Esiste ancora il Mos Maiorum?

Mos, al plurale Mores, ovvero i costumi degli antichi, degli antenati.

Con il Mundus Cereris nuovamente chiuso e con essa, chiusa la “Via” per il ritorno a casa dei nostri defunti o Antenati, una riflessione su ciò che Loro ci hanno insegnato, lasciato è doverosa.

Soprattutto mi interrogo, visto che recentemente sono stata intervistata sui Valori del Tempio di Callaighe e più nello specifico, sui Valori del F.d.R..

In una società come quella odierna, esasperata ed incattivita da due anni di pandemia, mi interrogo proprio sui Valori e su quanto sia attuale o meno il Mos Maiorum, ovvero le credenze, le cerimonie che univano il glorioso popolo romano.

Quanto vale ancora, specie nel mondo in cui stiamo vivendo?

Se mi guardo attorno, non posso che, tristemente, prendere atto che il Mos Maiorum è scomparso, disciolto come la neve a primavera.

Eppure…

Eppure qualcuno ancora ci crede e lo porta avanti, a dispetto di tutti.

Qualcuno lo conserva nel cuore, talmente radicato nel DNA, da applicarlo costantemente, in modo automatico, senza neppure pensarci.

Se guardo le mie Sorelle e Fratelli di Congrega posso dire, senza ombra di dubbio, che il Mos Maiorum viene applicato costantemente.

Le sue virtù sono le stesse in cui crediamo e, servendo gli Dèi, portiamo nel mondo, sperando di renderlo un posto un filino migliore.

Ma quali sono queste virtù?

Il Mos Maiorum era composto da cinque Virtù, indispensabili per essere considerati buoni romani. I Mores erano in pratica gli usi e costumi delle tribù che formarono Roma. Modelli di comportamento che vennero raccolti dai sacerdoti e, almeno agli inizi, tramandati oralmente.

FIDES

Era la lealtà, la fedeltà (anche alla parola data), l’onestà. Il sapere che ci si poteva fidare della parola data, senza bisogno di testimoni o contratti scritti. Esattamente come si faceva, sino a qualche decennio fa, sull’Appennino Parmense, fra i commercianti di cavalli: ci si guardava negli occhi, si pattuiva il prezzo ed il “contratto” era firmato con la stretta di mano. Aveva, almeno per la comunità di cavallari, lo stesso valore di un atto notarile e costava pure meno!

PIETAS

Ovvero il rispetto, la devozione e la protezione. Verso gli Dèi in primis ma anche verso la comunità, la famiglia, la Patria.

E’ la Cura, l’attenzione che doniamo agli altri.

E’ l’amore con cui si preparano i rituali, la gioia nell’eseguirli.

E’ l’amore verso noi stessi che ci sprona ad essere migliori attraverso la continua ricerca e studio.

MAJESTAS

La majestas indicava la dignità dello stato in quanto rappresentante del popolo. Quindi la figura che rappresentava lo stato fosse majestas e quindi “nasce” il reato di laesa majestatis, ovvero un crimine contro lo stato, il suo rappresentante oppure le opere pubbliche. Reato talmente grave da venir punito severamente (alla faccia dei mille piccoli vandali che oggi deturpano tranquillamente).

Majestas ha quindi il significato di orgoglio, fierezza e senso di appartenenza.

E’ l’orgoglio di essere pagani, di onorare gli Dèi.

E’ il considerare la Natura e ciò che ci circonda come Sacro e come tale va trattato con cura e amore.

VIRTUS

Deriva da Vir ovvero uomo ed erano praticamente tutte le qualità che costituivano l’uomo ideale. Oggi lo chiameremmo Etica personale e sono quei principi e quella morale che fanno sì che possiamo guardarci senza timore allo specchio, al mattino.

E’ il camminare a testa alta, consapevole di aver vissuto la giornata nel modo migliore possibile.

E’ l’entusiasmo con cui ci mettiamo al servizio degli Dèi e quindi della comunità, dedicando tempo all’insegnamento o la disponibilità verso gli altri anche per un semplice confronto.

E’ Virtus, la qualità dell’uomo grande, la sua capacità di sopportare i periodi avversi e la fermezza e la costanza in tutto ciò che fa. Il sapere che la discesa nell’Ombra è ciclica ma, così come scendiamo, sappiamo risalire più forti di prima.

GRAVITAS

Le regole di condotta: il rispetto per la tradizione, la dignità, l’integrità morale, un buon self-control.

L’imperturbabilità, la serietà, il comportamento consono al luogo ed al ruolo che si ricopre.

E nuovamente mi domando dov’è finito il Mos Majorum nel mondo profano che mi circonda. Guardo le persone e mi rendo conto che non ne conoscono neppure l’esistenza.

Oggi primeggia chi “gioca sporco”, chi antepone se stesso a tutto il resto. Il furbo, colui che trova il modo di aggirare le leggi.

Desolante.



Categorie:Pensieri in libertà, Riflessioni

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