In questi mesi via a via più bui, è quasi inevitabile incrociare la strada con le nostre Ombre, le nostre paure. Questa sembra una bella occasione per ragionare su uno dei nodi che, credo, sia fra i più destabilizzanti fra quelli da sciogliere: il cambiamento (riguardo al quale avevamo già detto qualche parola) e la sofferenza che spesso lo accompagna.

Lavorando con il nostro gruppo di studio o, più semplicemente, scambiando chiacchiere con altri compagni di cammino, diverse volte ci siamo sentiti in dovere di dare alcune avvertenze che, come prevedibile, hanno spesso frenato certi entusiasmi per non dire messo inquietudine. Per farla breve, accompagnando i primi passi di chi lavora assieme a noi, ci siamo non di rado sentiti in dovere di essere molto chiari fin dal principio: “se intraprendi questo cammino, non sarà tutto rose e fiori, è assai probabile che cambieranno molte cose anche nella tua vita privata e ti capiterà di andare a visitare il fondo rovistando nella fossa settica di quel che non hai mai voluto affrontare”.

Non si tratta di un dato “oggettivo”, ma sappiamo per esperienza che è un meccanismo frequentissimo -per non dire certo- ed è dunque il caso di tentarne una spiegazione più articolata.

La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano i figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. In fondo, un uomo non sa assolutamente come sia la sua anima/animus, non ha la minima idea di che aspetto abbia fino a che non conosce i propri lati più oscuri né quanto sia in grado di mentire a se stesso rispetto a ciò che è e ciò che sia la propria vita. Ma quando, anche solo per un istante, intravede la verità, se è appena decente come essere umano passa, per così dire, diversi giorni a vomitare: non è niente affatto piacevole e siamo naturalmente ed istintivamente guidati ad evitarlo, a fuggirlo. Così accade che, in media, gli esseri umani pensino di essere vivi perché respirano, mangiano, parlano, dialogano, vanno di qui e di là.  Non sono morti, è chiaro. Ma sono forse vivi?

Cosa significa in realtà essere vivi? Nessuno ha una risposta definitiva ma certamente, esserlo, contempla almeno queste tre cose: essere se stessi, essere ora ed essere qui. Ed è su questi tre punti che in un training (o comunque sia, nel proprio percorso) si cerca di fornire/acquisire strumenti di intervento con cui si possa lavorare su di sé… ed è per l’appunto qui che inizia la salita.

Si favoleggia che qualcuno riesca a lavorare su questi punti senza troppi scossoni, ma nella nostra esperienza personale, ogni passaggio evolutivo di una certa portata è stato propiziato da un crollo piuttosto che da una conquista e, tutto questo, è legato all’esperienza della sofferenza, quella spirituale (e non solo).

awakening

Qui, la sofferenza sorge quando l’immagine che abbiamo di noi stessi si scontra con la realtà delle cose: è allora che scatta. Sembra che questo genere di sofferenza ci sia data perché si possano aprire gli occhi alla realtà, perché si possa capire che da qualche parte dentro di noi si nasconde un nodo di falsità da sciogliere, ovvero l’immagine illusoria di noi stessi e della nostra vita. Questo nodo cela e tenta di soffocare una verità che mano a mano che si avanzi sembrerà essere sempre meno disposta a tacere… proprio come un dolore fisico si fa sentire per avvertirci che da qualche parte c’è una malattia o un morbo.

A quel punto, che qualcosa si stia muovendo negli abissi del non detto, lo si intuisce prima ancora che si manifesti in tutta la sua chiarezza, ossia che, semplicemente, ‘accada’. Si intuisce, cioè, che qualcosa “è storto” e piaccia o meno, un meccanismo spietato ci porterà a raddrizzarlo. Qualcosa arriverà a stravolgere la vita che già ci si immaginava per sé nei giorni a venire, come per l’imprevisto che ti capita di domenica pomeriggio, quando tutti i negozi sono chiusi: lo sapevi, lo temevi ed ecco che succede.

Eppure esiste un valore misterioso nella vita che cade a terra, quando sembra di dover ricominciare tutto da capo, perché a misura che avanziamo nel tragico, il senso del tragico diminuisce: e si fa il silenzio. Un silenzio necessario affinché qualcosa nel buio della nostra interiorità possa germinare. Anche se non è dato di conoscere i tempi di questo germoglio, è così che la maggior parte di noi è riuscito a fare reali passi avanti, banalmente: si soffre a tal punto da svegliarsi rispetto alla situazione precedente…ed i risvegli che ci aspettano sono tanti, uno dopo l’altro.

Però, se alle volte la vita può sembrare come una lunga serie di disastri ferroviari con brevissime pause felici stile pubblicità mulino bianco, è altrettanto vero che dopo ogni crisi, la vita riserva sempre nuove sorprese e, il meglio, nonostante tutto, è sempre davanti a noi ad aspettarci, a qualsiasi età.

Sì, tutto questo può far paura, è vero, ma di là, oltre la salita, c’è un mondo di una bellezza e di una ricchezza inimmaginabile tutto da ri/scoprire, da ri/vivere con occhi nuovi e, una volta che si sia goduta questa visione, si è già pronti per ricominciare…

Buon cammino.