, Cibele, Artemide Efesia, Diana Nemorensis, la Dea ctonia mediterranea
D. Nere perché erano immagini della Sophia nascosta
Nei secoli XII–XIII il misticismo cristiano vedeva Maria come:
Sapienza, Terra spirituale, Materia redenta, Luce che nasce nel buio.
Le Madonne Nere rappresentano la Forma originaria. Il tratto comune è uno solo:
sono immobili, ma intense, senza espressione dinamica, dense, fuori dal tempo, nere come origine e potenza. E ciò le distingue da qualunque altra iconografia cristiana.
Gli storici dell’arte non riescono a collocarle. Gli antropologi le collegano alle Dee nere mediterranee. Gli psicologi (Jung, Neumann) le definiscono manifestazioni dell’Archetipo della Grande Madre originaria. “
Binah… la Sefira del grembo cosmico, dove il Silenzio prende forma. Binah… il grembo silenzioso dell’Universo, il cuore antico che plasma la forma dal caos. Nel sentiero dell’Albero della Vita, ella è la terza Sefira dopo Kether e Chokmah. E’ madre profonda, regina del discernimento e della comprensione. Non è il calore della vita che scorre, ma la saggezza che struttura e modella: colei che prende l’impulso di Chokmah e gli dà forma, gli dà limiti, gli dà realtà. È l’acqua profonda del sapere, gelida e chiara, che riflette ciò che deve nascere. Nella tradizione cabalistica, il suo colore è nero: non un nero di assenza, ma il nero profondo del seme, il grembo primordiale che custodisce ogni possibilità prima che diventi luce.
A volte è descritta anche con sfumature di indaco scurissimo, come una notte che respira lentamente, saturata di mistero e comprensione.
C’è un filo sottile, quasi di velluto notturno, che unisce Binah alle Madonne Nere.
Non è un legame “dottrinale”, ma simbolico, archetipico, intuitivo. Binah è il grembo cosmico, la Madre che precede la forma, la comprensione silenziosa che avvolge e rigenera. Il suo nero non è oscurità ostile, ma il colore della potenzialità assoluta, della matrice dove tutto ritorna e da cui tutto rinasce.
Le Madonne Nere, in molte tradizioni, incarnano proprio questo:
una Mater primordiale, arcaica, tellurica, che porta in sé il mistero della terra fertile,
la profondità dell’inconscio, la protezione che non acceca con la luce, ma consola col buio tiepido. Sono immagini di una maternità antica, non addomesticata, che precede la purezza bianca e si radica nel nero creatore. Incontrarla in meditazione, per me, fu come posare la fronte sul petto della Grande Madre.
Bellissima, madre silenziosa, regina della forma. La sua gonna nera scendeva come il cielo profondo, e sopra, nuda dalla cintura in su, offriva al mondo ciò che plasma e sostiene: il suo seno, nelle mani a coppa, nutriva l’umanità intera. Ogni mio respiro che si posava sul suo petto, lì diventava saggezza che prendeva forma, ogni battito del mio cuore diventava la materia prima dalla quale Lei traeva vita.
La “nerezza” della sua gonna era il grembo del possibile, la terra fertile che accoglie e trasforma, il silenzio che ospita e modella. La nudità dalla vita in su, era pura Forza piena: Binah mostrava a me ed al mondo ciò che sostiene, ciò che nutre, ciò che dà struttura al caos. Sentivo la sua energia entrare dentro di me, plasmare i miei pensieri, le mie scelte, trasformare i desideri in realtà concrete.
Lei, quella notte, mi insegnò a “costruire” senza fretta, a donare al mondo ciò che avevo con mani pazienti e cuore aperto.
“Madre che generi nel Silenzio, Madre che custodisci nel buio, guidami nel luogo dove tutto si rinnova”