Chiacchiere fra streghe: uno strumento di protezione per la casa

Lo so, è tanto che sono assente, mille impegni e mille progetti da inseguire. Sogni da realizzare ed obiettivi da perseguire con determinazione, tenacia e costanza; se già da un paio d’anni mi sembrava che la mia vita andasse più veloce, quest’anno gli Dei hanno letteralmente schiacciato l’acceleratore a tavoletta! Ed io, nella mia incoscienza, mi lascio trasportare da questa corrente folle e piena di vita alla facciazza dei miei anni e del mio corpo che reclama il suo diritto ad un vivere più lento ed adeguato ai suoi anni.

Ad ogni modo, venendo al dunque, ieri sera, dopo il brindisi agli Antenati che stanno tornando, complice il Mundus che è Patet (ovvero aperto), si discuteva di preparare casa in modo che fosse accogliente per i nostri cari che per Calenda (la notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre) torneranno a trovarci e a gioire e farci gioire dell’amore che proviamo gli uni per gli altri.

Vero che ieri era uno dei tre giorni annui in cui il Mundus veniva aperto (e la prossima data è l’otto novembre), ma con gli anni e l’affinarsi della mia sensibilità, ho notato che questo periodo si dilata sempre più e non dura mai pochi giorni a cavallo fra ottobre e novembre.

Ieri sera ho notato i primi segnali: luci e lampi nella stanza, rumori che non appartengono alla casa in cui vivo, la gatta che modifica il miagolio o che fissa apparentemente il vuoto… Questi segni non mi mettono timore ma anzi, il cuore si riempie di gioia perché in qualche modo, sento la mia Famiglia ancora più vicina e pare quasi di tornare indietro nel tempo quando ci sedevamo tutti attorno al tavolo a bere vino e ridere spensierati.

Tornano a casa… Non nella casa fisica… Casa  è dove ci sono le persone che ami e loro mi hanno sempre trovata nonostante i vari traslochi. Casa è il rifugio, il nostro porto sicuro, la tana. Fra le sue mura ci si sente sicuri, quasi invincibili; così, la discussione si è spostata sulla purificazione degli ambienti e la protezione delle mura.

Quanto è importante per tutti noi sentirsi al sicuro e protetti, a proprio agio, fra le mura domestiche? Sicuramente diventerà un argomento che tratterò nelle prossime date del Salotto della Strega (seguite gli aggiornamenti su Fb),  ma intanto perché non approfittarne e scrivere un piccolo articolo per il blog?

“Tu come proteggi la tua casa?” mi hanno chiesto. Beh, non è che mi limito ad un’unica azione. Sarebbe come cercare lavoro ed inviare il curriculum ad un’unica azienda…

Il lavoro magico a protezione di una casa è un lavoro che non ha mai fine ed è ciclico.

Ogni stagione ha un lavoro significativo da fare: L’inverno con la Candelora ed il lavaggio rituale dei pavimenti, la primavera con la fumigazione e la pulizia ed arieggiatura a fondo delle stanze, L’estate con la raccolta dell’Iperico e la preparazione dei mazzetti di protezione da appendere sull’uscio, l’Autunno con i mazzi di erbe che ormai seccati al sole estivo, vengono messi al riparo da umido e polvere e conservati in casa. Ritualità che mi appartengono da decenni e che si aggiungono ai piccoli “ritocchi” quotidiani: la candela bianca che arde la sera, l’incenso che purifica l’ambiente… Poi mi viene in mente “lei”, tendo a dimenticarmela perché è uno di quei lavori magici che si fanno saltuariamente… oltretutto è su un mobile in alto, lontano da mani curiosi ed occhi indiscreti: la Bottiglia.

In realtà si chiama “Bottiglia della Strega” ed ha una storia lunga di secoli (pare che ne abbiano trovata una del 17° secolo). Il contenuto di queste bottiglie, molto usate in Gran Bretagna ed America, variava a secondo dello scopo, se dovevano proteggere la casa ed i suoi abitanti oppure maledire qualcuno.

Io le ho sempre usate per protezione. Per tradizione uso bottiglie di vetro scuro ed all’interno metto tutto ciò che può “ferire” chi cerca di nuocere me o la mia casa. Chiodi, pezzi di vetro, spilli, pezzi di specchio, spine di arbusti e tutto quello che può offendere chi attacca. Sale grosso e piccoli cristalli tipo tormalina nera o ossidiana, le corrispondenze classiche insomma….

E per finire, per “marcare” la mia bottiglia aggiungo un liquido mio. Tradizionalmente si usa l’urina ma anche una goccia di sangue presa con un pungidito per i diabetici o una piccola ciocca di capelli.

Mentre la riempo continuo a visualizzare lo scopo per cui la sto preparando: una cascata di luce bianca che scende ed avvolge la mia piccola casetta.

Quando ho terminato la sigillo con un tappo di sughero e copro il tutto con ceralacca rossa. Et voilà!

L’ultima mia bottiglia l’ho preparata circa un anno fa. In realtà non hanno una scadenza ma a me piace rifarla ogni tot anni…