Domani, 22 settembre 2017, il sole entra in bilancia e, astronomicamente, cadrà l’equinozio d’autunno vero e proprio, detto anche Secunda (o Mabon).

Riassumendo e semplificando moltissimo, in questa celebrazione si intrecciano almeno due differenti aspetti (invero, non sono i soli):

-il primo, cerealicolo e più strettamente “femminile”, è rappresentato della discesa della Dea nell’Oltretomba per incontrare il suo sposo che è divenuto Re degli Inferi e della rinascita

-ed il secondo, più “maschile”, legato alla vendemmia ed al morire del Dio che ‘ha lasciato la terra della gioventù e passando i cancelli della morte’ diviene Re e Giudice, è rappresentato dal grappolo d’uva pigiato che gronda ‘il proprio sangue’, sacrificio che fa da prolegomeno alla sua futura rinascita.

Se nel primo aspetto rinveniamo il mistero della spiga e del seme che deve “morire” sottoterra per germinare nuovamente (si vedano Demetra/Persefone in ambito greco e Cerere/Proserpina in ambito italico), nel secondo rinveniamo l’eterna espressione di quella pulsione vitale che tutto anima con incessante brama di esistere e che, nel sacrificio, non solo non si esaurisce, ma coverà la forza per ritornare a vivere e crescere (si veda Dioniso Ctonio in ambito greco e Bacco/Libero in ambito italico)…

Ora, qui non vogliamo addentrarci nelle simbologie e nei miti, anche molto complessi (e a volte differenti fra le varie tradizioni) che accompagnano questo Sabba ma, bensì, riproporre alcuni spunti che troviamo di grande ispirazione per l’occasione: il primo, è più propriamente un racconto, ossia la nota “Discesa della Dèa” Inanna, il secondo è l’Inno Orfico a Persefone, il terzo quello a Bacco/Dioniso Ctonio e, infine, l’Inno di ‘Omeretto’ a Dioniso.

LA DISCESA DELLA DEA

“Nei tempi antichi il nostro Signore era (ed ancora è) colui che conforta e consola. Ma gli uomini ancora lo conoscevano come il terribile Signore delle tenebre, solitario, severo e giusto. Ma la nostra Signora, la Dea, voleva svelare ogni mistero, anche quello della morte, e così Ella viaggiò fino al Mondo Inferiore. Il Guardiano delle Porte Le intimò: “Spogliati degli abiti, deponi gli ornamenti; giacché nulla puoi portare con te in questa nostra terra”. Così Ella si spogliò di abiti e gioielli e venne legata, così come deve essere qualsiasi vivente che cerchi di entrare nei reami della morte, di Colui che è Potente. Tale era la sua bellezza, che lo stesso Signore della Morte si inginocchiò e depose la spada e la corona ai suoi piedi, baciandoglieli e dicendo: “Benedetti siano i tuoi piedi che ti hanno condotto qui. Resta con me; ma lascia che ponga le mie gelide mani sul tuo cuore”. Ed Ella rispose: ” Giammai. Perchè fai morire e scomparire tutto ciò che amo?” “Signora” replicò Morte “E’ a causa del tempo, tutto si trasforma ed è necessario che tutto passi. Il tempo fa appassire ogni cosa, ma quando gli uomini muoiono, io dono loro pace e forza affinchè possano ritornare giovani. Ma tu, splendida, non tornare indietro e resta con me”. Ma Ella rispose: “Io non ti amo”. “Allora”, disse Morte “Poichè non hai accolto la mia mano sul tuo cuore, dovrai piegarti alla frusta della Morte”. “E’ un destino migliore” Ella disse e si inginocchiò. E Morte percosse il suo candido corpo. Ed Ella gridò “Ora conosco gli spasimi dell’Amore” e Morte allora La sollevò e disse: “Sii benedetta” e la baciò per cinque volte dicendo: “Solo così puoi ottenere gioia e conoscenza”. Ed Egli Le insegnò tutti i suoi misteri e Le donò una collana, ed Ella dichiarò: “Questo è il cerchio della rinascita. Attraverso di te tutte le cose si allontanano dalla vita, ma attraverso me tutte le cose possono rinascere. Tutto passa e tutto si trasforma niente è eterno. Mio è il mistero del grembo, che è il calderone della rinascita. Come la Vita è solo un viaggio verso la morte, così la morte è solo un passaggio per tornare alla vita, e in me il cerchio ruota in eterno”. Ed Essi si amarono e furono una cosa sola e ne derivarono tre grandi misteri. Per realizzare l’Amore è necessario ritornare nuovamente nello stesso tempo e nello stesso luogo dei nostri cari e incontrarli, riconoscerli, ricordarli ed amarli nuovamente. Ma per rinascere bisogna morire ed essere resi pronti per un nuovo corpo. E per morire è necessario nascere e senza l’Amore nascere non si può. E la nostra Dea cinge l’Amore e la gioia e la felicità e veglia e nutre i suoi figli segreti durante la vita. E nella morte Ella insegna la strada per congiungersi a Lei ed anche in questo mondo insegna loro i misteri del Cerchio sacro che si trova tra il mondo degli uomini ed il regno dei Potenti.”

INNO A PERSEFONE

Persefone, figlia del grande Zeus, vieni, beata,
dea unigenita, e accetta i graditi riti,
sposa molto onorata di Plutone, eccellente, dispensatrice di vita,
che custodisci le porte dell’Ade sotto i recessi della terra,
Prassidiche, dalle amabili chiome intrecciate, sacro germoglio di Deò,
generatrice delle Eumenidi, regina di quelli di sotterra,
fanciulla che Zeus generò con unioni indicibili,
madre del molto risonante Eubuleo multiforme,
compagna delle Stagioni, portatrice di luce, dalla forma splendente,
santa, che tutto domini, fanciulla ricca di frutti,
dalla bella luce, dotata di corna, tu sola desiderabile per i mortali,
primaverile, ti rallegri delle brezze sui prati,
riveli la sacra persona con i germogli dai frutti verdeggianti,
rapita per essere sposata con nozze autunnali,
sola vita e morte per i mortali dai molti affanni,
Persefone: poichè sempre tutto nutri e uccidi.
Ascolta , dea beata, manda su dalla terra i frutti,
tu che fiorisci di Pace e Salute dalla mano soave,
e di vita felice che conduce ad una splendida vecchiaia
alla tua regione, signora, e al potente Plutone.

INNO A BACCO ANFIETE (DIONISO CTONIO)

Invoco Bacco Anfiete, Dioniso ctonio,
che si risveglia insieme alle Ninfe fanciulle dalle belle trecce,
che presso Persefone dormendo nelle sacre case
fa riposare il tempo trieterico, santo Bacchico.
E quando egli di nuovo risveglia la festa trieterica,
si mette ad inneggiare con le nutrici dalla bella cintura
gridando evoè e sollecitando i cori nelle stagioni che si volgono in cerchio.
Ma, beato, dai frutti verdeggianti, che porti le corna, Bacco che produci i frutti,
vieni con viso radioso alla cerimonia di tutti gli dei
ricolmo di sacri frutti maturi.

A DIONISO

Ultimo tra gli dei
Venisti ai mortali
E così grande
Che antichi
Segreti racconti
Dicono ricevesti
Le chiavi del Regno

A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile 
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi

In te 
e solo in te
si confondono
regni lontani
quando dei
animali
e piante
e per ultimo l’uomo
si intrecciano
inestricabili 
tra le onde dei tuoi capelli danzanti
al ritmo dei tuoi devoti
e dei suoni
che da sempre
abitano
il vasto universo

Certo,
compagno tu sei dei mortali
antico
quando ignari,
ancora, del fuoco
divisero la preda
esultando e,
strappate le membra,
ne divorano carni 
ancora viventi

ed in cerchio danzando
levarono alte
le voci isolate
che prime
si unirono
in un unico canto

Sei tu che l’ebbrezza
del comune sentire
concedi ai viventi
che in cuore ti onorano
per il dono del vino lucente
che levando lo spirito
dalle strette di affanni infiniti
mette le ali alle dolci
ingannevoli attese

Perché implacabile
la tua vendetta
cade
sulla mente
oscurata dalla folle ambizione
di non celebrare
le tue danze notturne
e la perdita del senno
che solo varco ai mortali
è dato per accedere 
agli dei
nascosti ben oltre
gli angusti pensieri
della luce del giorno

Tu che radici
hai profonde
nella oscura
nell’umida terra
tu parimenti
nell’alto del cielo
scagli le gemme
dei fruttiferi rami
e col canto ispirato
di poeti 
che del tuo sangue
si nutrono
scandisci il duro cammino
perché si sciolga
in amabile danza

Tu della vita
ci conduci ai confini
dove la nera soglia
delle tue grandi pupille
ci invita
con riso dolente
ad inoltrarci
in oscuri sentieri
che non hanno ritorno
se la dolce promessa
del tuo eterno rinascere
non ci accompagna
più amica

Inno a Dioniso di “Omericchio”