Addomesticare, bandire, blandire, controllare

(di Luca Ariesignis Siliprandi)

Addomesticate ‘sto c…. scusate! Sarà che una delle divinità che sento più vicina è fondamentalmente una bestia selvatica, assassina, stupratrice (sì, se proprio vogliamo ridurla ai minimi e più ferini termini, è così, vi piaccia o meno), ma in questi giorni, complice anche il nuovo sole, alcuni passaggi della cronaca nazionale mi fanno imbestialire (per l’appunto).

Riporto a voi due esempi, assolutamente differenti e distanti per portata e senso che mi hanno fatto molto riflettere (ed hanno lo scopo di incipit per un discorso più ampio, non fermatevi alle prime righe), non indugiate sulle specifiche peculiarità di questi casi che riporto, sono solo uno spunto, ok? Ecco:

Caso 1: Cinque esemplari di cani lupo cecoslovacco hanno ucciso la madre della loro ‘proprietaria’. Non conosciamo le dinamiche, ad ogni modo, uno stimato giornalista -fino a quell’articolo- su un quotidiano come il Corriere della Sera, pontifica sul fatto che quella razza -creazione umana, dice lui, come se i carlini invece fossero spuntati dal bosco- dovremmo estinguerla. Se non la controlli: la elimini. Facile no?

Caso 2: Sempre il Corriere della Sera ci da una news rispetto al fatto che il figlicida di Padova, in cronaca per l’assassinio della figlia di 15 anni e del figlio di 13, si proponesse come “guru olistico”, di quelli che tutto è luce. Personalmente, la cosa mi stupisce come il fatto che la neve si sciolga al sole, ossia per nulla.

Ecco, chi non ha compreso che tentare di sopprimere e di rimuovere parti che non ci piacciono del nostro essere “selvatici” porta a situazioni terribili, dovrebbe impegnarsi un poco di più.

Il problema non è il nostro fondo “selvatico”, il problema sono gli addestratori che lo incattiviscono

Gli “Addestratori” cinofili di vecchia scuola (il termine già mi fa borbottare lo stomaco) raccontavano la favola dell’elemento alfa, quello beta, tu devi essere il padrone/a, il primo del branco etc.
Collari a strozzo, legnate di nascosto e via discorrendo. Da il vomito. Si studino qualche libro del Prof. Marchesini, si aggiornino. La cinofilia, però, non è senz’altro l’argomento di questo articolo.
Il punto è che noi, rispetto a noi stessi, ci comportiamo allo stesso modo. Vogliamo addomesticarci a suon di bastonate auto inflitte, a forza di aforismi carucci su quanto il mondo sia bello e puccioso. Piantatela santi numi!
Forse vi aspettate ch’io ora proponga “integrazione”, “alchimia rigenerativa”, “accoglimento in sé stessi dell’ombra”: NO.
Di “Ombra” ne abbiamo parlato anche in QUESTO ARTICOLO, ma quello che propongo qui è smettere di voler mettere un collare ad ogni cosa, anche a parti di voi stesse/i. Ovvio, sia chiaro, non sto dicendo di lasciare a casa ogni qualsivoglia forma di autocontrollo, sbranare vecchiette, uccidere figli! Al contrario! Questo accade nei meccanismi di rimozione, questo accade quando si gira la testa, quando si vuole ignorare una parte importante che, prima o poi, troverà la sua strada per manifestarsi. Quindi, mi dico, possiamo concentrarci maggiormente sul conoscerci, sul percepirci senza fermarci al velocissimo e preventivo “Controlla tutto”? Riusciamo?
Non sto dicendo nulla di nuovo e anzi, alla base della moderna psicologia, abbiamo appunto un Freud che mosse i primi passi di scoperta dell’inconscio rispetto -guarda caso- alle nevrosi che, semplificando molto, emergono da contenuti inconsci repressi. Siamo ancora qui?

Sì, evidentemente ci siamo ancora. Hanno tutti un bel dire del lavoro con le proprie ombre, ma è solo un modo come un altro per etichettare, per glissare sulla realtà del nostro interiore ‘selvatico’. Mettiamo a questo “selvatico” il collare a strozzo, gli diamo due belle bastonate e questo ci segue con gli occhi chini, così raccontiamo in giro di aver risolto, di aver lavorato con l’ombra etc. etc.

Bandire e Blandire: rischiano di essere il collare a strozzo o la ricompensa a fine esercizio

E se fosse, mettiamo il caso, che si può fare a meno del collare a strozzo e delle bastonate? E se fosse che, forse, per portare luce dobbiamo anche -banalmente- tenerci questo indomito istinto “selvatico” e guardarlo, e di tanto in tanto coccolarlo? E se fosse, ripeto, e se fosse?

Uhhhhh, mamma mia, se così fosse ci saremmo liberati dai mille mila guru dell’ascesi, della volontà e del logos schiacciante un integrità della persona e della sua anima. Sì, sarebbe davvero una rivoluzione.
Per noi iniziati (Wicca e non) dovrebbe essere la scoperta dell’acqua calda, ma non è sempre così, ammettiamolo.

Anche se rispetto alla magia cerimoniale larga parte della Wicca e quasi l’intero paganesimo utilizza toni più soft rispetto ai “bandi”, è innegabile quel senso, quel profumo di “io controllo”. Cosa vorreste controllare esattamente? Forse gli elementi che vi costituiscono così come costituiscono l’intero universo quali pilastri che erano presenti alla sua creazione e lo saranno dopo che vi avranno mangiato i vermi?
Un pentagramma tracciato in aria nelle chiamate ai quarti ha certo il suo senso, valore ed efficacia, questo è chiaro…ma leviamoci tutti assieme quella verve da “addomesticatori”, è patetica e fa ridere il cosmo intero.

Chi ha un cammino e pratiche magiche avanzate alle spalle, comprenderà che non mi sto scagliando contro questi modi rituali in sé e per sé, piuttosto, sto invitando ad una riflessione, auto-analisi spietata e puntuale sul come spesso lo si faccia e lo si usi. Vogliamo nemici o vogliamo alleati? Perché alla fine, se fin qui mi state seguendo, si tratta di scegliere esattamente su questo punto.

Questi Enti ed Elementi, hanno una loro propria dignità oltre alle formule rispettose e paracule o no? Quando siamo in un luogo nuovo, una offerta al Genius Loci (per chi la fa) è un modo per blandire o rapportarsi con ‘Questo’ ritenendolo portatore di istanze, idee, progetti, sensibilità e quindi degno di rispetto “reale”?
Parimenti, quando nel cerchio ci si rivolge ai quarti, il “pro forma” che pure si mantiene per ortoprassi, non sarebbe arricchito se in questo ci fosse collaborazione e reciproco riconoscimento? Lo so, molte tradizioni e molti Iniziati -indipendentemente da queste- saranno concordi con me e lo fanno da anni; tuttavia, stante che qui scrivo in generale e fuori da qualsiasi cerchio, consapevole del rischio di un discorso così semplificato, penso sia importante che soprattutto chi è agli inizi lo faccia in un modo a mio avviso “bello”, “pulito”, senza addomesticazione, senza bandi o frasette per blandire, quelle per “facciamoceli amici”: senza collari a strozzo o contentini .

Un rapporto equo e profondo non può che rifiutare l’ottica del controllo

L’idea di “controllo” che fa da sottofondo alla nostra società, è così pervasiva che quasi non ce ne rendiamo conto. Hai un bel da fare ad abbracciare alberi se li pensi come tuoi, come necessariamente dialoganti con te perché sai “ho fatto lo sforzo” o come possibili travi per la tua mansarda. Si deve uscire dall’ottica del controllo.

L’ottica del controllo avvelena anche i più alti ideali: sono ambientalista, controllo l’ambiente; sono vegetariano, controllo l’alimentazione. Capite? E’ certo che si possa essere ambientalisti e vegetariani senza nulla aver a che fare con l’idea di controllo, ma è talmente connaturata alla nostra cultura che quasi non ce ne si rende conto. Controlliamo tutto, o così vorremmo.

Invece, se posso, vorrei proporre la cosa che mi è più vicina come consapevolezza costruita in questi anni: noi, ordinariamente, non controlliamo nulla di nulla. Non il battito del nostro cuore, non il nostro respiro, nulla di nulla. Voi, noi, siamo generalmente posseduti e vissuti dalla nostra stessa vita, è lei che ha il controllo. Ci avete mai pensato?
D’innanzi a questa enorme scoperta, tante possono essere le reazioni… la mia, imparando più dal cavalcare che dai cani (di cui non sono esperto) è:
lasciate lente le redini e parlate con il cavallo comprendendo che non è un ingegnere, né un filosofo, né un maestro. E’ un cavallo, con tutti gli istinti e le intelligenze del caso.

La similitudine fa acqua da tante parti, ma spero capirete ciò che voglio dire utilizzandola: noi, in fondo, cavalchiamo ogni giorno il nostro “selvatico”, ma l’unico modo vero affinché non vi siano sbandate o esplosioni incontrollate è saperlo, mettersi ben saldi in sella, fidarsi del proprio destriero e, se è il caso, galoppare. Cavalcare, qui, non è da intendersi come controllo, solo riuscire a seguire i movimenti del cavallo e non ritrovarsi a ruzzolare per terra. Non so se sono riuscito a spiegarmi…

Chiunque ne abbia avuto esperienza diretta sa di cosa sto parlando, si tratta di una alleanza… perché un cavallo può mettervi a terra in qualsiasi momento e non importa la sella, le redini corte o il morso cattivo con cui pensate di controllarlo. Lui sarà sempre lui, non lo “integrerete”, non lo “alchimizzerete”. Fatevene una ragione e, soprattutto, traetene un insegnamento; se il cavallo potesse essere immagine del “selvatico” (e non lo è), questo è quello che potrebbe insegnarci.


Volete conoscere cosa sia davvero il “selvatico”? Non avete necessità di cani o di cavalli che, piaccia o meno, entro certi limiti sono stati “addomesticati”, rivolgetevi piuttosto alla vostra interiorità più profonda e vi parlerà.
Non varrà un collare, un guinzaglio, una sella, redini o quant’altro, a meno che non sia vostro alleato…











Categorie:Everyday Life, Pensieri in libertà, Riflessioni

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