Candelora e candele astrali

Fra poco ci siamo… Il 2 febbraio è alle porte e con esso il lavoro magico del Sabba.

E come anticipato nelle scorso articolo riguardante questa festività ed il senso del “purificare”, questa è una buona occasione per parlare di candele.

Sono passati tanti anni dai miei primi lavori con le candele, strumenti magici che ho sempre amato per la loro semplicità e facilità con cui si possono reperire.

Guardo la candela e vedo una simbologia ed una costellazione di significati talmente vasta da inebriarmi…

La sua verticalità che mi ricorda l’asse del mondo. Il mio desiderio di elevarmi.

La sua fiamma che, anche se un soffio di vento l’ha fatta vacillare, tende sempre verso l’alto, verso il cielo. La Conoscenza che sospinge l’elevazione…

Il suo corpo, fatto di cera e la sua anima, lo stoppino, mi ricordano l’essere umano.

Nel preparare l’Altare per un rituale le candele hanno un ruolo importante ed è per questo che amo prepararle prima, dedicando a questi validi “aiutanti” tutto il tempo e le attenzioni necessarie. Le candele ed i ceri che usiamo per allestire un Altare perdono, nel momento in cui vengono posate sulla tovaglia, la loro “quotidianità” per divenire simulacri degli Dèi (i ceri) e di noi stessi (le candele “astrali”). Per questo non amo usare candele acquistate e messe direttamente sull’altare.

L’uso di queste candele che abitualmente chiamiamo “astrali”, e che noi utilizziamo per rappresentare la nostra presenza nel rituale come celebranti, non discende da una tradizione del Tempio di Calliaghe ma è una consuetudine che ho acquisito nel corso degli anni e che ora è entrata a far parte delle abitudini della nostra Famiglia (termine con cui solitamente preferiamo chiamare la nostra congrega) e che introduciamo anche nei gruppi di studio.

In particolare nel giorno della Candelora preparo le candele astrali che intendo usare durante l’anno, fino alla prossima Candelora. Le candele astrali richiamano nel colore, il vostro segno zodiacale, quindi nel mio caso (gemelli, segno governato da Mercurio) saranno gialle o, nel caso del mio Sacerdote, rossa (ariete, segno governato da Marte).

Nel momento in cui accendo la mia candela astrale, avvicinando la fiamma allo stoppino, dico “io ci sono”. Ci sono con il corpo (cera), con la mente (stoppino) e con il mio spirito (la fiamma). Esattamente come, dopo averli invocati, l’essenza degli Dèi è simbolicamente richiamata nei ceri (che disponiamo usualmente su un piano più alto rispetto alle candele degli elementi, quelle astrali, e quella di servizio -una candela che utilizziamo per accendere tutte le altre-).

Preparare le candele astrali è piuttosto semplice e non richiede cose particolari.

Una volta acquistate le candele del colore che mi rappresenta (giallo), stendo un telo pulito sul tavolo e appoggio le candele che intendo preparare. Sullo stesso telo avrò messo una candela da lavoro bianca, un’incensiere con incenso, una ciotola con acqua e sale ed uno straccio o pezzi di carta da cucina.

Prendo la candela e la pulisco con la carta da cucina inumidita nell’acqua e sale per togliere eventuale sporco che possa essersi depositato sopra, poi la passo velocemente sopra la candela da lavoro ed infine sopra l’incenso. La candela è pronta per rappresentarmi a livello astrale o quasi. E’ un lavoro di purificazione e, come tale, deve essere eseguito con quell’intento e l’opportuno lavoro energetico.

Questa è la prima parte, ovvero il lavoro che preparo durante il sabba della Candelora ma la candela, affinché assuma pieno valore rituale, andrà poi unta e vivificata.

Questa seconda parte va fatta appena prima di usare realmente la candela. Forse è una fisima mia, ma non amo sapere che, seppur custodite, ci siano candele “caricate” e “vivificate” con la mia intenzione ed essenza in giro per la casa.

Quindi come vi dicevo, questa seconda parte, quella che le lega intenzionalmente a me, la faccio solo quando la vecchia candela astrale è terminata e ne serve una nuova.

Quando accade, termino il lavoro sulla candela preparata durante il sabba, ripassandola sull’incenso e ungendola con olio. Lo farò in modo “neutro” ovvero ne per attrarre ne per bandire ma solo per imprimere in quel simulacro me stessa. Le dita bagnate di olio percorreranno tutta la lunghezza della candela dall’alto verso il basso e viceversa mentre visualizzo la mia essenza che, attraverso lo stoppino, si eleverà e raggiungerà gli Dèi.

Mentre scrivo, mi rendo conto di quanto ci sarebbe da dire sulle candele e sui ceri. L’atto di accendere una candela durante un rituale non è mai “solo” un avvicinare una fiamma allo stoppino affinché prenda fuoco… ma molto, molto di più…

Dedicare una candela ad una divinità o a noi stessi, nel caso delle candele astrali, significa che ogni volta che noi accenderemo quella candela o quel cero, noi o la divinità saremo “presenti”. Presenti nel rito, presenti in questo mondo, in questo livello ed anche negli altri. Spegnere la fiamma è come dire “arrivederci”, ci si congeda…

Nel caso voleste cimentarvi nell’utilizzo delle candele astrali, qui di seguito troverete una tabella con le corrispondenze fra colorazione e segno zodiacale che utilizzo abitualmente:

 

ARIETE Tutte le varietà del Rosso
TORO Tutte le varietà del Verde
GEMELLI Tutte le varietà del Giallo
CANCRO Bianco o argento
LEONE Oro, Arancio
VERGINE Tutte le varietà del Giallo
BILANCIA Rosa
SCORPIONE Rosso scuro
SAGITTARIO Blu, blu reale o porpora
CAPRICORNO Nero o grigio
ACQUARIO Marrone
PESCI Viola, malva, verde mare

(tabella tratta da “Il Fuoco Magico” – di Franco Spinardi – Ed. All’Insegna di Ishtar, 1991)