(di Luca Ariesignis Siliprandi)
Il recupero di un riconoscimento e auto-riconoscimento del femminile nel mondo magico e spirituale non è stata cosa né scontata né semplice. Vediamone assieme la storia partendo dalla Luna…
La Luna, astro eccelso che da sempre ha simboleggiato la ritmicità della generazione e rigenerazione, ha accompagnato le donne con potenti immagini archetipiche. Le fasi lunari, crescente-piena-decrescente-nuova, sono richiamo intuitivo al ciclo mestruale così come al percorso della gravidanza e del parto, di verginità, menarca e menopausa. Eppure, questa unica e potentissima espressione di tutto il potere procreativo, per millenni è stato piegata ad uno stereotipo che vuole il femminile come assolutamente ed irrimediabilmente passivo e, per cominciare, dovremo superare questo fraintendimento (spesso colpevole e voluto da modelli sociali millenari). Lo stereotipo che voleva assegnare al mondo femminile doti principalmente ricettive/passive, possiamo incontrarlo già nelle figure oracolari dell’antichità (le Sibille o gli Oracoli di Delfi) e solo in rarissimi casi, quasi sempre connotati negativamente, la donna poteva essere portatrice di azioni magiche e religiose (si pensi alla mitica Circe o alle “streghe” -nel senso antico del termine-). Lo stesso schema lo ritroviamo nella magia cerimoniale che, a partire dal rinascimento e fin poco oltre l’epoca Barocca, arrivava a suggerire ai maghi -ovviamente uomini- l’uso di giovani vergini che “sapientemente condotte”, si sarebbero potute rivelare incredibili “strumenti” (sì, tali erano considerate) per le pratiche divinatorie più varie. In pratica, alla donna veniva sì attribuita almeno una qualche “qualità speciale” ma, sempre e comunque, si trattava -in fondo- di doti inutili se non sotto la guida del maschile. Certo, si è sempre riconosciuto al femminile una grande capacità d’intuito ma, come ebbe a scrivere Elena Gianini Belotti:
“viene celebrata la superiorità dell’intuito femminile perché a chi domina fa molto comodo che i propri desideri siano capiti ancor prima di essere formulati, e soddisfatti da un essere condizionato a considerare i bisogni degli altri prima dei suoi e spesso contro i suoi”
(Dalla Parte delle Bambine, ed. Feltrinelli).
Tale logica, era la medesima che riteneva impossibile l’esistenza dell’orgasmo femminile o una qualche parte attiva della donna nella sessualità (se non per gratificare l’altro sesso)… figuriamoci quale parte potesse mai avere il femminile rispetto al rapporto con i misteri del Sacro! Così era anche per la generazione, impossibile senza il seme maschile e che, a partire da questa constatazione venne a ridurre la donna a mera matrice, quasi una sorta di “forno” o di organismo incubatore spiacevolmente necessario o, comunque, privo di ogni ruolo. Se il vivere un evento, però, fosse sinonimo di passività, resterebbe davvero ben poco a non esserlo, non trovate?

Per secoli e secoli, dunque, la società e le religioni riuscirono a capovolgere una realtà di assoluta evidenza: l’azione attiva e fondamentale che, invece, le donne hanno da sempre vissuto ed esercitato. Cosa vi è di più attivo della gravidanza e del parto? Eppure, un millenario catechismo è riuscito a farci dubitare di tale lapalissiana evidenza: quanto è strana questa presunta passività senza la quale nessuno di noi esisterebbe!
La ciclicità della Natura e la sua espressione nella natura umana, la pertinacia della materia e la possenza del legame fra noi e queste forze sono realtà tutt’altro che mera “passività e ricettività” e, ciò vale anche per la Luna e per il femminile a questo associata. Pur essendo vero che l’astro lunare riceve la propria luce dal sole, cosa vi è di più attivo che la sua potenza nell’innalzare ed abbassare oceani, nel segnare periodi di germinazione, accoppiamenti e parti? Ella è ciò che nell’induismo sarebbe definito come la Shakti: il potere primordiale della creazione, la forza creativa autorganizzante, autogenerante e auto-rinnovante dell’universo nel suo aspetto femminile, personificazione dell’energia primordiale e l’origine dell’evoluzione divina e cosmica, ma è anche origine e controllo di tutte le forze e di tutte le potenzialità della natura.
La nostra parte femminile (ed appartiene in modi più o meno pronunciati a ciascun individuo di qualsivoglia genere e sesso) così come la Luna, è intervento regolatore e mediatore, agente di trasformazione nonché di ritmica ciclicità e, sotto la sua sfera, si muove la materia e la corporeità così come noi la conosciamo. Per questa ragione, il binomio attivo/passivo, che è certamente esistente, non deve essere inteso come se si trattasse di una dicotomia, ovvero di due opposti, bensì è un processo collaborativo fra due poli sempre in relazione; in questo modo, ad esempio, anche il ricevere e l’ascoltare non si riducono a semplice ricettività e, anzi, presuppongono un’azione che ne decide l’esito più o meno fruttuoso.
Codesto concetto di processo generativo e collaborativo fra poli, dove il femminile non ha un ruolo meramente ricettivo lo ritroviamo nel concetto cabalistico di Shekinah; tale idea, presente anche nella Wicca in modo più o meno velato a seconda delle linee di tradizione, è assai simile a ciò che per comodità potremmo chiamare “La Grande Dèa”. Shekinah una parola ebraica che deriva dalla radice shakhan, ossia “abitare”. Questo “abitare” non è estraneo all’idea di certi rami della cabala secondo cui un frammento della Shekinah sia presente in ogni essere vivente, letteralmente la scintilla divina (della Dea) che dimora in tutti noi.
Incarnando il vecchio assioma magico di come in alto così in basso, l’immagine più conosciuta nella Cabala, il glifo dell’albero della vita, rappresenta sia l’universo che l’uomo (spero perdonerete la semplificazione) e, per molti autori, la Shekinah è descritta come l’albero della vita stesso, come in Proverbi 3: 17-18: “Le sue vie sono di piacevolezza, e le sue strade sono di pace. È un albero della vita per coloro che la afferrano e felice è chiunque la trattiene”. Uno dei miti della creazione cabalistica racconta come la Shekinah sia il cerchio di fuoco che circonda Dio e che attraverso la loro unione l’universo, le anime e gli angeli umani nascono. Non ci addenteremo nelle complesse relazioni dei simboli cabalistici, richiederebbero troppe pagine, ma quanto sopra basti a rimandarvi alle suggestioni delle “Nozze Sacre” di cui ho avuto modo di scrivere nello scorso numero di Athame dedicato a Beltane. Quanto detto fino ad ora, valga per comprendere come sia proprio il superamento dell’apparente contrapposizione fra proiettivo e ricettivo, fra solare e lunare, che ci restituisce l’idea di una Grande Dèa che è anche agente, impulso e parte dell’azione sacra di una cosmogonia continua, ciclica e senza fine.
Anche per questo, nel cosiddetto revival neopagano, con la riemersione più o meno filologicamente corretta degli antichi culti e, soprattutto, in forza del complesso percorso culturale che si è articolato in Europa negli ultimi 200 anni, il sacerdozio femminile è divenuto oggi realtà assodata e concreta in quasi tutte le tradizioni e correnti. In alcune di queste tradizioni, come la Wicca, la presenza sacerdotale femminile è anzi considerata primaria e fondamentale. Nella Wicca, ad esempio, è l’Alta Sacerdotessa a guidare la congrega e, anche se prima fra i pari rispetto all’Alto Sacerdote che la coadiuva- spettano a lei le decisioni finali e la tenuta magico-spirituale e religiosa della propria comunità di riferimento perché dovrebbe agire qui, fra l’altro, come la grande “regolatrice”.
Le Riemersione del femminile nell’esoterismo contemporaneo
Sono passati circa mille e seicento anni da quando il cristianesimo s’impose in modo pressoché definitivo sulle religioni preesistenti e, coerentemente alle linee più ortodosse di tale religione, il sacerdozio rimase sempre appannaggio del mondo maschile. Ad onore del vero, anche prima del cristianesimo, a meno di rifarsi ad antichità non tutte completamente certe, pochi culti prevedevano la presenza femminile come guida e, non di rado, il controllo della parte maschile fu sempre molto forte. Abbiamo alcune figure sacerdotali femminili fra i Sumeri e gli Accadi ma poco o nulla in ambito Greco o Romano (fatte salve le Vestali, comunque rigidamente inquadrate). Nei primi secoli dell’era volgare, vi fu ancora qualche eccezione di spicco come Maria Prophetissima, nota anche come o Maria la Giudea, alchimista stimatissima (curiosità: la cottura a bagno maria, la dobbiamo a lei) o Ipazia di Alessandria, nota filosofa e astronoma che però, invero, poco aveva a che fare gli ambiti religiosi o magici. Insomma, per centinaia e centinaia di anni non si può che rilevare questa incredibile voragine e assenza.

Nell’esoterismo contemporaneo, invece, la figura femminile ha gradualmente ripreso ad avere un ruolo riconosciuto (in certi casi come centrale), rispettato e stimato; il processo attraverso cui questo è stato possibile, affonda le proprie radici principalmente nell’800. Sicuramente, l’avvio del cambiamento lo diede Madame Blavatsky, figura carismatica nota per aver fondato e diffuso la Teosofia; a partire da lei, però si aprirà una complessa costellazione di “donne incredibili” che cambiarono per sempre le carte in tavola.
Nel ventennio di chiusura dell’Ottocento, si concentrerà a Parigi quello che potremmo definire un circolo intellettuale dedicato al “fervore femminile” che si costruì attorno alle cosiddette “Tre Marie”: Maria de Maraitegui, Maria de Neglowska e, soprattutto, Maria Adelaide Déraismes che lasceremo per ultima –ma non di certo in base alla sua importanza-.
Iniziamo con Maria de Maraitegui, nobile anglo-spagnola, nel 1882 fondò la “Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente”, società che per anni operò come filiale parigina della Società Teosofica della Blavatsky. Devota al culto mistico di Maria Stuarda, istituì inoltre il “Cerchio della Stella” basato sulla -sua- profezia dell’imminente arrivo dello Spirito Santo. Uno Spirito Santo però, questa volta, tutto al femminile. Il suo lascito è oggi pressoché nullo, eppure all’epoca ebbe molto rilievo e per certi versi influenzò la Neglowska di cui parleremo immediatamente. Maria de Neglowska, affascinata dalla magia fin da giovanissima (quando, pare, tentò di entrare in una setta Khlisty a cui apparteneva già l’arcinoto Grigorij Rasputin ed i cui membri praticavano regolarmente la magia sessuale), fu una delle maggiori esperte russe (come la più nota Blavatsky) di occultismo e pratiche rituali di magia sessuale. Fu scrittrice, giornalista e una donna portata alla sperimentazione in tutti i sensi. Nel 1920, la troviamo in Italia, a Roma, dove frequenta il salotto di Julius Evola e gli ambienti occultistici che diedero poi vita al Gruppo Ur; trasferitasi ad Alessandria d’Egitto, entra nella Società Teosofica. Nel 1929 si sposta nuovamente, raggiungendo la Francia che, all’epoca, era intellettualmente quanto di più stimolante si potesse incontrare nel panorama europeo. È lì che, dopo aver incontrato il testo “Magia Sexualis” di Paschal Beverly Randolph ed averlo tradotto in francese, costituirà la società nota come “Confrérie de la Flèche d’or” (Fratellanza della Freccia d’oro) che animò -è davvero il caso di dire- le notti parigine fra il 1932 al 1935. Sulla “magia rossa” con connotazioni sessuali aveva già scritto numerosi testi Ida Craddock che in questo fu antesignana, ma fu la Neglowska che portò l’argomento all’attenzione del dibattito esoterico. Nota anche come «Sacerdotessa di Lucifero» fu promotrice, e praticante, di una sorta di femminismo magico-sessuale che poneva al centro dell’io spirituale una sessualità disinibita attuata tramite pratiche di magia sessuale e forme di luciferismo gnostico nell’intento dell’affermazione di una Divino Femminile. Anche in questo caso, pur avendo un grosso impatto sulla cultura dell’epoca, i suoi lasciti non superarono indenni la prova del tempo (cosa che, invece, non avvenne per l’ultima Maria di questa rassegna, M.A.Deraismes, che vedremo fra poco).

Tuttavia, anche se oggi è quasi sconosciuta ai più, la Neglowska (qui in foto con un serpente) fu espressione di quello che P.Faxneld (noto studioso di Storia delle Religioni) ha definito come “femminismo satanista”, di particolare interesse per il suo effetto dirompente a livello culturale. Lo citiamo:
“[…] La nozione di donna come complice del Diavolo è prominente in tutta la storia cristiana ed è stata usata per legittimare la subordinazione di mogli e figlie […] Nel diciannovesimo secolo, le donne ribelli eseguirono contro-letture di questa tradizione misogina […] In queste rivisitazioni, Satana diviene un alleato nella lotta contro un patriarcato tirannico sostenuto da Dio Padre e dai suoi sacerdoti maschi“
(P.Faxneld – Satanic Feminism: Lucifer as the Liberator of Woman in Nineteenth-Century Culture).
In buona sostanza, l’emancipazione femminile per riuscire nella propria impresa doveva passare anche attraverso la decostruzione di miti e simboli che, di fatto, ponevano la donna in uno stato di subalternità che andava oltre agli aspetti civili; in questo senso, non è possibile ignorare opere come The Woman’s Bible che, Elizabeth Cady Stanton, scrisse insieme ad un intero comitato femminile a partire dal 1895, cercando di rielaborare le basi della tradizione cristiana in favore di una lettura che estirpasse gli assiomi della subordinazione della donna all’uomo. Il ritorno del Sacro Femminino, infatti, non poteva che passare anche attraverso un nuovo approccio a tutto quell’apparato simbolico fino all’ora considerato immutabile appannaggio maschile.
Su posizioni meno radicali ma di ben maggiore efficacia sul medio e lungo periodo, eccoci dunque a Marie Adélaïde Deraismes, l’ultima delle tre “Marie” già citate. Meglio nota come Maria Deraismes, scrittrice e giornalista francese, sostenitrice della parità dei diritti civili, fondò assieme ad altre 16 donne (e l’importante contributo di Georges Martin) l’Ordine massonico misto e internazionale Le Droit Humain -di rito scozzese- che per primo, appunto, permise l’accesso all’iniziazione anche del mondo femminile. Poi, il 5 settembre 1895, Marie Bonnevial apre a Lione la seconda Loggia dell’Obbedienza Mista e, da lì a poco, Massonerie miste furono poi istituite rapidamente anche in altri paesi. È, questa, una tappa fondamentale, perché sancisce un primo effettivo riconoscimento del mondo esoterico tradizionalmente costituito. Assieme alla Deraismes, in quest’opera vi furono personaggi del calibro di Annie Besant notissimo nome del movimento teosofico, attivista, saggista, esoterista, ebbe una enorme influenza anche in Italia dove, nei primi del ‘900, nelle librerie, assieme a centinaia di copie dei suoi libri erano vendute perfino cartoline con tanto di suo primo piano. Si ebbero anche vere e proprie eroine come Alexandra David-Néel, scrittrice, fotografa, antropologa ed esploratrice, e prima donna occidentale a giungere a Lhasa (nel ’24), all’epoca città vietata agli stranieri. In sintesi, nonostante le resistenze degli ambienti più tradizionalisti e reazionari, l’altra metà del cielo aveva finalmente messo il piede in quegli ambienti dell’occultismo normalmente preclusi; non solo, ma lo fece anche con grande competenza influenzando in modo innegabile il milieu esoterico dell’epoca, specie a cavallo del secolo XX, da poco iniziato. Abbiamo così figure quali l’astrologa Alice Ann Bailey, esoterista, e teosofa che tanto influenzò quel che più tardi divenne il movimento New Age nonché quell’incredibile personaggio che fu Dion Fortune.
Luna, femminile e neo-paganesimo

Dion Fortune, pseudonimo di Violet Mary Firth (qui in foto), psicologa, saggista, scrittrice ed esoterista, entrò a far parte dell’ordine esoterico-magico della Golden Dawn (forse il più noto ordine -a cavallo fra ‘800 e ‘900- e con una produzione ancora oggi studiata con venerazione dagli addetti ai lavori) da cui usci a seguito del suo scioglimento fu forse la prima scrittrice -donna- di magia cerimoniale ed esoterismo; fondò “The Fraternity of the Inner Light” (la “Fratellanza della Luce Interiore), ordine ancora attivo, vivo e vegeto anche nella nostra penisola. La Fortune, ebbe anche una notevole influenza nel tracciare parte dell’immaginario letterario rispetto a figure femminili magiche con 5 suoi romanzi che, tutt’oggi, sono letti con grande interesse in ambito neo-pagano, stregonesco e non solo: “I segreti di Taverner, dottore dell’occulto”, “Il demone amante”, “Il dio dal piede caprino”, “La sacerdotessa del mare” e “La magia della luna”, tutti tradotti ed editi in Italia dalla casa editrice Venexia. Questi romanzi, forse ancora più della sua produzione saggistica, contribuirono enormemente a rendere credibile, spiegare e raccontare la possibilità di donne coinvolte in modo diretto in percorsi magici, iniziatici e religiosi ed anzi, per di più, connotandole di peculiari doti e caratteristiche. Tutto ciò trova un ambiente fertilissimo anche in altri settori culturali perché, non dimentichiamolo, una ipotesi che riscuoteva all’ora un certo successo in ambito archeologico e di storia delle religioni era la cosiddetta tesi Murray, vale a dire ciò che avanzò l’archeologa Margaret Murray (1863-1963) che, riprendendo gli studi tesi di Jules Michelet (1798-1864), considerava il fenomeno storico della stregoneria come sopravvivenza più o meno consapevole di antichi culti pagani; tale tesi è stata ampliamente confutata da studi successivi, ma anche questo contribuì ad un complessivo recupero dell’immagine femminile in rapporto alla magia e alla religiosità. Dopo queste donne che furono per così dire antesignane e germinali, nella seconda metà del ‘900 raccolsero il testimone con decisione tutti i nomi ancora oggi nel neopaganesimo, da Doreen Valiente in poi. Insomma, da queste conquiste al definire la donna in questo modo «Di debole intelligenza, ciarliere, vendicative, invidiose, colleriche, volubili, smemorate, mentitrici, dai desideri insaziabili, le donne – già per il loro corpo – sono preferite per la prostituzione diabolica» (dal Malleus Maleficarum di Sprenger & Kramer), erano passati circa 500 anni e quasi tutta la strada percorsa in termini di cambiamento di mentalità si potrebbe invece concentrare in un secolo, secolo e mezzo, davvero: fu una rivoluzione. Quanto tracciato fin qui, infatti, è la fotografia di un intenso lavoro di emancipazione, compiuto con incredibile forza, su interi complessi archetipali: i cui risultati furono travolgenti e di incredibile arricchimento.
Ed ora, provate a ridire che lunare e femminile sono solo ricettività e passività: vi viene da ridere, giusto?