Perché è necessario AGIRE SEMPRE contro la guerra (anche magicamente)

Per quanto possa sembrare scontato opporsi anche solo all’idea di guerra, scegliere di agire contro questa non lo è o, perlomeno, se solo ci si riflette un poco, si scopre che l’argomento è molto complesso ed ha a che fare con tematiche difficili quali, ad esempio, l’esistenza e/o la necessità del conflitto e/o della sofferenza. In effetti, se ci pensate, esistono divinità che se ne occupano direttamente e senza mezzi termini come -per dire- Marte; se Marte è anche guerra, allora è dunque “cattivo”? è il “male”? Allo stesso modo, se larga parte del nostro percorso è impegnato a riconoscere ed integrare i nostri lati di ombra, perché dovremmo opporci ad una forza come la guerra che, per quanto orribile, esiste ed è quasi come “necessaria”? Il leone mangia la gazzella e non è per questo “cattivo”. Dunque, perché agire ed essere contrari alla guerra? Vedete? La questione non è così semplice come potrebbe sembrare all’inizio.

In effetti, in larga parte dei politeismi antichi, il concetto di “male” non è mai qualcosa di definitivo, perché gli stessi Dèi nel loro agire secondo le proprie peculiarità non sono necessariamente benevoli, né giusti, né onnipotenti. Essi esprimono, come noi, valori parziali, che sono soggetti a scontrarsi gli uni con gli altri come l’amore e la guerra, la vita e la morte… in un mondo dove tutto è necessario e in un certo senso oltre il bene e il male, semplicemente: accade, è uno stato dell’Essere; ma attenzione, questo non significa accettare supinamente ogni accadimento del mondo.

La moda del “accetta il male perché fa parte della vita” che ancora spesso spopola in alcuni ambienti new-age, discende da questo e dal non considerare, però, due elementi importanti: il primo è che noi siamo agenti e parte di questo cosmo in cui non risultiamo semplici spettatori passivi (anzi! altrimenti, come potrebbe esistere l’idea stessa di magia?), il secondo, è che per quanto sia necessario riconoscere l’esistenza dei lati d’ombra dell’esistenza, questi devono essere integrati e superati.

Infatti, agire contro la guerra non significa necessariamente essere pacifisti ad oltranza, Doreen Valiente, nel suo “An ABC of Witchcraft Past & Present” (1973), scriveva:

“Le streghe non credono che la vera moralità consista nell’osservare una lista di “tu non…”. Il loro sistema morale può essere riassunto in una frase, “Fai ciò che vuoi, finché non nuoce a nessuno”. Questo non significa, comunque, che le streghe siano pacifiste. Ritengono che permettere a ciò che è ingiusto di prosperare senza freni non sia “non nuocere a nessuno” e che, al contrario, nuoccia a tutti”.

Siamo agenti e parte di questo cosmo in cui non risultiamo semplici spettatori passivi

Le nostre azioni non sono mai neutre e questo ha a che fare con il nostro libero arbitrio, Il problema della libertà è fondamentale nell’etica perché se un’azione non è libera, chi la compie non è responsabile di ciò che fa e, in assenza di responsabilità non si danno azioni morali, ma solo esecuzioni di ordini o adeguamento ad uno stato di necessità (faccio così perché non posso fare altrimenti).
Allora il concetto di responsabilità discende immediatamente dal concetto di volontà. Essere moralmente responsabili significa, infatti, scegliere volontariamente di fare una certa cosa e, di conseguenza, farla consapevolmente, cioè avendo ben chiare le motivazioni e le conseguenze delle proprie azioni. Allo stesso modo, ci sono due punti importantissimi che sono impliciti nel “Fai ciò che vuoi”: il fatto che l’individuo sia in grado di scegliere e che sappia quale sia la sua reale volontà (e, quindi, conosca il suo vero Io).
Forse non è un caso che sull’ingresso del Tempio di Delfi si dice vi fosse la scritta γνῶθι σαυτόν, conosci te stesso o, anche, “Diventa ciò che sei” che sceglie di essere in base a quella che è la conoscenza di sé e delle proprie capacità.
In questo senso, il conoscersi implica anche una scelta esistenziale: si sceglie se stessi come una persona in grado di distinguere fra bene e male, ma scegliendo se stessi come una persona che sa distinguere fra bene e male, si sceglie se stessi anche e soprattutto come una persona che sceglie il bene. Questo è il ritratto della persona eticamente virtuosa. Sempre Doreen, nella sua versione poetica del Rede scriveva: “A che pro gli strumenti senza Luce Interiore? A che pro la magia senza una saggia visione?”.

Quando parliamo di ‘scelta’, non intendiamo qualcosa di metafisico di ‘capitale’. Più spesso, anzi, capita che ci si ricordi di aver preso una decisione, una volta, senza saperla collocare più nello spazio e nel tempo. E, tuttavia, che si sia o meno in grado di ricordare una particolare esperienza di deliberazione e decisione, nessuno che abbia mai compiuto una scelta esistenziale dubiterebbe del fatto che sia davvero una scelta, ovvero che una volta nel tempo è esistita la possibilità che non divenissimo ciò che realmente siamo e che solo la nostra risoluzione ha escluso questa possibilità.

Ciò che è giusto, è una invocazione di esistenza

Ovvero, rispetto a ciò che è giusto, vero e bello: non importa che sia mai esistito, esista o esiterà, ma chiede a noi come individui di realizzarlo qui ed ora, ci chiede cioè di ricevere attuazione e consistenza attraverso le nostre azioni ed il nostro essere. Così è, ad esempio, per l’amore, così è per la vita, per la gioia, così è per la PACE.

Contrariamente all’ambito Egizio, Ebraico e Cristiano, le religioni politeiste del bacino del Mediterraneo (Greca, Latina etc.), avevano per lo più una morale di tipo proattivo (ossia del “Devi fare”) e, questa, è una differenza tutt’altro che sottile perché sposta l’idea di etica dalla ‘logica del divieto’ alla logica dell’azione, ovvero, sei morale quando agisci piuttosto che quando semplicemente ti astieni dal farlo… “mia è l’estasi dello spirito, e mia altresì è la gioia sulla terra; perché la mia legge è amore verso tutti i viventi. Mantenete puro il vostro più alto ideale; tendete sempre verso esso; che nulla vi fermi o vi faccia deviare” (Dall’incarico della Dea).

Dunque, AZIONE e, perché no, anche magica…

Anche per questo la Congrega F.d.R. aderirà all’iniziativa proposta da Gavin Bone per un rituale corale contro la guerra, questo sabato 26 febbraio, alle ore 20.00…

Non importa come deciderete di operare, ma agite anche voi (di seguito suggeriamo un articolo con qualche consiglio per strutturare un semplice incantesimo).



Categorie:Attualità, Pensieri in libertà, Riflessioni

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