Dopo che a partire dal solstizio estivo abbiamo visto la giornata tornare ad accorciarsi, si avvicina ora l’equinozio d’autunno quando, dopo un breve istante di parità, le ore di buio inizieranno il loro dominio su quelle di luce. E’ certamente un momento di “ritorno” alla propria interiorità ed il velo fra i mondi inizia ad assottigliarsi fino a quando culminerà con Calenda (o Samhain, com’è nota ai più questa ricorrenza) ma, anche, è il momento degli ultimi raccolti quando si preparano e si consolidano le proprie provviste (interiori e non) per il lunghi mesi invernali che seguiranno. Nelle società agricole antiche era un momento di conti e bilanci rispetto al raccolto della bella stagione e la ricchezza o scarsità delle provviste poteva essere questione di vita o di morte. Non diversamente da loro, è per noi l’occasione di tirare le somme su quanto fatto, su quali e quanti frutti abbia dato e, al di là dalla generosità o meno delle nostri messi e dalla fatica spesa nell’arare il nostro campo, questo è senz’altro uno dei momenti propizi per svolgere una delle pratiche religiose apparentemente più semplici e naturali: ringraziare.

Dico apparentemente perché è ben facile ringraziare quando si è avuto un buon raccolto, viene naturale, ma cosa dire quando il nostro campo è stato spazzato dalla tempesta? Ecco, per quanto possa sembrare paradossale, oserei dire che è in queste situazioni che, a maggior ragione, sia necessario ringraziare.

Ringraziare, perché non tutto il raccolto è andato perso, ringraziare perché è nei momenti di difficoltà, quando la tempesta ha scosso le nostre terre, che ci viene suggerito un nuovo ordine di priorità e possiamo riscoprire le cose veramente essenziali del nostro cammino.

Ringraziare, perché di rado i cambiamenti interiori più profondi avvengono nelle giornate di cielo sereno, ringraziare perché è solo attraverso i piccoli e grandi crolli di quel che ritenevamo acquisito ci si accorge di quanto cammino ci resti ancora da fare… ed allora acceleriamo il passo, magari volgendoci verso orizzonti imprevisti.

Ringraziare, perché nei momenti di carestia, potremmo aver scoperto o riscoperto alleati interiori (e non), compagni di strada o semplicemente comparse provvidenziali che ci hanno accompagnato nei giorni difficili e che forse lo faranno nei giorni più lieti che certamente arriveranno.

Ed è quando ci si rende conto di quante ragioni ancora abbiamo per ringraziare che possiamo portare il nostro pensiero al futuro… quanta “semenza” vogliamo conservare per l’anno che verrà? Come possiamo preparare il nostro “terreno” affinché la semina possa portarci abbondanza?

Indipendentemente da quanto sia stato buono o meno il vostro ultimo raccolto e di quante provviste abbiate pronte per l’inverno, ecco, questo è il momento propizio per ringraziare…

Felice Equinozio a tutti!