Un sogno…

E’ notte fonda ma tu, incurante del mio ritmo circadiano, mi hai svegliato con un’immagine ben impressa nella mente. Provo a riaddormentarmi ma, visto l’insuccesso, mi alzo e metto su un caffè mentre ripenso alle immagini che mi hai inviato…

Sei bellissima nel tuo abito verde. Maestosa nel tuo incedere… Giunonica nelle forme, così morbide e così accoglienti.

Con quella pelle così candida e le labbra rosse, quasi di fuoco.

Cammini in pieno sole. Caldo mentre il frinire delle cicale rende l’aria quasi immobile…

IL tuo abito lungo accarezza la Terra mentre attraversi un campo di biondo grano maturo.

E tu, semplicemente, cammini. Posando lo sguardo sulle spighe di frumento, piegate dal carico abbondante.

Sei incantevole Cerere.

Nella limitatezza del mio linguaggio non trovo altro aggettivo per te. Il tuo sorriso, un po’ melanconico, mi scalda il cuore ed i tuoi occhi mi ricordano il danzare dei raggi del sole fra le frasche di un albero…La tua nobile fronte è adorna di una ghirlanda di edera. Il verde delle foglie che spicca sulla nivea pelle.

I tuoi seni abbondanti, molli, carichi di nutrimento e di promesse, si muovono lenti con il tuo respiro…

Incedi nel campo di grano, quasi a controllare che, anche per quest’anno, tu ci abbia dato di che sostenerci.

Ed è grano… Grano a perdita d’occhio, Madre. Sì, anche quest’anno hai pensato a noi.

Adagiato come un neonato, nell’incavo del tuo braccio sinistro, un enorme covone di grano, pronto ad essere stipato per l’inverno che sta per arrivare.

Ed il profumo di polvere e calore arriva alle mie narici e mi riporta alla mente l’evento della battitura del frumento, con l’aia invasa da gente allegra che canta mentre imbocca la trebbiatrice e porta i sacchi, ricolmi di preziosi chicchi, al coperto.

Nella mano destra Madre tieni un tirso ed è su questo che vuoi che io ponga la mia attenzione.

La tua mano afferra con decisione il manico. Il polso fermo a reggere il bastone reso pesante dalla grossa pigna fissata in alto.

Guardo affascinata il gioco dei nastri che ricadono sul tuo braccio… Lunghi e sottili serpentelli rossi che contrastano con il biancore della tua pelle.

Me lo porgi ed io mi intristisco… Mi dici che è quasi ora di cercare l’edera che velerà la pigna…

Sai che sarà così Madre… Sai che quando il Tempo sarà giunto le mie mani raccoglieranno ed intrecceranno i lunghi tralci. Creerò la copertura perché è compito delle donne aver cura della forza vitale ed inseminatrice del Maschile. La copertura come una vagina che accoglie e abbraccia…

Quando verrà il Tempo, io sarò pronta Madre.