Preparazione dell’Acqua Lustrale

L’acqua lustrale si usa laddove sia necessario intervenire con intento purificatorio, con riferimento ad offerte e cerimonie. Per la preparazione di acque “purificatrici” in generale, è importante rispettare il concetto di ‘acqua non cominciata’, quella di un vaso nuovo, mai profanato dall’uso quotidiano. Le acque lustrali erano usate dagli antichi per ingraziarsi la divinità ed è presente nei riti greci e romani nei quali si aspergeva la vittima destinata al sacrificio per purificarla. La religione cattolica, come in molti altri casi, ha fatto proprio quest’uso trasformando l’acqua lustrale in acqua santa o benedetta. Una sorta di acqua lustrale può essere preparata anche solo tramite lavoro energetico, ovvero caricandola e imprimendole lo scopo di purificare; questa potrebbe essere usata per ripulire locali energeticamente “sporchi”, ma con un’efficacia piuttosto blanda. L’acqua lustrale vera e propria, invece, si presta a interventi più decisi e, soprattutto, a portare fuori dall’uso profano spazi e oggetti che dovranno essere destinati all’uso sacro. Da un punto di vista pratico, la preparazione dell’acqua lustrale può essere più o meno complessa secondo  quanto desideriamo prestarle attenzione (e, quindi, darle forza). Infatti, volendo si tratta di una procedura piuttosto semplice:

  • Ci si procuri dell’acqua da una fonte naturale, preferibilmente piovana o da una sorgente. Per evitare che nel tempo l’acqua diventi maleodorante, suggerisco di filtrarla e bollirla prima dell’uso;
  • si riempia con l’acqua un contenitore richiudibile a tenuta stagna (l’ideale sono i vasi in vetro con tappo a guarnizione);
  • Si preleva un tizzone ardente da un fuoco prima acceso per lo scopo (è importante che sia stato acceso esclusivamente per svolgere quest’operazione!)
  • e lo s’immerge ancora ardente nell’acqua. Si richiude il vaso con il tizzone spento ancora al suo interno e si lascia riposare –possibilmente al buio- per almeno una lunazione.
  • Infine, si filtra l’acqua il più possibile con carta da filtro (o pezzuole di cotone) conservandola in bottiglie. Se possibile, sono da preferirsi bottiglie che non lascino passare la luce o, almeno, in vetro ambrato scuro.

Di là dall’operatività quel che però realmente conta, come in ogni operazione magica, è l’intento e le energie che muove l’officiante proiettandole nell’azione e nei gesti. Il senso principale dei gesti sta nel fuoco che, introdotto nell’acqua, la purifica rendendola a sua volta adatta a essere veicolo di purificazione. L’azione dovrà essere quindi svolta con questa precisa volontà che potrà essere anche accompagnata con formule adeguate. Le parole, in questo caso, non sono fondamentali: l’importante è che vi aiutino a esprimere il senso del gesto nel modo più esatto e naturale possibile[1] .

 Vale la pena rilevare ancora una volta l’importanza dell’utilizzo di un fuoco acceso appositamente per la preparazione dell’acqua lustrale. In antichità, per molti popoli un fuoco sacro era tale in virtù di com’era stato acceso. Quest’ultima è una condizione essenziale e, volendo essere assolutamente fedeli agli usi antichi, l’ideale sarebbe accendere il fuoco con il legno gradito alla Divinità che presiede al nostro pantheon di riferimento evitando fiammiferi o accendini. Volendo essere fedeli agli antichi in modo assoluto, l’ideale sarebbe produrre il fuoco per strofinamento/frizione ma, personalmente, crediamo che quest’attività sia più adatta a uno studio di archeologia sperimentale o ad un corso di sopravvivenza. Nella nostra esperienza, resta comunque vero che un fuoco acceso con modalità antiche è da preferirsi. Sospetto che la fatica, l’attenzione e la magia del fuoco che a un tratto appare dal nulla quando s’impiegano i metodi antichi, sia l’unico elemento che realmente contribuisce a rendere il tutto energeticamente più forte ma tant’è. Quest’ultimo dettaglio può buttare nello sconforto noi moderni ma, in realtà, accendere un fuoco con un acciarino non è affatto difficile come si potrebbe immaginare e se si ha la fortuna di un’indole curiosa e paziente al tempo stesso, vale la pena considerare questa via. In caso contrario, preferite l’accendino ai fiammiferi (contengono zolfo e altri elementi che non giovano all’uso nostro). Anche l’accensione del fuoco, oltre al chiaro intento “magico” con cui dovrebbe essere creato, potrà essere utilmente accompagnata da una breve formula a sostegno del nostro lavoro energetico.

Quanto sopra è il minimo per la preparazione dell’acqua lustrale. Esiste anche una preparazione assai più complessa e laboriosa che, come acqua, prevede sia utilizzata della rugiada, un tempo anche chiamata flos caeli, fiore del cielo. E’ una pratica che suggerisco di tentare anche una sola volta nella vita, per sperimentare la differenza dei due preparati. Personalmente preferisco questa via ma, essendo parecchio più lunga e realizzabile solo in un particolare momento dell’anno, non è una soluzione sempre praticabile. Il momento ideale per la raccolta della rugiada è fra aprile e maggio, non solo per un fatto meteorologico o stagionale. Infatti, in quel periodo prossimo all’equinozio di primavera, il sole resta fra i segni dell’ariete (fuoco) e del toro (terra)[2] e la rugiada, come un messaggero, unisce cielo e terra in un movimento ciclico che segue l’alternarsi della notte e del giorno. Sulle modalità di raccolta, la tavola IV del Mutus Liber[3] vale più di mille parole:

mutus

si stendono teli di stoffa sui prati (possibilmente senza appoggiarli direttamente a terra) e si lasciano per l’intera nottata; quindi, prima che sorga il sole, si raccolgono i teli e si strizzano cavandone la rugiada raccolta nella nottata. Se la combinazione fra calendario solare e lunare lo consente, è da preferire la raccolta tra la novilunio e primo quarto di luna. Anche in quest’operazione, intento e lavoro energetico non andranno trascurati, e vale la pena riconoscere alla rugiada le sue qualità di purezza anche con l’ausilio di una formula.

 

La raccolta è generalmente modesta, molto dipende dalle temperature, dal clima del momento e da alcuni accorgimenti che insegna l’esperienza a chi vuole ascoltarla. Altre operazioni possono essere fatte su questa rugiada[4], ma esulano in larga parte dalla preparazione dell’acqua lustrale. Basti però tenere a mente che quel che raccoglierete è assai più prezioso di quel che può sembrare all’apparenza[5]. Per i nostri scopi, comunque, la rugiada così raccolta sostituirà l’acqua piovana o di fonte di cui si è parlato in precedenza. Infine, l’acqua lustrale vecchia, deteriorata o in eccedenza non andrà mai gettata ma lasciata evaporare al sole; questo, in parte per rispetto al lungo lavoro fatto per ottenerla e per la sua sacralità, in parte per non perdere la possibilità di godere degli effetti depurativi che avrà sulla vostra casa se la lascerete evaporare, ad esempio, sul davanzale di una finestra.

[1] L’inusuale accostamento del fuoco al lavaggio e dell’acqua al bruciare è voluto e si rifà ad un concetto alchemico già contenuto nel Il Rosarium philosophorum, (detto anche “Rosario dei filosofi“), è un testo alchemico del XIII secolo, attribuito ad Arnaldo da Villanova (12351315). Questo concetto è ripreso nella iscrizione della Porta Ermetica del Marchese Massimiliano Palombara: “QUI SCIT COMBURERE AQUA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA CAELUM ET DE CAELO TERRAM PRETIOSAM, ovvero  “Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo e del cielo terra preziosa”. La Porta Alchemica, un tempo posta nella villa di campagna del Marchese sita sull’Esquilino, è ancora oggi visibile a Roma nell’attuale P.zza Veneto.

[2] Per molti alchimisti, l’ariete ed il toro presenti in questa tavola hanno anche altri significati che però esulano dagli scopi che ci siamo ora prefissati.

[3] E’ un libro di Alchimia uscito nel 1677 a La Rochelle per i tipi di Pierre Savourette, di cui è maggiormente nota la seconda  edizione posta alla fine del primo volume della Bibliotheca Chemica Curiosa di Jean Jacques Manget (1652-1742). Per anni l’autore è rimasto ignoto, studi recenti sembrano poterlo attribuire a tale Isaac Baulo, farmacista.

[4] Si tratta di operazioni che attengono alla spagiria. Generalmente, dopo la raccolta, la rugiada è lasciata decantare per diverse lunazioni in larghi bacili ed adoperata per ricavarne un sale particolare…

[5] Di questa importanza resta traccia anche in ambito cristiano. A nessuno sembri un caso se l’Introito della messa della quarta domenica di Avvento e del comune della vergine Maria inizia con: “Rorate Cœli desúper, Et nubes plúant justum”, ossia “Stillate rugiada, o cieli, dall’alto, E le nubi piovano il Giusto”. Per fortuna, molte delle antiche conoscenze tradizionali non sono andate perdute, a volte è sufficiente riconoscerle senza lasciarsi ingannare dalle vesti sotto cui sono state costrette a celarsi. Al riguardo, giova forse ricordare che i membri della Rose-Croix,  Rosacroce, si chiamavano fra loro fratelli della Rosée-Cuite, ovvero della rugiada cotta.

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