La segreta necessità di sentirsi speciali

(di Luca Ariesignis Siliprandi)

Diciamocelo, chiunque abbia intrapreso un percorso che considera la magia parte integrante del proprio cammino, più o meno segretamente ha coccolato dentro di sé l’idea di essere speciale. Di essere qualcosa di raro ed unico.

Unici e rari, li siamo tutti, questo è poco ma sicuro, ma magari non esattamente quanto vorremmo. Insomma, desidereremmo essere quelli che, in un modo o nell’altro, hanno quel quid, quel di più, che fa la differenza. Però, dal desiderare poteri incredibili o sperare in chiamate personalissime degli Dèi per missioni di portata mondiale, al crederci e auto convincersi di questo ci sta di mezzo un poco di sana auto-analisi o un buon professionista che ci aiuti a capire i moti del nostro inconscio. Ho conosciuto persone dotatissime fallire in questo e negli anni, chiunque sia in questo ambiente, ha potuto toccare con mano la forza delle auto-suggestioni… se solo si considerano quante messe in scena, psicodrammi e ‘teatrate’ toccherà vedere ad ognuno di noi, si corre addirittura il rischio di perdere fiducia rispetto a che certe cose siano possibili.

Eppure lo sono e, affinché lo siano, la prima cosa da fare è imparare a smontare questa segreta necessità di sentirsi “speciali”.

La magia ed il mondo del divino operano per vie misteriose, ma certo è che, affinché possano avere campo di azione, ci si deve per così dire fare un poco da parte. Ognuno di noi ha il suo proprio dono, più o meno emozionante e intrigante ma c’è… eppure, al riguardo, l’ego, che entro certi confini è pure cosa assolutamente salubre, va in un qualche modo ridimensionato e messo lì, a lato, quasi fosse un osservatore esterno. Questo è utile senz’altro per noi (per avanzare e al contempo non diventare degli invasati come -ahi noi- alle volte capita) ma anche per non offendere il nostro modo di essere speciali nonché chi, con certi ‘doni’ che magari ci possono sembrare ‘fighissimi’, è nato suo malgrado.

Se sapeste in cosa consiste a volte essere speciali, lo desiderereste assai meno

Come per tanti altri, il cosiddetto mio ‘dono’ è davvero poco intrigante e, in effetti, piuttosto banale. Non accendo fuochi con il pensiero e non ho particolari doti magiche. Insomma, facendo un paragone con i centometristi, mi alleno ogni giorno, non sono malaccio ma so che non sarò mai Usain Bolt (detentore del record mondiale) né ho la stoffa per stare in squadra olimpica. Però faccio il mio sporco lavoro, mi alleno, sempre, costantemente. Sudo, fatico, studio… non sarò mai Bolt ma, se oggi posso dire di aver fatto qualcosa nel mio percorso, lo devo all’impegno più che al mio bagaglio genetico o alla bontà delle mie gambe. Ora, mettetevi invece nei panni di chi, in un qualche modo, è l’Usain Bolt di turno. Davvero pensate sia così bello?

Medium-Eva-Carriere-1912

In congrega, ad esempio, abbiamo G.S., ha il dono di ‘vedere i morti’…. bello vero? Pensate sia così ricreativo vedersi passare ombre accanto mentre fate la spesa? Avere sogni notturni dove spesso ci si ficca qualche morto o similari? No, per Diana, nemmeno un po’. Ricordo una occasione particolare, con il volto di G.S. pallido, quasi verde, le labbra tremanti, gli occhi sbarrati e terrorizzati… ci sono volute diverse ore perché si riprendesse e, quel che ha visto, non la lascerà mai più. Bello vero?

Altro esempio, la mia compagna, A.A., è una medium. Al netto del fatto che oggi è la sua attività prevalente, pensate sia stato carino ritrovarsi a sentire voci a 8 anni, le mani in fiamme, come prendessero fuoco nell’adolescenza? Pensate sia stato facile accettare questo ‘dono’ e dire che in effetti sì, sai cosa, sono una medium?

No. Per nulla. E sapete qual è il primo segno che mi insospettisce in chi dice di aver doni, vedere cose particolari etc.? Che ne parla, che lo ostenta. Chi ha questo tipo di accessi, chi vive sempre e costantemente quel che io posso vivere e toccare con mano solo di tanto in tanto, in contesti rituali e dopo tanto lavoro, sta zitto, perché è ‘roba dolorosa’, di cui alle volte ci si vergogna o si ha paura. Sono ‘doni’ che portano con sé impegni e decisioni importanti, intimissime, come il sesso o di più.

Smettere di sentirsi speciali ad ogni costo, può farci scoprire in cosa lo siamo

Nella nostra tradizione (così come in altre), comprendere il cosiddetto ‘proprio dono’ fa parte di uno dei passaggi fondamentali del training iniziatico. Come dicevo poco fa, il cosiddetto mio ‘dono’ è davvero poco intrigante, però, sapete come l’ho scoperto prima e cresciuto poi? Azzerando lo stato di ‘pretesa’ e ‘aspettativa’. Solo smettendo di cercare qualcosa di speciale, di proiettare su di noi aspettative e fantasie alimentate dal nostro Ego possiamo scoprire quella peculiarità che ci caratterizza rendendoci a nostro modo unici. Fintanto che cercheremo di essere centometristi, potremmo non scoprire  quanto siamo bravi nel mezzo fondo o nel salto in lungo; non solo, anche rispetto all’opinione che ci facciamo degli altri, quella persona che ci sembra lenta nella staffetta, magari è un ottima nuotatrice. L’ho vissuto di persona recentissimamente, scoprendo che A.P., partecipante ad un nostro gruppo di studio di cui lamentavo una certa lentezza ‘nella corsa ad ostacoli’ -per così dire- è invece dotatissima nel ‘lancio al giavellotto’…

Questo non significa abbandonare le proprie ambizioni, quanto, invece, considerarle nella giusta ottica. Per esempio, avrei tanto voluto essere un buon cavaliere, ma sono sempre rimasto più o meno un brocco e, il meglio di me, lo davo sul divano (si vedano foto seguenti). Ciò nonostante, se non fosse stato per una schiena mal messa, ancora cavalcherei… ma senza l’ambizione di andare alle Olimpiadi… non so se mi spiego.

Come tanti prima di me, ho capito di non essere né Usain Bolt né che sarei diventato un novello Eric Lamaze, ci ho fatto i conti, solo allora ho potuto scoprire quanto di speciale avevo… e lavorarci sopra per crescerlo e perfezionarlo. Fatto questo, ognuno di noi si ponga un’ulteriore domanda: e, ora, con questo dono, che ci faccio?

Buon lavoro.