Tinture madri per il solstizio d’estate (e alcune ricette per l’iperico)

(di Luca Ariesignis Siliprandi)

Complice una primavera particolarmente piovosa, le campagne stanno ora esplodendo delle fioriture nei prati stabili, a bordo dei campi e al limitare dei boschi. Oltretutto, per chi lavora con le erbe, questi mesi a cavallo del solstizio d’estate (giugno e luglio) sono fra i più attesi non solo per la ricchezza e varietà di piante, ma perché molte di queste si trovano ad esprimersi nel pieno del proprio periodo balsamico, ovvero, quel particolare momento in cui sono maggiormente cariche dei propri principi attivi ed oli essenziali.

A fine articolo troverete un elenco indicativo delle erbe in periodo balsamico , ma mi permetto di suggerirvene fin da ora alcune classicamente legate al solstizio d’estate ed alla vigilia di S.Giovanni. La più nota fra tutte le cosiddette erbe di S.Giovanni è senz’altro l’iperico (di cui abbiamo già parlato qui, dove spieghiamo come prepararne l’oleolito) e su cui troverete alcune ricette per a fine articolo, ma rientrano nella tradizione anche:

  • L’Artemisia sia della specie vulgaris (foto 1) che la profumatissima absinthium (foto 2), da cui si ricava il noto liquore (assenzio) e che compone parte della ricetta del vermut;
  • La lavanda (ogni specie ma preferibilmente la lavandula augustifolia detta anche ‘vera’ o officinale – vedi foto 3);
  • La Ruta –graveolens– (foto 4);
  • L’aglio, sia la specie sativum -ovvero quello da cucina- e sia la specie selvatica meglio nota come l’aglio orsino (Allium Ursinum – foto 5);
  • La salvia, solitamente la specie officinalis (foto 6);
  • Il rosmarino, qualsiasi specie  (foto 7);

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Una volta raccolte le piante di vostro interesse, potrete ovviamente conservarle dopo averle essiccate per mille usi, ma il preparato che vi spieghiamo qui è la cosiddetta ‘Tintura madre’, uno dei più diffusi preparati erboristici e fitoterapici. Per tintura madre si intende un macerato di erbe in una soluzione idroalcolica (ovvero una soluzione di alcol e acqua). Per dirla in parole povere: si tratta di mettere delle erbe in un vaso con chiusura ermetica con acqua e alcol debitamente proporzionati.

Una volta compreso come preparare ‘materialmente’ la tintura, desidero spendere due parole su quali e quante ‘belle cose’ il procedimento può prestarsi ad un lavoro magico, specie di guarigione. Ma vediamo più in dettaglio..

La tintura madre da un punto di vista pratico

Ecco, uno per uno, tutti i fattori ‘pratici’ che concorrono alla preparazione di una tintura madre, ovvero: il solvente (la soluzione di acqua e alcool), la quantità (il rapporto fra quanta erba e quanto solvente), il tempo e i modi di macerazione (quanto e come lasciare le erbe a macerare)

Il Solvente – La diversa proporzione fra alcol etilico a 96° (per intenderci, quello bianco, facilmente acquistabile in ogni supermercato) e acqua determina la gradazione alcolica complessiva del solvente. Nelle tinture madri, la gradazione alcolica può variare dai 70° ai 45° gradi alcolici circa a seconda della pianta e a seconda del fatto che la si usi fresca o secca, ma ne parleremo meglio un poco più avanti. Per ora concentriamoci su questa tabella che vi può essere di aiuto per trovare le giuste proporzioni fra alcol e acqua a seconda della gradazione alcolica che volete ottenere:

tabella-diluizione-alcool

Ad esempio, per ottenere un litro di solvente a 60°, dovrete unire 620,5 ml di alcol a 37,5 ml di acqua. Ora, è importante capire meglio come scegliere la gradazione alcolica del solvente. Infatti, a seconda di cosa desiderate estrarre dalla pianta e della solubilità in acqua e/o alcol dei suoi principi attivi, si dovrà utilizzare un solvente adeguato:

  • 65° – 70° si estraggono prevalentemente alcaloidi e oli essenziali (quindi è la gradazione ottimale per le piante aromatiche e le resine se vi interessa l’aspetto del profumo piuttosto che i principi attivi medicinali – questo, ovviamente, a meno che la parte attiva dal punto di vista fitoterapico non sia un alcaloide);
  • 50° – 60° si estraggono la grande maggioranza dei principi attivi flavonoidi, antociani, saponine, tannini, ecc.  (ossia, classicamente, i principi fitoterapici);
  • 45° in parte saponine, mucillaggini e i glicosidi molto polari (usata di rado, solo in casi particolari)

Detto questo, sappiate che non esiste una “gradazione perfetta”, infatti, tutte le piante contengono miscugli complessi di principi attivi. Prendiamo ad esempio la salvia: i suoi oli essenziali (tujone, cineolo, borneolo, linalolo, beta-terpineolo e beta-cariofillene) facilitano l’avvio delle mestruazioni favorendo il flusso mestruale nei casi di amenorrea, mentre i suoi tannini, flavonoidi etc. sono sostanzialmente degli antinfiammatori. A seconda delle proprietà che desideriamo per la nostra tintura madre di salvia, andremo a scegliere una gradazione attorno ai 65° per facilitare il flusso mestruale piuttosto che una gradazione attorno ai 50° per avere una tintura antinfiammatoria o, ancora, volendo una tintura a fini principalmente aromatici potremmo preferire una gradazione di 70°.

Qualche lettura, una breve ricerca e un poco di esperienza vi suggeriranno la gradazione giusta per voi.

La quantità – La diversa proporzione fra solvente e pianta regolerà la concentrazione dei suoi principi attivi nella tintura madre. Usualmente, ed è pressoché uno standard, la proporzione fra pianta e solvente è 1 a 10 (1:10) calcolata in peso. Quindi, ad esempio, 1 kg di erba va fatta macerare in 9 litri di soluzione idroalcolica. Per il ‘fai da te’ è utile tener conto che in erboristeria si parla di ‘droga’ (la pianta essiccata) e che, normalmente, il peso di una pianta essiccata cala di circa il 70% rispetto a quando è fresca.

Normalmente questo riproporzionamento fra secco e fresco funziona egregiamente ma, qualora vi troviate ad utilizzare piante particolarmente carnose o, viceversa, particolarmente legnose, potete provare sperimentalmente con una semplice bilancia da cucina. Per farlo, potete pesarne una piccola parte ancora fresca e farla essiccare rapidamente utilizzando il forno a 40 gradi massimo (meglio se ventilato) pesando poi la differenza e calcolando il rapporto fra le due misure. Fate attenzione al fatto che a fronte di una grossa percentuale di acqua contenuta nell’erba, la gradazione alcolica potrebbe diminuire: tenetene conto quando fate i calcoli per il solvente!

Personalmente, non avendo le problematiche di conservazione che ha l’erboristica, prediligo l’utilizzo delle erbe fresche dato che i principi attivi presenti sono di norma più elevati.

Il tempo e i modi di macerazione – Una volta raccolta la pianta o erba con cui si vuole realizzare la tintura, va mondata (specie se siete interessati alla componente aromatica e profumata, se potete, a meno che non sia necessario, non lavatela!), sminuzzata per bene e fatta macerare in un barattolo di vetro possibilmente scuro o messo in luogo buio a chiusura ermetica. Assicuratevi che la soluzione idroalcolica copra completamente l’erba. Il periodo di macerazione varia usualmente dai 21 ai 40 giorni ma, personalmente, preferisco seguire il tempo di una lunazione. In questi giorni, si dovrà tenere il barattolo lontano da fonti di calore e agitarlo quotidianamente. Una volta conclusa la fase di macerazione, la soluzione va filtrata con una garza o un canovaccio facendo attenzione a spremere per bene le erbe macerate. Dopo averla fatta riposare per altre 48 ore, la tintura può essere utilizzata (si conserva per diversi anni ma suggerisco di non superare mai i 3).

La tintura madre da un punto di vista magico ed energetico

Posto che in questo articolo non mi è possibile fare un compendio delle corrispondenze magiche di erbe, fasi lunari etc., se consideriamo quanto descritto fino ad ora, è facile intuire come ogni fase possa essere accompagnata da un lavoro magico-energetico e rituale. Ricalcando parte dei punti precedenti, ecco dunque un breve elenco di possibilità che potete mettere nella vostra ‘cassetta degli attrezzi’:

Raccolta delle Erbe – In primis, valutate il momento in cui raccogliere l’erba… potete considerare la fase lunare, o preferire la notte del solstizio a seconda degli usi che vorrete fare dell’erba. Considerate poi che, raccogliendo l’erba a fini magici, una offerta alla pianta ‘donatrice’ potrebbe essere una buona idea (in estate, ad esempio, l’acqua è graditissima). Chiedetele ‘il permesso’ e tentate di danneggiare la pianta il meno possibile, ad esempio raccogliendo piccole quantità da più piante piuttosto che la medesima da una sola… evitate anche, se potete, di raccogliere da piante isolate o da esemplari unici. Inoltre, potreste accompagnare l’inizio della raccolta con una ‘preghiera’ come questa che riporto di seguito; circola in internet da tempo come ‘Precatio omnium herbarum’ e si dice sia di un testo del VI secolo d.C., ignoro se la fonte sia vera o meno… ma la trovo bellissima, quindi ve la propongo:

O erbe potenti, ora a tutte voi rivolgo la mia preghiera!
Imploro la vostra autorità, voi che la Madre Terra
ha generato e ha offerto in dono all’umanità:
ha riunito in voi i rimedi e i poteri curativi,
affinché siate sempre utilissimo aiuto
per l’intero genere umano.
Di ciò vi supplico e prego: venite,
avvicinatevi più rapidamente con le vostre virtù,
poiché Lei, che vi ha creato, mi ha concesso
di raccogliervi; è inoltre propizio colui al quale
l’arte medica è stata affidata. E nella misura in cui
la vostra virtù ne ha il potere, assicurate il rimedio
che giovi alla salute. Vi prego che mi facciate grazia
per la vostra forza, affinché in ogni situazione,
qualunque atto avrò compiuto nel vostro nome,
a chiunque vi avrò somministrato, garantiate successo
e rapido effetto. Che sempre mi sia lecito,
col favore della vostra autorità,
raccogliervi…
vi farò offerta dei frutti della terra e vi renderò grazie
nel nome della Madre che stabilì che foste generate.

Il Solvente – Potreste valutare di caricarlo energeticamente con un intento, o limitarvi a ‘purificarlo’ così come, ad esempio, si fa con l’acqua sull’altare nella formula dell’esorcismo dell’acqua (“Io ti esorcizzo, oh Creatura d’Acqua, affinché sia bandita da te ogni impurità e contaminazione del mondo dei fantasmi, nel nome degli antichi Dèi della nostra terra, cosi sia”). Oppure, ancora, di utilizzare al posto della comune acqua, rugiada o acqua lustrale (la cui preparazione abbiamo spiegato in questo articolo).

Il tempo e i modi di macerazione – Questa parte del lavoro pratico si presta benissimo a considerazioni sulle corrispondenze lunari…. volete che qualcosa cresca, diminuisca? Potete anche pensare di combinare simbolismi delle fasi lunari (ad esempio iniziare in luna nuova e terminare in luna piena etc.). Anche l’agitare quotidianamente il vaso potrebbe essere una buona occasione di lavoro magico per caricare ulteriormente la vostra tintura madre: perché non farlo accompagnando il gesto a lavoro energetico e, magari, ad una breve formula scritta da voi per l’occasione?

Come vedete, le possibilità sono tantissime.

Ed ora, augurandovi un buon raccolto e buon lavoro vi lascio ad un elenco delle erbe che saranno nel proprio periodo balsamico fra giugno e luglio.


ELENCO INDICATIVO DELLE ERBE IN PERIODO BALSAMICO FRA GIUGNO E LUGLIO

Giugno
Agrimonia, Amarena, Amorino, Avena, Balsamina, Bocca di leone, Canapa acquatica, Caprifoglio, Cardiaca, Cardo benedetto, Centinodio, Cicutaria, Cimbalaria, Coclearia, Crespino, Cuscuta, Dragoncello, Ebbio, Echio, Erisimo, Eucalipto, Fico d’India, Fragola, Giglio bianco, Ginestrino, Lampone, Ligustro, Malva comune, Malva silvestre, Margherita, Millefoglio, Mirtillo, Mirto, Nepetella, Ortica bianca, Parietaria, Pervinca, Pesco, Pilosella, Pulegio, Risetto, Rosmarino, Ruta, Salcerella, Salvia, Serpillo, Tiglio Fiori e bractee, Timo, Verbasco, Veronica, Vulneraria. 

Luglio
Achillea millefoglie, Alchemilla, Alloro, Altea, Anagallide, Arancio dolce, Argentina, Arnica, Artemisia, Assenzio, Ballota, Bardana, Basilico, Betonica, Bistorta, Canapa selvatica, Capelvenere, Carciofo, Cardo mariano, Carota, Cataria, Centaurea minore, Cetriolo, Cicoria, Coda cavallina, Corbezzolo, Corniolo, Cotogno, Cumino dei prati, Dittamo, Edera, Elicriso, Eliotropio, Erba vescica, Erigero, Eufrasia, Farfara, Fieno greco, Frassino, Genepi, Genzianella, Granoturco, Iperico, Issopo, Lappola, Lavanda, Lingua di cane, Marrubio, Meliloto, Melissa, Menta acquatica, Menta piperita, Mentastro, Mentone, Mugo, Origano, Pastinaca, Piede di gatto, Pimpinella, Poligala, Porcellana, Prunella, Rapunzia, Ribes nero, Ribes rosso, Salvia sclarea, Santolina, Semprevivo, Senape bianca, Tiglio semplice, Tiglio doppio, Verbena. 


Tre preparati con l’iperico

Un po’ in tutta Italia, e in modo diffusissimo nelle regioni settentrionali, le sommità fiorite fresche venivano schiacciate e messe a macerare in olio e vino bianco, dunque esposte al sole per dieci giorni e poi bollite a bagnomaria fino all’evaporazione del vino per ottenere “l’unto dei tagli”, prezioso su ferite, escoriazioni ecc., ma a tale unguento si attribuiva (e ancora oggi così è) la capacità di allontanare energie negative.  Oltre alla raccolta per scopi rituali, dove è fondamentale che sia colto il 23 giugno, l’iperico si presta a più prosaiche preparazioni con scopo fitoterapico. Ve ne riporto tre fra le più semplici ed utili:

Oleolita per scottature solari e bruciature – Questo è il preparato tradizionalmente più diffuso. La ricetta è semplice, per 1lt. di olio (circa 900-920gr.), mettere in macerazione 500gr. di fiori e parti aeree secche o fresche (nel qual caso aggiungete un cucchiaino di sale fino, che assorbirà l’acqua contenuta nell’iperico impedendo all’olio di irrancidire precocemente). Porre il tutto in un contenitore di vetro trasparente da mantenere in luogo soleggiato per almeno 4 settimane scuotendo e rigirando il contenitore quotidianamente. Se volete un procedimento più rapido, potete sostituire l’iperico già messo con altri 500gr di spezia e mantenerla in macerazione per i successivi 8 giorni.  Passato questo periodo, l’olio ormai rosso sarà filtrato il più possibile con delle pezzuole di cotone o carta da filtro. Per ottenere un prodotto di certo non tradizionale ma sicuramente più “professionale” e di maggiore durata, consiglio l’utilizzo di olio di riso (che è meno soggetto ad irrancidire) e l’aggiunta di 10gr. di vitamina E (facilmente reperibile on-line). L’olio può essere spalmato a mano sulla parte da trattare. Attenzione che quest’olio, pur essendo adatto alle scottature solari, contenendo ipericina -il principio attivo contenuto nella pianta- è altamente fotosensibilizzante e, quindi, dovrete poi evitare di esporre al sole le parti trattate con questo preparato almeno per qualche tempo.

Olio cicatrizzante (“Unto dei Tagli”) – Mettete 500gr di sommità fiorite in un 1lt. di olio di oliva (circa 900-920gr.), usate una bilancia per accertarvi del peso preciso e annotatelo), aggiungete quindi 500gr di vino bianco ponendo il tutto in un contenitore di vetro trasparente. Lasciate macerare per tre giorni alla luce del sole (durante la notte non ritarate il contenitore in casa, lasciatelo all’aperto). Fate poi bollire a bagnomaria fino a totale evaporazione del vino (potete accertarvi che tutto il vino bianco sia evaporato controllando con una bilancia). Anche in questo caso, l’aggiunta di 10gr. di vitamina E ne aumenterà durata ed efficacia. L’olio è applicabile sulle ferite o sulle piaghe con compresse di garza –sterile!–.

Alcolita per i dolori di schiena/sciatica – Mettete 500gr in un 1lt. di alcol puro 94°/97° (per intenderci, quello ‘bianco’ per uso alimentare) in contenitore trasparente di vetro e lasciatelo esposto al sole -e alla notte- a macerare per un mese. Filtrare bene strizzando con cura l’iperico. Aggiungete quindi canfora naturale a piacere (fra i 50 e i 100gr) facendo scioglierla mescolando.

AVVERTENZE: anche se “naturale”, l’iperico contiene principi molto attivi da un punto di vista farmacologico e, in particolare, oltre al suo effetto foto-sensibilizzante, è un potente induttore del CYP3A4, enzima che metabolizza circa l’80% dei farmaci in commercio. È dunque sconsigliato assumere l’iperico insieme a farmaci e, in particolare, contraccettivi orali (quali la famosa pillola, che rischia di perdere di efficacia anche in modo consistente), antiepilettici, warfarin, immunosoppressori (es. ciclosporina), glicosidi cardiache (digossina), alcuni antidepressivi, farmaci anti-tumorali nonché altri per il trattamento

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