Con chi lavori?

“Con quali divinità lavori, qual è la tua?” –  Ecco, al riguardo, ho visto spesso tanti fraintendimenti. Non necessariamente la risposta a questa domanda coincide con la divinità “che ci piace”, almeno inizialmente. Desidero spendere due parole al riguardo (per quel poco che possono valere)…

Come già detto, credo che il fulcro di ogni rito dovrebbe essere l’incontro con il sacro, con il Divino. Lo so, è un compito enorme per vastità e portata… perlomeno se non ci si pone almeno un obiettivo iniziale molto definito.

Se posso una mia opinione personale credo che, generalmente, l’apertura della soglia nel regno sacro, il nostro entrarci, avvenga per mezzo di un collegamento assolutamente individuale con una singola forza divina con la quale viene in-tessuto un primo e fondante rapporto.

Il rapporto di cui vorrei parlare è quello con il proprio Nume tutelare, o Divinità “propria”, o chiamatelo come volete; però, senza di questo, penso che molto difficilmente potrete fare qualcosa se non illudervi di voi stessi… è ciò che ho visto e conosciuto io, non posso e non voglio generalizzare.

Parlo della divinità sotto le cui ali ci poniamo, di cui sentiamo il profumo e che tentiamo di seguire…. Ella/Egli sotto cui poniamo la nostra protezione. Nel rapporto che andremo a mano a mano costruendo con questa, avremo in essa una Guida lungo il nostro percorso… e ancora una volta sento il dovere di dire a chiare lettere che quel che sto dicendo qui non ha pretese di “sistema” o “metodo”, parlo guidato dalla mia esperienza, che seppur di tanti anni, è limitata.

Comunque sia, per quel che ne so, nessuno ha mai trovato una risposta definitiva riguardo a Chi scelga Chi, eppure avviene con reciprocità ed è cosa spesso definitiva.

In un modo simile a come già fu Virgilio nella Divina Commedia di Dante, questa divinità diverrà una bussola per i nostri passi ed è per questo che, al di là dagli aspetti strettamente religiosi, penso possa essere un passaggio di fondamentale importanza per il cammino.

Non si tratterà solamente di una guida e di una protezione, ma di ‘qualcosa’ che contribuisce a ‘completarci’ negli aspetti in cui siamo più deboli. Infatti, è interessante chiarire fin da subito che il Nume tutelare (o come preferiamo chiamarlo) generalmente non è –ne forse dovrebbe essere– la divinità che più “ci piace”; in linea di massima, anzi, sarebbe opportuno si discostasse dai nostri caratteri essenziali.

Ad esempio, personalità con spiccate doti intellettuali, potrebbero certo riconoscersi in aspetti Apollinei, ma la vicinanza con divinità legate ai medesimi tratti come Minerva o Apollo stesso, non potrebbero molto contribuire a fare esperire altri aspetti altrettanto importanti. Con questo non si vuole suggerire che le divinità con cui lavoriamo, debbano essere opposte o distanti rispetto a ciò che siamo ma, se posso un personale suggerimento, tentate di familiarizzare con divinità che abbiano tratti complementari a voi.

Vi è anche chi sperimenta contatti con forme meno ‘personalizzate’ e ‘figurate’ del divino e, ciò che sente, difficilmente ha ‘un nome’, tuttavia questo cambia la forma dell’esperienza senza intaccarne il contenuto; le si chiamino antiche armonie o altro, è comunque individuabile una forza tutelare che sentirete tale rispetto voi.

Purtroppo mancano le parole per dare indicazioni più precise, tuttavia, un giorno avverrà che sentirete ‘vibrare quel nome’. Parliamo qui di ‘nome’ in senso generale, perché molte divinità non amano essere definite e si manifestano sotto aspetti particolari e differenti per ciascuno. Se tornate con la mente all’esempio del fiume fatto in questo articolo, considerate che se è vero che ogni corso d’acqua ha un nome,  questo nome perde di senso se vogliamo riferirci, ad esempio, ad un’ansa del suo corso.

La nostra vista, infatti, non è in grado di sostenere la totalità ‘del fiume’ divino (perlomeno, non la mia!), di cui possiamo vedere solo una parte e per di più, spesso, ne è mostrata una differente ad ogni persona che vi si avvicini. Così è anche  per l’esperienza che si può avere della divinità con cui lavoriamo e, per questo, è strettamente personale e non completamente ripetibile.

Anche in questo caso non esistono regole ferree e ogni esperienza è diversa l’una dall’altra però, quando crederete di sentire questa ‘vibrazione’, esistono alcuni indicatori riguardo al fatto che possa trattarsi del ‘vostro Nume’ piuttosto che di un profondo amore per la figura divina oggetto del vostro sentire.

Ad esempio, solitamente questa divinità ha la medesima polarità sessuale del praticante, Dee per le donne, Dei per gli uomini…. e solo molto raramente è una divinità suprema del pantheon di riferimento (come Zeus o Era, Iside e Osiride etc.), più spesso si tratta di forme particolari e ‘minori’.

Di sovente ricorrono sogni che la riguardano o direttamente o nei simbolismi; non di rado, poi, sembrano concentrarsi nella quotidianità accadimenti ricorrenti come il continuo ritornare di riferimenti a quella divinità durante le letture piuttosto che in un film. Questo genere di cose iniziano a diventare indizi piuttosto forti riguardo all’effettiva possibilità che abbiate incontrato il vostro ‘Nume’. Soprattutto, valutate la costanza con cui questo avviene.

Se del vostro ‘Nume’ si tratta, continuerà a tornare e, per dirla con un poco d’ironia: non avrete scampo! Sappiate inoltre che alcune divinità possono essere anche particolarmente ‘gelose’ –per non dire possessive– rispetto i propri accoliti[1]. Anche per questo, ricordatevi di menzionare il vostro Nume in ogni vostra celebrazione (salvo che il suo contenuto o altre divinità citate non le siano completamente invise). A scanso di equivoci, quindi, quello di cui parliamo qui non necessariamente coincide con quel che in alcune tradizioni è chiamata ‘dedicazione ad una divinità’, in altre parole una scelta a priori riguardo al dedicarsi ad un culto di una divinità piuttosto che di un’altra.

Fra la ‘dedicazione’ e la costruzione di un rapporto con il Nume tutelare la differenza fondamentale è che, mentre nel primo caso potrebbe essere sufficiente una vostra decisione mentre, per quanto riguarda quello che sto tentando di descrivere, la scelta avviene invece per reciproca intesa: ciò che sceglierete voi non è sufficiente.

Invero, se chi vi si accosta lo fa con serietà d’animo, molte di queste ‘dedicazioni’ si concludono con il legame al proprio Nume, però crediamo valga la pena chiarire quanto potente possa essere la differenza fra questa e quella e come possano essere confuse quando la questione sia affrontata con superficialità.

Potrà spaventare, ma si tratta di un rapporto che si manterrà a lungo, forse per tutta la vostra vita, piaccia o no. Anche per questo motivo, una volta che sia iniziato questo annusarsi[2], è importante creare un legame stabile con il proprio Nume fin da subito. Una volta che si sia certi, non abbiate tentennamenti ulteriori e iniziate immediatamente un più serrato percorso di avvicinamento. Ogni divinità e, anzi, ogni rapporto fra divinità e uomo/donna, germina secondo leggi proprie. In genere, esistono però alcune pratiche[3] che suggerisco.

Come si diceva, anche se probabilmente resterà per sempre il vostro Nume tutelare, al principio penso sia bene ‘fissare’ questo nuovo rapporto con un periodo in cui vi dedicherete quasi esclusivamente a questo scopo.

Vi propongo qui una pratica semplice, magari banale, ma per quel che mi riguarda ha dato buoni frutti.

Definite a priori una scadenza cui manterrete fede in ogni caso, calcolata in lunazioni per le divinità femminili o secondo il calendario solare per quelle maschili. Al riguardo, preferiate numeri dispari per le divinità femminili e pari per quelle maschili e, se vi è un numero gradito a quella particolare divinità, cercate di tenerlo in considerazione assieme al fatto che, di norma, un mese è troppo poco, quattordici sono troppi.

In quel periodo, individuate con quale cadenza celebrerete la divinità. Individuate, ricercate, inoltre, tutti i modi che ritenete possano esserle graditi e attenetevi a questo scrupolosamente. Componete invocazioni e poesie per la ‘vostra’ divinità; se ne avete le doti, scrivete canti; cercate di procurarvi un’immagine o una statua che la rappresenti e se possibile costruitele un piccolo altare presso il quale vi rivolgerete secondo i ritmi scelti, ornatelo con fiori e piante cui è legata la divinità, tracciate i sui simboli (se ne conoscete).

La frequenza di queste piccole ‘celebrazioni’, dovrebbe essere giornaliera ma, se per una qualunque ragione decideste differentemente, suggerirei di scegliere fra i giorni che più sono graditi alla divinità (ad es. i Lunedì o i passaggi delle fasi lunari per divinità come Diana, l’alba delle domeniche sarà invece indicata per alcune divinità solari etc.).

Deciso tutto questo, prestate un giuramento -se non alla divinità- rispetto a questi impegni e sappiate che, su questa Via, almeno per quel che poco che ho avuto modo di capire e toccare con mano, chi non mantiene i propri giuramenti è finito: in molti sono caduti ed hanno terminato il proprio cammino qui.

Badate che, anche pur con tutte le differenze del caso fra le diverse tradizioni, infrangere un giuramento magico verso gli Dèi comporta la fine –a mio avviso tragicamente irrimediabile– di qualunque percorso[5].

Considerate il senso di questa prova, perché tale è: sarete misurati.

Ostacoli saranno posti fra voi e il vostro giuramento… ragion per cui, rispettare questo impegno, sarà molto più difficile di quanto abbiate pensato al principio. Parafraso ora A.Crowley nel suo Liber Astarte vel Berylli… Vi saranno momenti in cui vi sembrerà tutto senza senso, le cerimonie e la vostra stessa divinità potrebbero diventarvi così odiose da nausearvi, la vita quotidiana sembrerà avere il sopravvento facendovi dire «oggi non riesco, recupererò domani», oppure ancora verranno alla vostra mente modi per non rispettare il patto pur senza infrangerlo alla lettera: non mentitevi! Siate saldi e persistete! Resistete!

Anche nella difficoltà cercate comunque di mantenere ‘apertura’ e un atteggiamento di ascolto rispetto ai messaggi che potrebbero esservi indirizzati. In questo periodo sarà pesata la vostra la vostra saldezza e, specie se siete naturalmente incostanti, come il sottoscritto ve ne ricorderete a lungo come di un momento difficilissimo del vostro percorso. Lo so per personale esperienza… ho fatto una fatica immane.

Invece, nel caso in cui non incontraste alcuna difficoltà, domandatevi se l’impegno che vi siete presi non sia stato eccessivamente misero rispetto allo scopo… a volte si mente a se stessi ancora prima d’iniziare. Se presterete fede al vostro impegno, coglierete frutti di cui, a parole, non posso né riesco ad anticipare nemmeno il profumo: saranno assai saporiti.


[1] Al riguardo, sia per esperienza personale che di altri compagni/e, potremmo raccontare decine di aneddoti. In particolare, sembra che il pantheon greco e quello romano siano fra i più ‘gelosi’ e mal tollerino intromissioni.

[2] Scuserete il termine che potrà sembrare irrispettoso ma è quanto di più vicino a ciò che in effetti accade

[3] Nella sua forma, la pratica che suggeriremo è assai simile a quanto contenuto nell’Astarte vel
Liber Berylli sub figura CLXXV
di A.Crowley (oggi facilmente reperibile online) ma non discende da questa nemmeno indirettamente; pur apprezzando larga parte di quanto contiene lo scritto in questione, crediamo che specie per chi è agli inizi presti il fianco a più rischi di quanti vantaggi prometta. Per questa ragione ci sentiamo di dare l’odioso suggerimento –infatti, non amiamo sconsigliare un testo a prescindere- di astenervi dalla sua lettura specie se già state affrontando l’avvicinamento con il vostro Nume Tutelare secondo le indicazioni che vi stiamo proponendo.

[4] L’importanza dei patti e dei giuramenti è tale che, in ambito latino, il tempio più antico a noi noto era dedicato a Iupiter Feretrius, garante dei giuramenti.