Rieccomi qui. Ancora una volta…

Già imboccare la strada che sale da Taggia lungo la Valle Argentina, mi emoziona.

Guardo il paesaggio, verde e rigoglioso. La strada si inerpica stretta e piena di curve…

Finalmente Molini di Triora.

Lo storico negozio di Angelamaria non c’è più, sostituito da una pizzeria da asporto.

Mi vengono le lacrime… Mi pare d’aver perso qualcosa di prezioso e che non ritroverò in nessun altro luogo.

Ancora qualche chilometro e finalmente appare Triora!

Passeggiare lungo i vicoletti, i caruggi, passare sotto gli archi ammirando i portali di ardesia, lasciar correre la mente mentre, passo dopo passo, arrivo a Palazzo Stella.

E il mio pensiero corre a lei: Isotta Stella.

Si narra che sia stata la prima donna a venir imprigionata con l’accusa di stregoneria e morì sotto tortura.

In realtà l’unico “problema” di Isotta Stella era che era vedova di un ricco uomo d’affari, con possedimenti e palazzi vari e poi una casa con libri. Capite? Libri! Una donna con libri!!!

Ogni volta che penso a lei il cuore si stringe e so che avrei potuto trovarmi tranquillamente al suo posto se solo fossi nata nel periodo sbagliato!

Continuo a camminare, scendendo verso la Cabottina. Oltre a ricordi meravigliosi di Sabba e di Poeti, la Cabottina è uno dei miei luoghi di “pellegrinaggio” .

Alla Cabottina le donne di Triora si ritrovavano e lì ora c’è, in una nicchia, un manichino vestita di stracci a ricordare le donne-streghe di Triora.

La guardo e silenziosamente appoggio, appena oltre le sbarre, dei fiori freschi, una candela accesa ed un po’ di miele come offerta.

La donna che mi si affianca mi chiede il motivo dei fiori e della candela ed io apro il cuore ed inizio la litania….

“Erano donne.

Erano donne sapienti,

troppo belle,

troppo brutte.

Donne troppo sfrontate,

troppo timide,

troppo rosse di capelli

troppo ricce,

troppo ricche,

troppo povere.

Donne troppo odiate,

troppo desiderate,

troppo taciturne e schive,

troppo loquaci e dalla lingua tagliente,

Donne vecchie e sdentate,

Donne giovani dal corpo seducente.

Per anni quelle donne hanno curato le malattie.

Genova ed i suoi dottori era lontana, Triora aveva le herbane… La sapienza antica, tramandata di famiglia in famiglia, sulle erbe ed i loro usi più comuni. L’unica forma di medicina che i poveri montanari potessero permettersi.

Erano donne.

Ed oggi io quelle donne voglio ricordare.

Voglio ricordare Franchetta Borelli che disse agli inquisitori: “Io digrigno i denti ma voi direte che rido” ed in effetti così viene riportato negli atti del processo.

Erano donne come te e me eppure sono morte tra la crudeltà, il sadismo e la vigliaccheria della gente”

Mi taccio e ci guardiamo. Lo sguardo greve parla per noi.

Ci voltiamo e torniamo alla nostra vita di donne “moderne” ma sulle spalle portiamo il peso di coloro che non ci sono più.

Erano Donne!

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